La storia dei “No vax” e dei “No green pass” viene da lontano. Il primo di loro era un papa

Leone XII Della Genga appena eletto cancella tutte le leggi riformiste del predecessore Pio VII, tra cui quella napoleonica (mantenuta da Pio VII che di Napoleone era stato prigioniero), sull’obbligo di vaccinazione contro il vaiolo. Il papa fabrinese fa mettere i “cancelletti” alle osterie, «luoghi di peccatori, bestemmiatori e sovversivi», vietando per di più gli assembramenti: davanti ai cancelletti potevano sostare all’aperto non più di tre avventori e per il solo tempo necessario a tracannare alla svelta una “fojetta”. In sintesi green-pass e distanziamento. In quel caso per evitare un contagio a suo avviso ben più grave del vaiolo: la sovversione; un male che derivava dal parlar male del papa e dei cardinali


L’articolo di PINO COSCETTA

Leone XII cancello, tra le altre, le leggi napoleoniche sulla vaccinazione obbligatoria

NO VAX, NO GREEN PASS, No tax, No Tav, No Tap e chi più “No” ha, più ne metta. Dire “No” a priori e contro ogni logica è facile e spiazzante. Se ne era accorto già nel 1823 il primo “No vax” della storia, Annibale della Genga, salito al soglio pontificio col nome di Leone XII. Il papa fabrianese, appena eletto silura il moderato segretario di Stato cardinal Consalvi sostituendolo con il reazionario Giulio Cesare Della Somaglia e, a livello legislativo, cancella tutte le leggi riformiste del predecessore Pio VII; tra le molte abolite figura anche quella napoleonica (mantenuta da Pio VII che di Napoleone era stato prigioniero), sull’obbligo di vaccinazione contro il vaiolo. 

Attenzione però, cari “No vax”, non abolì la vaccinazione, ma l’obbligo; giustificando il suo provvedimento con motivazioni etiche del tipo «il vaccino mischia le linfe delle bestie con quelle dei cristiani». Benedetto Croce nella sua Storia d’Europa ricorda così quell’iniqua legge: «Leone XII fu il papa che similmente abolì codici e tribunali istituiti dai francesi e volle tornare agli ordini del vecchio tempo, e rinchiuse daccapo i giudei nei ghetti e li astrinse ad assistere a pratiche di una religione che non era la loro, e perfino proibì l’innesto del vaiuolo che mischiava le linfe delle bestie con quelle degli uomini: vani sforzi che poi cedettero dal più al meno alle necessità dei tempi». 

A sostenere “l’iniqua legge” ci pensarono i parroci con discutibili sermoni di bassa lega che invitavano i fedeli romani a rispettare la legge leonina sostenendo che il vaccino non poteva sostituirsi alle leggi divine. Come dire, se il buon Dio ti ha mandato il vaiolo è segno che te lo sei meritato, evidentemente hai peccato e quello è il castigo divino al quale non puoi sottrarti con mezzucci terreni come il vaccino. 

Roma, Portico d’Ottavia in un dipinto di Rudolf von Alt (1812-1905)

Per non smentirsi, poi, papa Della Genga fa mettere i “cancelletti” alle osterie, «luoghi di peccatori, bestemmiatori e sovversivi», vietando per di più gli assembramenti: davanti ai cancelletti potevano sostare all’aperto non più di tre avventori e per il solo tempo necessario a tracannare alla svelta una “fojetta”. In sintesi green-pass e distanziamento. In quel caso per evitare un contagio a suo avviso ben più grave del vaiolo: la sovversione; un male che derivava dal parlar male del papa, dei cardinali e delle istituzioni.

Nulla di nuovo sotto il cielo. Oggi a parlare sono i numeri. Dopo le varie ondate di Covid 19 e delle sue varianti, il “conta-vaccini” in tempo reale del Sole 24 Ore, alle 11,33 del 16 agosto si ferma a 38.212.447 prime dosi inoculate, 35.557.969 persone vaccinate con la seconda dose e precisa: «Il 60,0% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. L’8,6% è in attesa di seconda dose. Complessivamente — contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose — è almeno parzialmente protetto il 68,6% della popolazione italiana. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 76,2% mentre il 66,6% è completamente vaccinato». Sempre i numeri ci dicono che il 98% dei ricoverati in terapia intensiva sono pazienti non vaccinati e che la maggioranza dei ricoverati in reparti Covid sono giovani dai 12 ai 35 anni. Seguono quelli della fascia dai 35 ai 60 anni, anche loro non vaccinati. 

La celeberrima statua parlante in Piazza di Pasquino a Roma

Tra i più noti “No vax” colpiti dal Covid 19 variante inglese, figura il Cardinale “No vax” Raymond Burke, ricoverato in rianimazione e attaccato ad un ventilatore polmonare. Probabilmente anche lui, se si salverà come tutti gli auguriamo, avrà modo di meditare sulle sue granitiche convinzioni; come fece onestamente il primo ministro inglese Boris Johnson che ne uscì provatissimo nel fisico e sanato nella mente diventando un fierissimo sostenitore dei vaccini.

A proposito, Leone XII della Genga, rese l’anima a Dio nel febbraio del 1829 vittima di una misteriosa malattia malcurata dal suo archiatra. In quel caso Pasquino salutò così la sua dipartita:

Qui Della Genga giace / per sua e nostra pace.

Poi cavalcando le chiacchiere che cominciarono a girare nella Curia sulla causa della sua strana morte attribuita ad un errore dell’archiatra, Pasquino, voce di Roma, rincarò due volte la dose:

Il 28 di febbraro / è successo un caso raro: / un fierissimo Leone / fu ammazzato da un somaro.

***

V’ha chi al chirurgo appone / la morte di Leone; / Roma però sostiene / ch’egli ha operato bene.

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Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.