Gli intenti generali del Superbonus erano virtuosi, così come le ricadute: un freno al consumo di suolo, la crescita di una cultura del risparmio energetico e della sicurezza sismica

Lo sbaglio di origine è stata la percentuale di incentivazione, quel 110 %, che ha deresponsabilizzato i privati. Poi la confusione e l’incertezza di uno Stato borbonico, produttore di coacervi normativi, che cambia continuamente gli scenari a seconda di chi in quel momento muove il timone del comando, che non sa colpire chi sbaglia ma è vessatorio verso chi opera nel giusto. Sarebbe giunta l’ora di individuare modalità strutturali, non temporanee, di programmare una riconversione sostenibile delle città, stimolando i cittadini, le piccole imprese, le realtà di base a farsi protagonisti dei processi di trasformazione, una rivoluzione sostenibile che parta dal basso


L’analisi di PAOLO SCARPA

LA VICENDA, ORMAI grottesca, del Superbonus in edilizia sembra la cartina al tornasole delle infinite contraddizioni del nostro sistema di governance. Voluto dai Cinquestelle ai tempi del Conte-uno, il Superbonus è stato concepito con una triplice funzione: accelerare la conversione ecologica degli edifici, soprattutto di quelli più vecchi e energivori, dare ossigeno all’edilizia, settore che dal 2008 versa in condizioni di stasi, indurre una emersione massiccia del “nero” soprattutto per le imprese di dimensioni piccole e medie. Gli intenti generali del Superbonus erano virtuosi, così come le ricadute, un freno al consumo di suolo, la crescita di una cultura del risparmio energetico e della sicurezza sismica. 

Isolamento termico, riconversione degli impianti di riscaldamento e raffrescamento, fotovoltaico, comportano una riduzione drastica dell’inquinamento nelle città: polveri sottili, ossido di carbonio e Co2 sono prodotti sino al 60% proprio dagli impianti degli edifici privati

Nessun piano energetico nazionale serio può infatti prescindere dall’obiettivo prioritario di consumare meno energia. Non basta implementare la produzione di energia verde, magari forzando su tecnologie discutibili, vedi l’idrogeno, o il cosiddetto nucleare “sicuro”, né convincono escamotage come lo stoccaggio della Co2. Occorre soprattutto, da subito, limitare lo spreco di energia nei settori principali, che toccano la vita delle persone, in primis la mobilità e il settore abitativo, che per gli edifici si traduce in isolamento termico, riconversione degli impianti di riscaldamento e raffrescamento, fotovoltaico, misure che comportano anche una riduzione drastica dell’inquinamento nelle città, in cui polveri sottili, ossido di carbonio e Co2 sono prodotti sino al 60% proprio dagli impianti degli edifici privati. 

Le incentivazioni hanno trainato l’edilizia, che ha visto quasi un 20% di crescita nell’ultimo anno, contribuendo più di ogni altro settore all’aumento del Pil nazionale. Come sempre, tuttavia, il diavolo si nasconde nei dettagli: il Superbonus si è rivelato per molti aspetti un pasticcio, derivato dalle sue modalità di attuazione, raffazzonate, iperburocratizzate, sempre più complesse, affette da un bizantinismo che rasenta il ridicolo, in cui lo Stato stesso non è stato in grado di dare vita a un sistema attendibile di controllo. Lo sbaglio di origine è stata la percentuale di incentivazione, quel 110 %, che ha deresponsabilizzato i privati. A cui sono seguiti altri sbagli, troppe norme, troppo complicate, troppi paletti, tempi stretti, poi prorogati, poi modificati, di nuovo prorogati, annunci a pioggia e smentite.

L’Agenzia delle Entrate ha individuato dichiarazioni false e conseguenti cessioni di crediti fiscali inesistenti per milioni di euro; è sacrosanto controllare e punire chi truffa, non devono pagare le imprese che rispettano le regole

In questo pantano, in cui anche lo Stato ha smarrito la bussola, era ovvio che mafie e truffatori trovassero il modo per approfittarsene. E così è avvenuto: l’Agenzia delle Entrate ha comunicato di avere individuato dichiarazioni false e conseguenti cessioni di crediti fiscali inesistenti per milioni di euro. Draghi si è infuriato, ha perfettamente ragione, e cerca ora di porre ulteriori paletti per rendere più trasparenti i processi di certificazione e cessione del credito, ma rischia a sua volta di fare danno, perché, se è sacrosanto controllare e punire chi truffa, a pagare non devono essere le imprese che operano nel rispetto delle regole.

La confusione e l’incertezza che dominano questo quadro sono la cifra di uno Stato borbonico, ossessionato produttore di coacervi normativi, che cambia continuamente gli scenari a seconda di chi in quel momento muove il timone del comando, che non sa colpire chi sbaglia ma è vessatorio verso chi opera nel giusto. Sarebbe giunta l’ora, e questo è compito di chi governa la cosiddetta transizione ecologica, che si individuino modalità strutturali, non temporanee, di programmare una riconversione sostenibile delle città, stimolando i cittadini, le piccole imprese, le realtà di base a farsi protagonisti dei processi di trasformazione, una rivoluzione sostenibile che parta dal basso, condizione necessaria perché possa essere efficace. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ingegnere, laureato all’Università di Genova nel 1983, vive e lavora a Parma. Si dedica all’analisi della città e del governo del territorio, ha diretto sino al 2017 l’associazione culturale “Il Borgo”, con cui ha coordinato vari studi in collaborazione con l’Università di Parma e ha dato vita nel 2014 a una scuola di politica per giovani, tutt’ora attiva. È stato editorialista della rivista “il Nuovo di Parma” dal 2010 al 2013, ha pubblicato articoli di urbanistica su “il manifesto” e “il Giornale dell’Architettura”. Pubblicazioni (curatore, autore): Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile, pubblicazioni il Borgo, anno 2011; Una gestione sostenibile dei rifiuti (autori vari, curatore ed autore), pubblicazioni Il Borgo 2013; Viaggio in Italia (curatore G. Bevilacqua, autore capitolo su Parma), 2017, Edizioni Il Manifesto; Laboratorio Emilia (studi per l’Area vasta), anno 2016 pubblicazioni il Borgo; Ripensare la Giustizia, via per il bene comune (co-autore) Edizioni Comunione e Diritto anno 2016

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