Lo sapevate che l’Italia investe in Ricerca & Sviluppo sul nucleare più della media di tutti i Paesi del G7? Più di Germania, Stati Uniti e Canada. Se non ci credete, guardate il grafico pubblicato in questa pagina. Eppure, le nostre quattro centrali sono chiuse da 32 anni, il decomissioning degli impianti ai primi passi. Ed allora come si spiega? Per capirci qualcosa bisogna buttare l’occhio nei progetti di ricerca dell’Enea. Il più grande ente pubblico di ricerca è stato storicamente un supporter dei progetti sul nucleare francese. Realistici come il villaggio celtico di Asterix e Obelix   

Foto sotto il titolo: Il reattore a fusione nucleare del progetto Diverter Tokamak Test avviato da Enea in collaborazione con Eni e Consorzio Create, vale 600 milioni di euro


AMMUTOLIITI CALENDA E SALVINI: Italia al top in R&S per il nucleare. Ci fosse lo zampino anche della “fusione”? E facciamola finita con questa pippa che per colpa degli ambientalisti non solo si è chiuso il nucleare, ma non si fa più neanche ricerca! Basterebbe aggiornarsi e si resterebbe stupiti a sapere che l’Italia investe in R&S per il nucleare più della media dei G7, i “magnifici sette”, e, da non credere, più di Germania, Stati Uniti e Canada!

Con le centrali chiuse dall’agosto 1990 (Delibera Cipe) — quattro impianti scamuffi — e con un decommissioning dell’esistente ai primi passi, dopo un ritardo ultraventennale, perché minchia spendiamo tutti questi soldi in R&S, pardon R&D, direbbe Montalbano? Anche Calenda è rimasto colpito, mentre Renzi passava la mano e Salvini si trovava ancora indietro di una posta nel suo rosario “famiglie e imprese”. 

Lasciamo volentieri l’approfondimento della ricerca agli “orfani del nucleare”. Per instradarli, perché le loro menti sono ancora appesantite dal lutto, avanziamo l’illazione che con quel “nucleare” non si guardi per il sottile e si mettano insieme “fissione” e “fusione”. Allora, se c’è di mezzo la fusione, qualche spesuccia è in atto. Sorbole, quindi siamo proiettati nel futuro! Certo, un futuro “Enea Style”. Perché? Il più grande ente pubblico di ricerca, Enea, è stato storicamente un supporter di progetti Asterix e Obelix. Realistici come quel villaggio celtico. A partire dagli anni ’70 Enea si impegnò col PEC (Prova Elementi Combustibile) per sperimentare materiale nucleare in supporto alla filiera di reattori superveloci francesi. Un colossale fallimento in Gallia, qui da noi solo alcune migliaia di miliardi di vecchie lire buttate via. Ancora, a cavallo del millennio, il progetto CORA (Condizionamento dei Rifiuti liquidi Acquosi) doveva fornire una ciliegina, tutta italiana, sulla torta del progetto francese di ritrattamento dei rifiuti nucleari (Saluggia). Niente ciliegina, e, come Vasco, “stanno ancora lì”. Ma il top è stato raggiunto col DTT (Divertor Tokamak Test), Progetto Enea che dovrebbe essere di supporto al “pentolone” di Cadarache (Francia), ITER, il reattore a fusione, che, se va bene, darà il suo primo kWh nel 2050! [leggi qui].

Centinaia di milioni, pubblici, coinvolti di fronte al fatto che ITER il suo DTT ce l’ha già dal 2016, si chiama WES! Ma tutto va bene, perché anche questo caso rientra nell’assenza di trasferimento di tecnologie all’industria italiana, che sarebbe, invece, una delle priorità di Enea. E poi, vuoi mettere i petti gonfi di orgoglio per “le magnifiche sorti e progressive” dei capi della Regione Lazio quando si sono assicurati questa “sola”! © RIPRODUZIONE RISERVATA

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