La guerra di Putin accelera le rinnovabili. Per la Germania sono “energie della libertà”, l’Italia è al palo

A causa della guerra e della riduzione dell’offerta, Goldman Sachs prevede uno dei più grandi e duraturi sconvolgimenti che il mercato del petrolio abbia mai visto

Nel nostro paese la situazione è curiosa. Non è il governo ad alzare gli obiettivi. Lo chiedono gli ambientalisti, e questo è scontato. Meno prevedibile è invece la proposta delle utilities italiane di puntare con incredibile decisione sulle rinnovabili: secondo “Elettricità Futura” membro di Confindustria, installando 60.000 MW verdi in tre anni si dimezzerebbero le importazioni di gas dalla Russia. Attualmente, poco più del 22% dell’energia europea proviene dal green. A luglio scorso, la Commissione europea aveva proposto di aumentare questa quota al 40% entro il 2030. Ora, in risposta all’invasione russa, il Parlamento europeo spinge per arrivare al 45%, che si tradurrebbe nel 75-80% di elettricità verde. Per “Agora Energiewende” ci si può liberare dal gas russo nell’arco di 5 anni


L’analisi di GIANNI SILVESTRINI, direttore scientifico Kyoto Club

QUALI SARANNO GLI impatti della tragica invasione dell’Ucraina sul versante energetico e sulla transizione green? Ci saranno certamente ricadute negative, ma contemporaneamente si avrà anche un’accelerazione per uscire dai fossili e ridurre la dipendenza dal gas. La decisione di molti paesi europei di riarmarsi sottrarrà certamente risorse a diversi servizi sociali e anche alla transizione energetica. Ha destato sorpresa in questo senso la decisione della Germania di destinare 100 miliardi di euro al comparto militare. E altri paesi, inclusa l’Italia, hanno deciso di rafforzare la difesa. Ci sono poi le ricadute sul fronte delle materie prime, dei prodotti agricoli e di quelli energetici.

Mosca incassa ogni anno 100 miliardi di dollari dalle esportazioni di metano e 150 miliardi da quelle di petrolio

Concentriamoci su questi ultimi. Le quotazioni del gas sono elevatissime in Europa che si approvvigiona per il 45% dalla Russia; gli impatti a livello mondiale sono inferiori, ma paesi come il Giappone hanno visto forti aumenti nelle quotazioni delle importazioni di Gnl. Altro discorso per il petrolio. Mosca incassa ogni anno 100 miliardi di dollari dalle esportazioni di metano e 150 miliardi da quelle di petrolio. Mentre è difficile liberarsi rapidamente dalla dipendenza dal gas, la ricerca di fonti di approvvigionamento alternative di greggio è relativamente più semplice.  A causa delle sanzioni, circa la metà della produzione di petrolio russa, 3 milioni di barili di greggio al giorno, il 3% della domanda mondiale, non è più presente sul mercato perché non trova compratori. La Shell, che aveva acquistato una partita di greggio russo a prezzi scontati, è stata subissata dalle critiche ed ha immediatamente bloccato gli acquisti e ha chiuso le 500 stazioni di servizio che ha in Russia.

La Iea (International Energy Agency) definisce quella in arrivo la più grossa crisi di approvvigionamento degli ultimi decenni; la Saudi Aramco ha visto, intanto, un aumento delle entrate del 124% nel 2021 e continua ad incrementare i suoi profitti

La riduzione dell’offerta di petrolio sta provocando forti tensioni, con il greggio che ha toccato i 130 dollari al barile all’inizio di marzo per poi ripiegare e risalire infine negli ultimi giorni. Una situazione che ha portato la Iea (International Energy Agency) a definire quella in arrivo come la più grossa crisi di approvvigionamento degli ultimi decenni. Mentre Goldman Sachs prevede uno dei più grandi e duraturi sconvolgimenti che il mercato del petrolio abbia mai visto. In questo contesto di prezzi crescenti del petrolio, le compagnie petrolifere stanno facendo enormi profitti. Saudi Aramco ha visto un aumento delle entrate del 124% nel 2021 e continua ad incrementare i suoi profitti. Dopo un’iniziale forte esitazione dovuta ai non buoni rapporti con l’attuale amministrazione Usa, l’Arabia Saudita aumenterà la sua produzione. Mentre da Iran e Venezuela si può immaginare un incremento di 1,5 milioni di barili/giorno, la metà cioè del taglio delle esportazioni russe.

La forte crescita della mobilità elettrica potrà incidere, ma solo sul medio-lungo periodo, sul 26% dei consumi mondiali di petrolio legati a questo settore. In realtà, l’invasione dell’Ucraina sta portando ad un aumento dei prezzi del nichel, litio e cobalto, interrompendo la lunga serie di calo dei prezzi delle batterie al litio degli ultimi dieci anni. Anche se va detto che molte case automobilistiche avevano sottoscritto contratti di lungo periodo e quindi risentiranno poco di questi aumenti. Ci sono invece segnali molto interessanti sul fronte delle rinnovabili. Attualmente, poco più del 22% dell’energia europea proviene dal green. A luglio scorso, la Commissione europea aveva proposto di aumentare questa quota al 40% entro il 2030. Ora, in risposta all’invasione russa, il Parlamento europeo spinge per arrivare al 45%, che si tradurrebbe nel 75-80% di elettricità verde.

Da maggio 2020, Agostino Re Rebaudengo guida Elettricità Futura di Confindustria: «Installando 60.000 MW verdi in tre anni si dimezzerebbero le importazioni di gas dalla Russia»

Intanto, la Commissione europea ha raddoppiato l’obiettivo di biometano da produrre entro la fine del decennio, portandolo a 35 miliardi di metri cubi.  Si consideri che in Danimarca nel 2021 la quota di biometano già ha coperto un quarto dei consumi di gas del paese e che nel 2034 la produzione potrebbe arrivare a soddisfare tutti i consumi di metano.  Anche in altri paesi si segnalano decisioni forti in relazione all’invasione russa. Secondo il ministro tedesco delle Finanze Christian Lindner, le rinnovabili dovrebbero essere considerate “energie della libertà”.  E la Germania che già si era data l’obiettivo dell’80% di elettricità verde al 2030, ora punta al 100% rinnovabile al 2035. Uno studio di Agora Energiewende ha valutato la possibilità di liberarsi dal gas russo nell’arco di 5 anni. L’Olanda ha deciso di raddoppiare la potenza eolica offshore al 2030 portandola a 21 GW, un valore in grado di produrre una quantità di elettricità quadrupla rispetto ai consumi elettrici domestici. E in Francia gli incentivi per le caldaie a gas vengono sostituiti con quelli per le pompe di calore.

E in Italia? Nel nostro paese la situazione è curiosa. Non è il governo infatti ad alzare gli obiettivi. Lo chiedono gli ambientalisti, e questo è scontato. Meno prevedibile è invece la proposta delle utilities italiane di puntare con incredibile decisione sulle rinnovabili: secondo Elettricità Futura, installando 60.000 MW verdi in tre anni si dimezzerebbero infatti le importazioni di gas dalla Russia. Un forte segnale rispetto alla snervante lentezza del governo nel semplificare i processi autorizzativi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del master “Ridef – reinventare l’energia”. È stato direttore generale del ministero dell’Ambiente e consigliere di Pierluigi Bersani al ministero delle Sviluppo economico. È direttore scientifico del Kyoto Club un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti. È anche direttore scientifico della rivista e del portale “QualEnergia” promossi da Legambiente e da Kyoto Club. È presidente di Exalto, una società impegnata nella transizione energetica in atto. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di cinque libri, fra cui “2 °C - Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia”, 2016, e “Le trappole del clima”, 2020, scritto insieme a GB Zorzoli, Edizioni Ambiente.