Esordio Europei 2021. Per gli Azzurri torna l’atmosfera gioiosa delle “notti magiche”

Stadio Olimpico, 11 giugno. Italia-Turchia 3-0 all’esordio degli Europei 2021 [credit Mike Hewitt/Getty Images]

L’esordio con la Turchia ha ribadito la qualità del lavoro di Mancini, con una squadra e un ambiente ridotti in macerie dopo i mondiali 2018: porte spalancate a chi sa giocare al calcio, favorito da una inattesa fioritura di talenti. Al proprio fianco, Vialli, Salsano e Lombardo, a ricomporre in azzurro l’anima della Samp più bella, allegra e vincente della storia. La Uefa ha portato Euro 2020 in undici città. Londinese l’epilogo a Wembley. Per l’Inghilterra, si apre la possibilità di lavare un’onta storica: gli ex maestri non hanno mai vinto gli Europei. L’Italia è ferma al successo del 1968. Anche allora il calcio azzurro veniva dalla disfatta coreana, e anche allora una generazione di talenti lo riportò ai vertici


 L’analisi di MARCO FILACCHIONE

Inno di esordio degli Europei 2021 allo Stadio Olimpico

L’ESIBIZIONE VIRTUALE di Bono Vox, The Edge e Martin Garrix veniva da un altro pianeta, rispetto al rock nostrano di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Eppure, per chi c’era oltre tre decenni fa, l’inaugurazione di Euro 2020 all’Olimpico ha riproposto atmosfere e suggestioni delle antiche “notti magiche” di Italia 90. Si tratta, beninteso, di ricordi idealizzati e depurati dagli aspetti deteriori che accompagnarono quei mondiali: speculazioni, sprechi, opere inutili, annunci di tangentopoli. Parliamo piuttosto di calcio e di entusiasmo popolare, comune al pubblico serrato di allora e a quello distanziato di oggi. E della Nazionale azzurra, che in quella occasione come in questa esprimeva freschezza, talento e bel gioco.  

Il cammino sarà ovviamente complicato, anche perché in linea di principio ci sono nazionali più esperte e attrezzate, ma l’esordio con la Turchia ha ribadito la qualità del lavoro di Mancini, che ha preso una squadra e un ambiente ridotti in macerie dopo la mancata qualificazione ai mondiali 2018, imponendo una linea netta e coraggiosa: porte spalancate a chi sa giocare al calcio, a prescindere da età, gerarchie e meriti pregressi. Favorito anche da una inattesa fioritura di talenti, il ct ha formato un complesso che oggi si muove con l’armonia e l’amalgama delle migliori squadre di club. Il resto lo fanno fattori più reconditi, ma decisivi, tipo la composizione dello staff: al proprio fianco, Mancini ha voluto Vialli, Salsano e Lombardo, a ricomporre in azzurro l’anima della Samp più bella, allegra e vincente della storia. L’ambiente ne ha beneficiato: «A tutti noi – ha detto di recente Barella – hanno dato il tempo di crescere e la possibilità di sbagliare. Ci siamo sempre sentiti circondati di fiducia».

Il francese Kylian Mbappé fra i principali fuoriclasse degli Europei itineranti

Come nelle migliori tradizioni azzurre, possiamo mettere in campo un gruppo di alto livello tecnico e tattico. Quanto ai fuoriclasse, dobbiamo però guardare altrove: le stelle annunciate di questi campionati europei sono soprattutto il francese Mbappé e il belga De Bruyne. Occhio anche ai vari Lukaku, Pogba, Kane. Discorso a parte per Cristiano Ronaldo, attorno al quale le correnti mediatiche hanno lentamente cambiato verso. Cinque anni fa, gli diedero ogni merito per la vittoria europea del Portogallo: in finale uscì per infortunio dopo soli 25 minuti, ma il suo “atteggiamento da leader” ai bordi del campo fu ritenuto più decisivo dei 120 minuti tiratissimi giocati dai suoi compagni. Oggi, a fronte dei suoi 36 anni, c’è chi ne ritiene troppo ingombrante la figura e spropositati i guadagni, tanto che la stessa Juve sarebbe in difficoltà nel conciliare il suo ingaggio da 31 milioni netti a stagione con una efficace campagna di rafforzamento. 

Dal punto di vista organizzativo, la Uefa ha rinunciato alla sede unica, portando Euro 2020 (per motivi in buona parte commerciali il marchio è rimasto lo stesso anche dopo il rinvio di un anno) in undici città: oltre a Roma ci sono Londra, Copenaghen, Monaco di Baviera, Amsterdam, Bucarest, San Pietroburgo, Glasgow, Siviglia, Budapest e Baku. Interamente londinese l’epilogo: sia le due semifinali che la finale saranno giocate a Wembley, tra il 6 e l’11 luglio.

Gigi Riva, “Rombo di Tuono”, segna l’1-0 contro la Jugoslavia nella finale degli Europei del 1968

Per l’Inghilterra, si apre quindi la possibilità di lavare un’onta storica: gli ex maestri non hanno mai vinto gli Europei e non sono neanche arrivati mai a giocare una finale. Il loro migliore risultato è tuttora la semifinale del 1996, edizione disputata per l’appunto in casa. La sera del 26 giugno i Bianchi giocarono le loro chance contro la Germania, davanti ai quasi 80 mila spettatori del vecchio tempio di Wembley. La sfida approdò ai rigori, nessuno sbagliò e si andò a oltranza. Il primo e unico errore fu proprio di Gareth Southgate, che 31 anni dopo, da commissario tecnico, riceve dal destino una inimmaginabile occasione di riscatto. 

Quanto all’Italia, siamo fermi ancora al successo del 1968, che regala analogie con il presente. Anche allora il calcio azzurro veniva da un disastro mondiale, la disfatta coreana, e anche allora una generazione di talenti lo riportò ai vertici. Dopo la prima finale, pareggiata con la Jugoslavia, Valcareggi prese da parte il ventiquattrenne Riva, assente nelle partite precedenti per una pubalgia che lo assillava da mesi. «Te la senti?». «Provo». Dopo 12 minuti il futuro “Rombo di Tuono” aveva già firmato l’1-0, prima che il ventenne Anastasi, al debutto assoluto in nazionale, sigillasse la vittoria. L’Olimpico nella notte brillò di migliaia di torce, per il primo grande trionfo azzurro dai mondiali del 1938. Un lungo ponte fra il “credere, obbedire, combattere” e l’anno della “fantasia al potere”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.