Ogni anno, all’inizio di dicembre, il Censis presenta il suo rapporto annuale. Che è poi la fotografia, o se si preferisce “una fotografia” del Paese Italia, tra statistiche elaborate da quelle fornite dall’Istat o da altre fonti, e sondaggi d’opinione che “guidano” gli intervistati nel raccontare aspettative, e questa volta anche molti timori, come quelli di una guerra che vada oltre i confini dell’Ucraina, o addirittura un conflitto nucleare. Ci sono dati sviluppati nel decennio, che confermano un calo complessivo dei reati (ma non di tutti), ma anche un calo della popolazione studentesca. E c’è l’avanzata dell'”esercito grigio”, cioè gli anziani. Ma sono vecchie anche le case, inadeguate spesso alle necessità di risparmio di energia. Con una nuova categoria sociale, che sta crescendo in modo impressionante: quella delle famiglie in povertà


L’articolo di FABIO MORABITO

Giuseppe De Rita, presidente del Censis (credit Ipa)

SCUOLE PIÙ VUOTE, e non solo per la denatalità costante. Ospedali con meno medici, nonostante l’emergenza Covid. E sono in aumento i cittadini considerati in stato di povertà, nonostante l’introduzione del “reddito di cittadinanza”. Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, ha presentato nella mattina del 2 dicembre a Roma il suo rapporto annuale (il 56esimo) sulla situazione sociale italiana. Una fotografia da più angolazioni, di un Paese definito “malinconico” dal direttore del Censis Massimiliano Valerii. Forse anche rassegnato.

Ci sono stati quattro eventi in questi tre anni, dice Valerii, che si vanno ad inserire nelle difficoltà strutturali economiche e sociali del Paese: la pandemia, la guerra in Europa, l’inflazione a due cifre “come non si verificava da decenni”, la crisi del gas e quindi anche dell’energia che usiamo tutti i giorni. Si tratta di una situazione eccezionale. «C’è la sensazione di essere esposti a rischi globali fuori dal nostro controllo — annota Valerii — il 61% teme che scoppi la terza guerra mondiale, il 59% ha paura della bomba atomica». Sono i dati del sondaggio-tipo che il Censis propone ogni anno, dove due terzi degli intervistati si dichiara insicuro, un 10% in più del 2019, l’anno prima della tempesta del Covid. E quasi 9 italiani su 10 sostengono di sentirsi tristi. Ai quattro eventi indicati da Valerii, Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, alla conferenza di presentazione del rapporto nella sede del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) a Villa Borghese, aggiunge «gli eventi climatici, la siccità, le frane». E avverte: «C’è un senso di spaesamento».

Rispetto al 2019, cioè quindi prima della pandemia, i poveri sono aumentati di un milione (ora il totale è calcolato in 5,6 milioni di persone, numero equivalente a 1,9 milioni di famiglie)

È il quadro complessivo a non suggerire fiducia. Un italiano su dieci vive in condizioni di povertà assoluta (ovvero, secondo gli indicatori Istat, non si può permettere tutti i servizi essenziali) e questo nonostante l’introduzione del reddito di cittadinanza. Rispetto al 2019, cioè quindi prima della pandemia, i poveri sono aumentati di un milione (ora il totale è calcolato in 5,6 milioni di persone, numero equivalente a 1,9 milioni di famiglie). Il sondaggio certifica questo malessere: il 93% degli italiani è convinto che l’inflazione in crescita durerà per molto ancora, il 66% che dovrà rivedere al ribasso il tenore di vita. In questo contesto di sofferenza economica, cresce l’insofferenza per le disuguaglianze sociali. E 88 intervistati su cento scelgono la definizione di “insopportabile” per l’attuale differenza retributiva tra manager e dipendenti, e quasi altrettanti non accettano maxi-liquidazioni o l’esibizione di lussi esagerati. «Queste insopportabilità sociali – si osserva nel rapporto – non sono liquidabili come populiste ma sono i segnali del fatto che nella società si è già avviato un ciclo post-populista basato su autentiche e legittime rivendicazioni di equità, in una fase in cui molti sentono messo a repentaglio il proprio benessere».

Le scuole si svuotano sistematicamente. In cinque anni, da 8,6 milioni a 8,2 di alunni. È la conseguenza naturale della decrescita demografica, ma non solo. L’Italia è il Paese che nell’Unione europea ha il maggior numero dei cosiddetti Neet, acronimo per indicare i giovani che non studiano ma neanche lavorano: il 23,1% nella fascia di età che va dai 15 ai 29 anni, mentre la media della Ue è quasi la metà (13,1%). Ma mentre il Nord è al passo dell’Europa, nel Mezzogiorno questa percentuale cresce fino a un terzo della popolazione giovanile. C’è la dispersione scolastica, cioè l’abbandono anticipato, che nell’Unione è mediamente del 9,7%, in Italia il 12,7% (e nel Mezzogiorno addirittura il 16,6%).

C’è la paura di essere vittima di un crimine, ma i reati diminuiscono: gli omicidi volontari accertati sono stati 528 nel 2012; nel 2021 sono scesi del 42,4%, a 308; quasi dimezzate le rapine, i furti nella abitazioni, i furti d’auto

C’è la paura di essere vittima di un crimine, ma i reati — confrontando i dati a dieci anni di distanza – sono in forte diminuzione. O, almeno lo sono le denunce, che si sono ridotte complessivamente di oltre il 25%. Gli omicidi volontari accertati sono stati 528 nel 2012. Nel 2021 sono scesi del 42,4%, a 308. Quasi dimezzate le rapine, i furti nella abitazioni, i furti d’auto. Italia più sicura o migliori sistemi di sicurezza e prevenzione o entrambe le cose. Sono invece in aumento le denunce di violenza sessuale, del 12,5% (salite a oltre cinquemila nel 2021, rispetto al 2012), e più che raddoppiate le denunce di estorsione.

«L’ambito destinato ad aggravarsi nell’immediato futuro è quello del personale sanitario — avverte il rapporto Censis — alla luce della carenza di medici, di infermieri» e degli altri addetti del settore. Dal 2008 al 2020 il rapporto medici-abitanti è sceso in Italia — per ogni diecimila persone — da 19,1 a 17,3. È certo questo il settore più stressato dalla pandemia, già messo alle corde dai periodici tagli di bilancio. Per il Censis l’emergenza è vicina. Eppure, l’aumento della popolazione anziana, e quindi naturalmente più esposta a problemi di salute, dovrebbe far incentivare il settore. Non è così. Però c’è un esercito di badanti, e lavoratori domestici: in totale, circa due milioni. Ma solo la metà risulta contribuente. Badanti e colf sono soprattutto donne, e di queste sette su dieci provengono dall’estero.

Scuola e sanità, due pilastri sui quali i Paesi più previdenti costruiscono il futuro, in Italia sono in crisi, ma le difficoltà ci sono anche nelle politiche di tutela ambientale e di efficienza energetica. Il Censis promuove il cosiddetto superbonus, all’origine di tante polemiche, e che ha attivato 700mila posti di lavoro e ha contribuito per 57 miliardi al Pil, prodotto interno lordo. Ma l’efficienza energetica è ancora lontana: un terzo delle abitazioni residenziali è in classe G, mentre per legge le nuove costruzioni dovrebbero essere o in A o in B. La classe G significa un consumo medio di energia quattro volte una classe B. In un suo precedente report, il Censis ha indicato Firenze come la città metropolitana più avanti nella transizione ecologica (con punteggio di valore 80,1). Seconda Bologna (78,9) terza Torino (78,5). Ci sono poi delle luci, in questa fotografia dell’Italia di oggi, come i crescenti buoni risultati del settore manifatturiero, nonostante una contrazione dei consumi interni. In un Paese che ha risorse, capacità di riscatto, ma ora è incerto, piegato, e non insegue più promesse ma si vede costretto a fare i conti con la realtà. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Caporedattore - Giornalista, primo articolo pubblicato a quindici anni sul "Calcio illustrato". Un libro a vent'anni sulla storia del Partito radicale da Pannunzio a Pannella. Due contratti in Rai, collaborazioni con radio e tv private, migliaia di articoli in una ventina di testate diverse in Italia e all'estero. Oltre trent'anni di lavoro al Messaggero, dove si è occupato di cronaca, politica, sport, interni, esteri. È stato presidente dell'Associazione stampa romana e componente di Giunta della Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti. Ha coordinato e condotto decine di corsi di formazione professionale