Riposa in pace Gino. Le cose che hai fatto «sono più grandi del vuoto che oggi ci lasci»

Omaggio a Gino Strada della street artist Laika su un muro di Roma la notte del 15 agosto 2021

Da un quarto di secolo Strada era diventato “veneziano”. Era arrivato qui con la moglie Teresa Sarti negli anni Novanta, in una casa in affitto agli Ormesini. Il «rifiuto di tutte le guerre» e la sua filosofia molto concreta avevano trovato in laguna seguaci convinti. In primo luogo Cacciari, che lo affiancava nelle manifestazioni per raccogliere fondi per gli ospedali. E poi medici e  volontari, l’ex sindacalista e assessora Mara Rumiz, diventata volontaria e responsabile organizzativa dei nuovi ospedali in Sudan. Il velista Alberto Sonino, che girava il mondo con i colori di Emergency sulla barca


L’articolo di ALBERTO VITUCCI, da Venezia

«GINO È UNA FIGURA UNIVERSALE. La sua missione è stata qualcosa di grande. Non si può leggerla solo in chiave politica o civile. È una perdita grande per la nostra civiltà». Così Massimo Cacciari, suo amico di tante battaglie, ricorda Gino Strada, il fondatore di Emergency morto qualche giorno fa. Un uomo straordinario, che ha realizzato progetti che sembravano impossibili. Gli ospedali nelle zone di guerra per curare gli ultimi, in Iraq, in Afghanistan, in Sudan. Un filantropo, nel senso più alto del termine. Non colui che predica il bene ma che lo realizza e lo pratica, senza tornaconto. Un vuoto grande che sarà difficile colmare.

Gino Strada e Teresa Sarti “veneziani” da un quarto di secolo; in laguna la seconda capitale di Emergency

Gino era da un quarto di secolo diventato “veneziano”. Era arrivato qui con la moglie Teresa Sarti negli anni Novanta, in una casa in affitto agli Ormesini, sestiere di Cannaregio. Venezia era diventata la “seconda capitale” dell’organizzazione umanitaria. Il luogo fertile da dove partivano iniziative e raccolte fondi. La nuova sede operativa aperta nell’edificio degli ex cantieri navali alla Giudecca, i concerti con le star in piazza San Marco per la raccolta fondi, le cene di solidarietà dei sostenitori, in testa Dino Toffoletti gestore della trattoria nell’ex centro universitario dei Do Farai, interista come lui, con ospite d’onore fisso il presidente dell’Inter Massimo Moratti. Le regate e la vela all’isola della Certosa, la Barcolana con l’equipaggio di Emergency. E tanto altro. 

Il «rifiuto di tutte le guerre» e la sua filosofia molto concreta avevano trovato in laguna seguaci convinti. In primo luogo proprio Cacciari, che lo affiancava nelle manifestazioni per raccogliere fondi per gli ospedali. E poi medici e  volontari, l’ex sindacalista e assessora Mara Rumiz, diventata volontaria e responsabile organizzativa dei nuovi ospedali in Sudan. Il velista Alberto Sonino, che girava il mondo con i colori di Emergency sulla barca. 

Gino Strada in un ospedale in zona di guerra assiste un ragazzo che ha perso la gamba su una mina antiuomo

Lo sguardo profondo e la lucidità del pensiero, atteggiamenti bruschi che a volte parevano nasconderne la grande umanità. Ma una grande concretezza e una volontà di ferro. Gino era un “punto di forza”. Sentivi la sua attrazione quando parlava e ti raccontava di quella volta in Afghanistan… Del suo ospedale messo lì in condizioni di rischio estremo. Punto di riferimento per tutti coloro che avevano bisogno di cure. «Nei nostri ospedali accogliamo tutti», diceva. I civili e i bambini finiti sulle mine e tornati a camminare. I cardiopatici che lui chirurgo riusciva a guarire contando su una squadra efficiente di volontari e medici.

Gino aveva due punti fermi nella sua opera. Il primo, le guerre che sono «sempre sbagliate». Tutte. Il secondo, il diritto alla sanità gratuita e di qualità. È morto per un attacco di cuore, lui che di cuore ne aveva tanto e il cuore degli altri guariva, alla vigilia della riconquista talebana di Kabul. La dimostrazione del fallimento della politica di occupazione americana. Miliardi di dollari spesi, migliaia di civili morti e di feriti. «Gli unici che ci hanno guadagnato sono i fabbricanti di armi», ripeteva.

Gino Strada e Alberto Vitucci a Rialto nel 2008 in una delle tante raccolte di fondi per Emergency

Il suo carisma e la sua volontà gli avevano permesso di “arruolare” nel suo progetto umanitario grandi nomi e star dello spettacolo come David Gilmour, Joan Baez, Peter Gabriel, Vinicio Capossela. E Renzo Piano, che aveva accettato di progettare il nuovo ospedale in Africa. «Lo voglio scandalosamente bello», diceva Gino. «Bello sì, perché i nostri ospedali devono essere anche belli». Puliti, all’avanguardia, autosufficienti dal punto di vista energetico con i pannelli solari, gratuiti. E molto efficienti. In 25 anni Emergency ha curato milioni di persone, ridato la speranza a chi non ne aveva più. Non solo in Sudan, in Iraq, in Afghanistan. Qualche anno fa si era inventato gli ambulatori mobili. Bus parcheggiati a Marghera per curare i migranti che arrivavano in Italia, sprovvisti di assistenza sanitaria. 

Gino non c’è più. Morto “giovane”, a 73 anni. Consumato dalla fatica e dal lavoro durissimo per salvare le vite degli altri. Fermato prima di aver concluso tutti i progetti che aveva ancora nella testa. Oggi il coro è unanime nel cantarne la figura. Solo fino a qualche anno fa c’era chi gli aveva dichiarato “guerra” per aver definito gli americani “terroristi” e per aver ammesso di aver curato i talebani. «Quando vengono a farsi curare sono persone».

Riposa in pace Gino Strada. Le cose che hai fatto, come ha detto Gianfranco Bettin, «sono più grandi del vuoto che oggi ci lasci». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Racconta da trent’anni per la "Nuova Venezia" le vicende del Mose, vincendo il Premio giornalistico Saint Vincent nel 1999 e, nel 2012, il Premio Bassani per le opere «in difesa del patrimonio storico, artistico, naturale e paesaggistico del Paese». Esperto di temi veneziani, ambiente e laguna. Scrive per "L’Espresso" e i giornali del Gruppo Gedi ("La Stampa" e "Venerdì di Repubblica"). Collabora con radio e tv italiane ed estere (Bbc, Rai, Sky, Euronews e La7)