Quando visitai, più volte, l’Oasi di Ninfa la dirigeva Lauro Marchetti, E potei constatare che la parte pianificata del Giardino era affidata a sette giovani laureati in Agraria ognuno dei quali aveva un settimo del mirabile giardino da curare. Anche le visite erano controllate perché il calpestio rovinava il prato se era troppo intenso


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

Qui in alto e sotto il titolo, due scorci del Giardino di Ninfa in provincia di Latina gestito dalla Fondazione Caetani

LA SPLENDIDA OASI di Ninfa in provincia di Latina era una proprietà dei Caetani che ne hanno fatto una Fondazione di verde prezioso e antico. Affidata per decenni ad un direttore di origini romagnole, per la precisione imolesi. I Caetani infatti avevano chiesto al conte ravennate Pasolini dall’Onda fratello maggiore di Desideria (per anni valorosa presidente di Italia Nostra), e questi gli consigliò i coniugi Marchetti Dall’Osso di Imola, lui sindacalista abituato a trattare coi lavoranti della terra perché ne difendeva i diritti. Il figlio Lauro fu come adottato dai Caetani. Ornitologo, esperto di specie arboree, ebbi modo di conoscerlo bene quando negli anni ’90 visitai più volte Ninfa da solo o con Antonio Cederna. Il Giardino, di svariati ettari, era diviso in due parti. Una dedicata alle piante autoctone, per lo più rose, l’altra alle piante esotiche: vi prosperavano ben 32 diverse specie di magnolie che davano spettacolo al tempo della fioritura potendo fruire come gli aranci selvatici di una fonte d’acqua sorgiva.

Ninfa era stata teatro nel Medio Evo di una battaglia così cruenta da venire per secoli abbandonata ai rovi e in quella parte soprattutto erano cresciute le rose. Il resto del Giardino era stato pianificato con piante esotiche da Howard Hughes marito di Marguerite Caetani.

Il Principe Leone Caetani, deputato radicale XXIII legislatura del Regno d’Italia

I Caetani erano stati attivi in politica prima e dopo l’Unità e nel momento in cui Roma era divenuta Capitale. Il primo governatore dopo la breccia di Porta Pia fu Michelangelo Caetani il quale suo malgrado dovette far sgomberare la scalinata che porta al Campidoglio dai derelitti braccianti che precariamente vi dormivano in attesa della chiamata all’alba per andare a lavorare nell’Agro romano col rischio di prendersi la malaria peggiore, la “perniciosa”. Altri Caetani furono ambasciatori col fascismo al contrario del cugino Leone che deputato radicale ma sopratutto grande studioso orientalista, accademico dei Lincei, preferì lasciare polemicamente l’Italia divenuta fascista con la seconda moglie. La prima si era legata al grande pittore futurista Boccioni spingendolo ostinata a cavalcare con lei sull’argine di pietra dell’Adige a Verona, dove l’artista, inesperto, cadde battendo la testa e morendo poco dopo. In Canada Leone Caetani fece in pratica il boscaiolo vivendo molto parcamente. Fino alla morte avvenuta nell’anteguerra.

Quando visitai, più volte, l’Oasi di Ninfa la dirigeva Lauro Marchetti, E potei constatare che la parte pianificata del Giardino era affidata a sette giovani laureati in Agraria ognuno dei quali aveva un settimo del mirabile giardino da curare. Anche le visite erano controllate perché, come mi mostrò Marchetti, il calpestio rovinava in modo palese il prato se era troppo intenso. Con queste accurate precauzioni e con presidenze di alto livello della Fondazione Caetani, con sede a Roma nei grandi Palazzi fra loro collegati di Via Caetani con fronte su via Botteghe Oscure, il patrimonio di Ninfa è giunto sino al 2022 intatto, un esempio per tutta Italia delle più pregiata politica di conservazione. Un esempio per tutti, come ha scritto egregiamente sul nostro giornale Cesare Protettì il 19 ottobre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.