Il curling italiano, in massima parte concentrato nell’area di Cortina d’Ampezzo, conta 333 tesserati, divisi in 28 società, e deve confrontarsi con nazioni in cui i praticanti sono più di un milione, vedi il Canada, dove alle partite di vertice assistono regolarmente migliaia di persone. In questa ottica, l’oro di Pechino vale come un europeo di calcio vinto dal Liechtenstein. Rispetto ad altri sport cosiddetti “minori”, il curling sembra avere qualche buona carta da giocare: è fortemente “telegenico”, sa regalare il pathos con la lentezza del gesto (il “sasso” che avanza verso l’obiettivo) ed esalta il tifo di bandiera


L’analisi di MARCO FILACCHIONE

L’oro azzurro vinto a Pechino da Stefania Constantini e Amos Mosaner nel doppio misto; il curling italiano, in massima parte concentrato nell’area di Cortina d’Ampezzo, conta 333 tesserati, divisi in 28 società

UN ORO INDIMENTICABILE, storico, incredibile, e chi più ne ha più ne metta. Al curling italiano sono bastati pochi giorni per riscattare anni di dileggio tendente all’indifferenza, nonché di definizioni divertite e ironiche, tipo lancio di teiere, scopone su ghiaccio, hobby da dopolavoristi o da pensionati. Resettiamo tutto: la cavalcata vincente di Stefania Constantini e Amos Mosaner nel doppio misto alle Olimpiadi invernali di Pechino ha restituito a questo sport la dignità che merita, se non altro per le radici antichissime, risalenti alla Scozia del basso Medio Evo, quando i nobili si sfidavano a lanciare pietre sui laghi ghiacciati. 

«È una delle più grandi imprese dello sport italiano!», ha urlato nel microfono in diretta il commentatore di Eurosport, rapito da incontrollato entusiasmo. Per certi versi potrebbe essere addirittura vero: il curling italiano, in massima parte concentrato nell’area di Cortina d’Ampezzo, conta 333 tesserati, divisi in 28 società, e deve confrontarsi con nazioni in cui i praticanti sono più di un milione, vedi il Canada, dove alle partite di vertice assistono regolarmente migliaia di persone. In questa ottica, l’oro di Pechino vale come un europeo di calcio vinto dal Liechtenstein. 

Stefania Constantini e Amos Mosaner in pista nella gara del doppio misto a Pechino 2022

Ciò detto, qualche soddisfazione questo minuscolo movimento se l’era già presa. Nei campionati europei disputati a Varese nel 1979, la squadra maschile festeggiò una medaglia di bronzo; tre anni dopo, in Scozia, le donne fecero ancora meglio, arrivando seconde. Il pubblico italiano, però, prese piena coscienza dell’esistenza del curling nel 2006, quando Torino ospitò le Olimpiadi invernali. Fra lazzi e battute per gli “scopini” che aprivano la strada a quegli strani “bollitori”, la gente comunque rimase davanti al video. E si emozionò per il primo successo olimpico della nazionale italiana: un 9-8 thrilling al termine di un lunghissimo confronto con la Germania, una cosa che poteva ricordare alla lontana il 4-3 dell’Azteca. Addirittura, nella fase eliminatoria, gli azzurri misero sotto (7-6) i maestri canadesi, destinati peraltro a vincere il solito oro.

Spenta l’eco dei Giochi Olimpici di casa, il curling italiano ritornò però rapidamente nella nicchia, da cui è uscito solo oggi, sulle tracce del sorriso di Stefania e dell’aria da gigante buono di Amos. Magari torneremo a parlarne tra quattro anni, alle prossime Olimpiadi, anche se, rispetto ad altri sport cosiddetti “minori”, il curling sembra avere qualche buona carta da giocare: è fortemente “telegenico”, sa regalare il pathos con la lentezza del gesto (il “sasso” che avanza verso l’obiettivo) ed esalta il tifo di bandiera. Elementi che potrebbero allargare in prospettiva l’attuale base dei praticanti. Nel frattempo, anche in Italia, il gioco delle “teiere” e delle “scope” sembra avere finalmente ottenuto la patente di sport vero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.

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