Fauna in città. Istrici, cinghiali e sciacalli dorati: un problema o una ricchezza?

Airone Cenerino a Ponte Vittorio Emanuele II a Roma [credit Alessandro Sferruzza]; sotto il titolo, un istrice attraversa un parcheggio in Via Cipro a Roma

È un fatto normale che uno sciacallo dorato venga fotografato nella zona industriale di Parma come è avvenuto? Un istrice che attraversi un parcheggio? Un airone cenerino che stazioni sotto il Ponte Vittorio Emanuele II a Roma? Sì, ed è normale che nuove specie esplorino posti mai frequentati in precedenza per poi evidentemente allontanarsi perché l’ambiente non è adeguato. Il problema principale quindi è la mancanza di spazi correttamente pianificati e di habitat adatti per ogni vivente. Il disordine urbanistico e la distruzione di quartieri armonici e vivibili rende tutto più difficile per uomini e animali


L’analisi di FRANCESCO MEZZATESTA, medico naturalista

LA NOTIZIA APPARSA sui social della presenza di un istrice entro Roma è stata commentata dai proponenti con una certa ironia e fors’anche con un po’ di apprensione: «Roma, dopo i cinghiali anche un istrice per le strade della Capitale – L’animale si è infilato tra le auto e si è avvicinato ai negozi prima di essere catturato dalla Polizia». L’istrice è un animale meraviglioso che fino a pochi anni fa era più raro a vedersi mentre oggi sembra in fase di espansione. 

Invece di commentare la notizia come un fatto curioso e positivo di cui rallegrarsi sembra prevalere l’aspetto  negativo da addebitare a un’ipotetica mala gestione comunale che tra l’altro sarebbe responsabile della presenza di cinghiali nell’Urbe. Poco importa sapere che la gestione faunistica non è di competenza comunale ma regionale. Del resto l’osservazione di fauna selvatica anche in ambito urbano è un fatto normale in tutt’Europa. Si pensi solo alla presenza fissa della volpe nel centro di Londra. Lì i giornali commentano con simpatia e curiosità la presenza di volpi in città. Solo la pochezza culturale naturalistica italiana su cui si basa spesso la strumentalizzazione politica può consentire che anziché rallegrarsi per la biodiversità urbana ce se ne lamenti. 

Famiglia di cinghiali grufola in cerca di cibo ad un incrocio stradale nella città di Genova

I cinghiali attualmente presenti sul territorio italiano sono stati colpevolmente introdotti dai cacciatori che hanno importato soggetti centroeuropei di grandi dimensioni e che non hanno niente a che fare con il cinghiale italiano, tipo il nostro piccolo maremmano. I cinghiali alloctoni introdotti per diletto da parte del mondo venatorio (contro le cui scelte la politica e gran parte della stampa non si esprime) fanno danni alle colture e all’ambiente naturale se si pensa che questi “simil maiali” si riproducono ben due volte l’anno arrivando a produrre 9 e più cuccioli alla volta. 

Giova ricordare che inconsapevoli amministratori pubblici comunali hanno consentito alle associazioni venatorie di introdurre cinghiali perfino nelle isole come è accaduto all’Elba dove questi “maialoni” arano boschi, prati e campi danneggiando l’habitat facendo sparire flora preziosa come i famosi prati di orchidee elbane. L’introduzione di specie estranee in un ambiente chiuso come un’isola provoca danni enormi per l’impossibilità di dispersione all’esterno . 

Bene ha fatto il “Forum biodiversità terrestre isola d’Elba“ che con un poderoso lavoro in due volumi ha proposto l’eradicazione dei cinghiali dall’isola anche se la cosa è osteggiata da cacciatori e dagli stessi comuni che sembrano avere più a cuore i voti delle lobbies venatorie che l’interesse generale. Il fatto è che  per animali che si riproducono in continuazione aumentando inevitabilmente di numero, la dispersione è una necessità. Per questo molte specie scelgono di introdursi in città per esplorare nuove possibilità di sopravvivenza. 

Uno sciacallo dorato si aggira nel parcheggio della zona industriale di Parma

È un fatto normale che uno sciacallo dorato venga fotografato nella zona industriale di Parma come è avvenuto? Sì, ed è normale che nuove specie esplorino posti mai frequentati in precedenza per poi evidentemente allontanarsi perché l’ambiente non è adeguato. Il problema principale quindi è la mancanza di spazi correttamente pianificati e di habitat adatti per ogni vivente. Purtroppo non sono in molti ad accorgersene. Il disordine urbanistico e la distruzione di quartieri armonici e vivibili rende tutto più difficile per uomini e animali e allora, anziché prendersela con chi ha permesso ai palazzinari di distruggere le periferie italiane, ma sì, allarmiamoci per la presenza di cinghiali e istrici! © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Medico e naturalista, nel 1970 iniziò a promuovere la crescita della Lipu di cui è considerato il “padre fondatore adottivo” occupandosene per oltre vent’anni. Nel periodo in cui il movimento ambientalista italiano era agli albori, creò il “Centro recupero rapaci” di Parma, un particolare “ospedale per uccelli rapaci feriti”, il primo in Italia. Per il suo impegno di “ambientalista storico “ ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi tra cui l’”Airone d’oro” (1986) e l’”European Award for the Environment” (1987) ricevuto a Londra dal Principe Carlo. Nel 1991 è stato nominato dal ministro dell’Ambiente presidente della Commissione per la conservazione della natura. Divulgatore naturalista scrive articoli su temi legati alla tutela ambientale e ha pubblicato diversi libri relativi alla conoscenza della biodiversità e in particolare al riconoscimento degli uccelli e al comportamento dei cani. Oggi concentra la propria attività sulla difesa di rondini e rondoni.