Mille dollari al secondo: gli utili di Pfizer/Biontech e Moderna col vaccino anticovid

I profitti astronomici delle case farmaceutiche ammontano a 93,5 milioni di dollari al giorno. La denuncia di Oxfam e Emergency alla “Davos farmaceutica” in corso negli Stati Uniti: 34 miliardi di profitti nel 2021 con le campagne vaccinali nei paesi più ricchi del mondo. Nonostante gli oltre 8 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici ricevuti per la ricerca sui vaccini, le tre aziende si rifiutano di condividere i brevetti attraverso l’Oms con i produttori qualificati dei Paesi a basso e medio reddito già pronti a farlo. Per Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, l’invito a condividere i brevetti dei vaccini sarebbe «una assurdità pericolosa». Il tema tornerà al centro del vertice ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio in programma a Ginevra dal 30 novembre al 3 dicembre


L’analisi di LAURA CALOSSO

Ai Paesi poveri Pfizer/Biontech e Moderna hanno consegnato meno dell’1% delle dosi prodotte

«MILLE DOLLARI AL SECONDO». Abbiamo dovuto rileggere due volte la denuncia di Oxfam ed Emergency (membri della People’s Vaccine Alliance) per convincerci di aver compreso correttamente. Ebbene sì. Mille dollari al secondo è il guadagno di Pfizer/Biontech e Moderna, le aziende produttrici dei due vaccini Covid che stanno avendo più successo nel mondo, o meglio, nel mondo occidentale, perché secondo Oxfam «Pfizer e BionTech hanno consegnato meno dell’1% delle dosi prodotte ai Paesi a basso reddito, mentre Moderna lo 0.2%. Qui il 98% della popolazione non ha ancora completato il ciclo vaccinale».

La denuncia, clamorosa, è stata presentata in occasione della cosiddetta “Davos farmaceutica”, in corso dal 16 al 18 novembre negli Stati Uniti, l’equivalente del Forum Economico Mondiale, che riunirà top manager e scienziati di fama internazionale. «Le stesse aziende, però, hanno venduto la maggior parte delle dosi ai Paesi ricchi» si legge sul sito di Oxfam che pubblica il comunicato integrale, redatto sulla base dei dati forniti ufficialmente dalle case farmaceutiche [leggi qui l’allegato]. «È vergognoso che un pugno di aziende stia guadagnando milioni di dollari all’ora, mentre appena il 2% della popolazione dei Paesi a basso reddito ha ricevuto un ciclo vaccinale completosostengono Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency —; Pfizer, BioNTech e Moderna continuano a sfruttare la loro posizione di monopolio, dando priorità ai contratti ovviamente più redditizi stipulati con i Paesi ricchi, incuranti del fatto che ad essere tagliati fuori sono più di 500 milioni di persone che vivono nei Paesi più poveri».

Per le ricerche sui vaccini anticovid le tre case farmaceutiche hanno ricevuto 8 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici 

Oxfam ricorda i finanziamenti pubblici dati ai privati per lo studio dei vaccini. «Nonostante abbiano ricevuto oltre 8 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici, le 3 aziende continuano a rifiutarsi di condividere brevetti, tecnologie e know-how attraverso l’Organizzazione Mondiale della Sanità con i produttori qualificati dei Paesi a basso e medio reddito già pronti. Una mossa che in un sol colpo potrebbe aumentare di parecchio la fornitura mondiale di dosi, abbassare i prezzi dei vaccini e salvare milioni di vite».

Per superare queste criticità le aziende farmaceutiche avevano ricevuto sollecitazioni cadute nel vuoto. «Nel caso di Moderna — scrive  Oxfam sul suo sito — il rifiuto della condivisione arriva nonostante le esplicite pressioni della Casa Bianca e le richieste dell’Oms, affinché sia accelerato il piano per replicare il vaccino presso l’impianto mRNA dell’azienda in Sud Africa. Mentre Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, ha descritto l’invito a condividere i brevetti dei vaccini come ‘assurdità pericolose».

Le nazioni più ricche del mondo si sono accaparrate oltre il 90% delle dosi dei vaccini anticovid

La denuncia delle due Organizzazioni non governative evidenzia la gestione monopolistica della produzione vaccinale: «Contrariamente a quanto afferma il ceo di Pfizer, la vera assurdità è affermare che nei Paesi in via di sviluppo non ci siano l’esperienza e la competenza necessarie a sviluppare e produrre farmaci e vaccini salvavita», continuano Albiani e Miccio. «È la scusa infondata dietro cui le aziende farmaceutiche si nascondono per proteggere i profitti astronomici che continuano a realizzare. Il tutto mentre i Governi dei Paesi ricchi consentono a queste aziende di mantenere un monopolio che limita artificialmente l’offerta di vaccini, nonostante gran parte della popolazione mondiale debba ancora essere immunizzata». Eppure è anche nell’interesse delle nazioni più ricche, che si sono accaparrate oltre il 90% delle dosi, consentire l’accesso ai vaccini nei Paesi a basso e medio reddito «e impedire lo sviluppo di nuove e potenzialmente sempre più aggressive varianti del virus. Mutazioni che, anno dopo anno, in Italia, così come nel resto d’Europa o negli Usa, potranno rendere necessario lo sviluppo di nuovi vaccini, l’organizzazione di nuove campagne vaccinali di massa, ulteriori investimenti da parte dei sistemi sanitari nazionali, nonché l’estensione delle misure di contenimento e distanziamento sociale».

Da qui la necessità per le aziende farmaceutiche di rinunciare a parte dei guadagni astronomici. Oxfam ed Emergency con la People’s Vaccine Alliance «chiedono quindi di sospendere immediatamente i diritti di proprietà intellettuale per vaccini Covid, test e trattamenti, accettando la proposta di deroga all’accordo Trips, che regola i diritti di proprietà intellettuale, presentata più di un anno fa all’Organizzazione Mondiale del Commercio». Oltre 100 paesi, guidati da Sudafrica e India, con il sostegno degli Stati Uniti, lo hanno chiesto il sostegno di 100 e più tra premi Nobel, capi di stato e di governo.

Nonostante le prese di posizione del Parlamento, il governo italiano non si è mai espresso per la sospensione dei brevetti 

Le critiche sono rivolte in particolare anche all’Europa e al nostro Paese: «Nazioni ricche, come Regno Unito e Germania, bloccano la proposta, anteponendo di fatto l’interesse delle aziende farmaceutiche alla salute delle persone. Anche il Governo italiano, nonostante le prese di posizione del Parlamento che ha più volte chiesto di sostenere la proposta, non si è mai espresso a favore nelle sedi europee o multilaterali. Questo tema non potrà che essere al centro delle discussioni del vertice ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio che si terrà a Ginevra dal 30 novembre al 3 dicembre». La denuncia delle due Ong rivolge un appello ai governi, compresi Stati Uniti e Paesi dell’Unione Europea, a utilizzare tutti gli strumenti legali e politici per richiedere alle aziende farmaceutiche di condividere dati, know-how e tecnologia con le iniziative dell’Oms Covid-19 Technology Access Pool (C-TAP) e Hub per il trasferimento tecnologico mRNA in Sud Africa.

Nelle scorse ore è emersa anche la richiesta di approvazione presentata da Pfizer per  Paxlovid, un farmaco simile alla pillola presentata in ottobre dell’azienda farmaceutica Merck. Il trattamento consisterebbe nell’assunzione di 30 compresse in cinque giorni, abbinando a Paxlovid il Ritonavir, farmaco antivirale sviluppato a suo tempo contro l’HIV. 

Al posto dei vaccini, per i paesi più poveri potrebbe arrivare presto un nuovo farmaco che non richiede assistenza medica

In base a un accordo stipulato tra Pfizer e Medicin Patent Pool — un’organizzazione sostenuta dalle Nazioni Unite che promuove l’adozione di politiche e iniziative commerciali per rendere meno costosi e più accessibili certi farmaci nei paesi poveri — il nuovo farmaco dovrebbe rappresentare un’opportunità, specialmente per i Paesi dove il tasso di vaccinati è basso e dove non sempre è possibile effettuare trattamenti sanitari più costosi. Il Paxlovid può essere assunto a casa, ai primi sintomi, e non necessita né di ricovero né di assistenza medica. «Riteniamo che i trattamenti antivirali orali possano svolgere un ruolo fondamentale nel ridurre la gravità delle infezioni da Covid-19, ridurre lo stress sui nostri sistemi sanitari e salvare vite umane», ha affermato il Ceo di Pfizer Albert Bourla.

Nei 95 Paesi dove il tasso di vaccinati è più basso — ha destato polemica che nell’elenco non ci sia il Brasile — verrà prodotto un generico dal costo contenuto. Nei Paesi ricchi il farmaco costerà invece molto di più e il prezzo verrà fissato dopo l’approvazione. Una ventina di aziende è già in contatto con Medicin Patent Pool per ricevere i permessi necessari all’avvio della produzione che potrebbe iniziare già dai primi mesi del 2022.

Dal primi dicembre l’Italia si avvia verso la terza dose per i soggetti già vaccinato dai 40 anni in su

Intanto, mentre nel resto d’Europa la terza dose viene somministrata al momento solo a soggetti fragili, in particolare a immunodepressi, ospiti di Rsa e anziani sopra gli 80 anni (la Gran Bretagna ha esteso a over 50 e l’Austria a over 65), in Italia è in programma, a partire dal 1 dicembre, una terza dose per soggetti dai 40 anni in su, che abbiano ricevuto la seconda dose da almeno 6 mesi. Il governo sta valutando l’obbligo per i sanitari e una riduzione del GreenPass da 12 a 9 mesi, con estensione dell’uso fino a giugno 2022 (si prevede l’esclusione del tampone antigenico rapido per il rilascio del certificato verde). Lo spauracchio è il un nuovo lockdown per Natale, attribuito all’efficacia calante dei vaccini. 

Sembrano lontani i discorsi dei mesi passati sul ritorno alla normalità in autunno e sull’immunità di gregge, che si stimava raggiungibile con un 70% di popolazione vaccinata (ad oggi siamo all’86%). Il raggiungimento dell’obiettivo, promesso ogni volta con certezza, si sposta, di giorno in giorno, sempre più là… Ci sarà forse qualcosa che non torna? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.