Lotta al Covid e campagne stampa: «Stigmatizzare i non vaccinati è ingiustificato»

Controlli sanitari in Germania; sotto il titolo, terapia intensiva Ospedale di Varese [credit Claudio Furlan/ LaPresse]

Il prof Günter Kampf in un articolo su “The Lancet” evidenzia il ruolo anche dei vaccinati nella diffusione del contagio. Parlare di “pandemia dei non vaccinati” è improprio e pericoloso per la circolazione del virus, sostiene il docente tedesco: «Storicamente, sia gli Stati Uniti sia la Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione per il colore della pelle o la religione. Invito i funzionari di alto livello e gli scienziati a fare uno sforzo in più per unire la società». Centrale, per questo compito sociale, il ruolo di un’informazione accurata, responsabile e libera


L’analisi di LAURA CALOSSO

ESISTE DAVVERO UNA “pandemia dei non vaccinati”? È vero che i vaccinati non contagiano? Sembra che questa tesi sia del tutto infondata. A ribaltare uno degli argomenti che va per la maggiore nei dibattiti televisivi è un articolo apparso il 20 novembre 2021 (titolo: «Stigmatizzare i non vaccinati è ingiustificato») sulla prestigiosa rivista “The Lancet”, scritto dal prof. Günter Kampf, dell’Università di Medicina di Greifswald, in Germania [leggi qui nota 1]. «Ci sono sempre più prove che gli individui vaccinati continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione», scrive Kampf. «Nel Massachusetts, Usa, dei 469 nuovi casi di Covid-19 rilevati durante vari eventi nel luglio 2021, 346 (74% di questi) riguardavano persone completamente o parzialmente vaccinate, 274 (79%) erano sintomatiche […] con una carica virale elevata anche tra le persone completamente vaccinate».

Terapia intensiva al San Filippo Neri, Roma [credit Giuseppe Lami/Ansa]

Il docente di Greifswald aggiunge un particolare importante riguardo all’efficacia dei vaccini: «Negli Stati Uniti, su 10.262 casi di Covid-19 riguardanti persone vaccinate entro il 30 aprile 2021, 2725 (26,6%) erano asintomatici, 995 (9,7%) sono stati ricoverati, e 160 (1,6%) sono morti. In Germania, il 55,4% dei casi sintomatici di Covid-19 in pazienti di età pari o superiore ai 60 anni riguardavano individui completamente vaccinati e questa proporzione aumenta ogni settimana. A Münster, nuovi casi di Covid-19 si sono verificati in almeno 85 persone (22%) di 380, che erano completamente vaccinate o che erano guarite dal Covid-19 e che frequentavano una discoteca».

Cosa vuol dire questo? Che i vaccini non servono? Il professor Kampf precisa chiaramente: «Le persone che sono vaccinate hanno un rischio inferiore di malattia grave, ma sono una parte rilevante della pandemia. È quindi sbagliato e pericoloso parlare di una pandemia dei non vaccinati». Il docente tedesco fa poi una considerazione su cui dovremmo tutti riflettere bene: «Storicamente, sia gli Stati Uniti sia la Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione per il colore della pelle o la religione. Invito i funzionari di alto livello e gli scienziati a fermare la stigmatizzazione inappropriata delle persone non vaccinate, tra cui ci sono i nostri pazienti, colleghi e altri concittadini, e a fare uno sforzo in più per unire la società».

Perché siamo dunque arrivati a usare slogan privi di fondamento? Come scrive Kampf «negli Stati Uniti e in Germania, funzionari di alto livello hanno usato il termine pandemia dei non vaccinati, indicando che le persone vaccinate non sono rilevanti nell’epidemiologia del Covid-19. L’uso di questa frase da parte dei funzionari potrebbe aver incoraggiato uno scienziato a sostenere che ‘i non vaccinati minacciano i vaccinati’. Ma questa visione è troppo semplicistica». I dati qui richiamati cambieranno qualcosa nelle decisioni sul Green Pass? È sensato adottare il Green Pass, fidandosi del fatto che l’ingresso in ambienti pubblici dei vaccinati costituisca una granitica garanzia di evitare il contagio? Forse la narrazione che va per la maggiore si fonda su presupposti poco attendibili.

Nuove Linee guida per la cura dei pazienti Covid-19 in Italia [credit La Presse]

L’Italia ha intanto varato le prime Linee Guida per la cura dei pazienti Covid-19 non ricoverati in terapia intensiva [leggi qui nota 2]. Il documento è stato predisposto dalla Società Italiana di Terapia Antinfettiva (Sita) e dalla Società Italiana di Pneumologia (Sip) ed è stato pubblicato sulla rivista “Infectious Diseases and Therapy”. Suggerisce di visitare i pazienti e di non limitarsi a criteri di prognosi. Le Linee Guida raccomandano «che l’ospedalizzazione sia decisa anche considerando criteri osservabili direttamente dal medico, come ad esempio saturazione di ossigeno uguale o inferiore a 92%, una frequenza respiratoria superiore a 30 atti respiratori al minuto, dispnea a riposo». ll documento esclude l’uso di alcuni farmaci e convalida invece l’utilizzo degli anticorpi monoclonali neutralizzanti nei pazienti non ricoverati con malattia lieve/moderata a rischio di progressione entro 10 giorni dall’insorgenza dei sintomi (mentre non si ritiene utile la somministrazione di anticorpi monoclonali nei pazienti già ricoverati). © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.