Il primo meeting di “Italia Libera”. Un giornalismo online all’insegna dell’alta qualità 

Italia Libera, una start up controcorrente lanciata da tre veterani del giornalismo

Il giornalismo può e deve tornare a essere impegno civile, difesa della democrazia, stimolo al pensiero critico, alla partecipazione e alla cittadinanza attiva, perché i cittadini non siano travolti da notizie frammentate, confuse, superficiali, inattendibili o peggio fake news. Serve una “ribellione” ai giornali che sfruttano il precariato, che pagano collaboratori 8 euro lordi a “pezzo”. Ecologia, laicità, democrazia e antifascismo, sono i pilastri di una start up controcorrente. La crisi climatica sarà l’asse portante del racconto giornalistico. Dopo avere perso trent’anni, incuranti del quadro a tinte fosche che uscì già ai tempi della prima Conferenza di Rio, ora abbiamo davvero poco tempo per fermare la corsa contro gli effetti catastrofici all’orizzonte


Il resoconto di ANNA MARIA SERSALE, da Santa Margherita di Pula (Cagliari)

L’INFORMAZIONE È IN CRISI, una crisi profonda, senza precedenti. Su questo terreno che scotta, ma convinti che non si possa aspettare oltre, tre veterani del giornalismo, Igor Staglianò, Vittorio Emiliani e Pino Coscetta, tutti con un passato glorioso alle spalle, un anno fa si sono lanciati in un’avventura spericolata: hanno fondato “Italia Libera”, un giornale online, nato per dimostrare che il giornalismo può e deve tornare a essere impegno civile, difesa della democrazia, stimolo al pensiero critico, alla partecipazione e alla cittadinanza attiva, perché i cittadini non siano travolti da notizie frammentate, confuse, superficiali, inattendibili o peggio fake news, e, invece, abbiano gli strumenti per fare scelte ragionate. Lo ha spiegato con parole chiare il direttore Staglianò nel corso di un meeting a Santa Margherita di Pula, Cagliari, organizzato per dire ai propri redattori quale sarà la linea editoriale della testata e quali obiettivi si propone di raggiungere. L’incontro si è svolto a fine settembre nella splendida cornice dell’Hotel Flamingo. 

Alcuni partecipanti al primo meeting di Italia Libera durante i lavori di fine settembre

Ecologia, laicità, democrazia e antifascismo, sono i pilastri su cui si fonda “Italia Libera”. La crisi climatica sarà l’asse portante del racconto giornalistico. Dopo avere perso trent’anni, incuranti del quadro a tinte fosche che uscì già ai tempi della prima Conferenza di Rio, ora abbiamo davvero poco tempo per fermare la corsa contro il muro. Quella dei tre veterani è una start up editoriale controcorrente, che rivendica il ruolo di responsabilità sociale, propria dell’informazione giornalistica vera. Iniziativa inedita nel panorama contemporaneo, avvilito dal circo del giornalismo mainstream. «Selezioneremo fatti e avvenimenti dell’attualità — ha sottolineato il direttore Staglianò —, per fornire ai lettori approfondimenti, riflessioni e strumenti critici. Saremo vigili, con il fiato sul collo della politica, per denunciare errori, omissioni, inadempienze». Si lavora in continuità con quello che è stato fatto nel primo anno di vita e in continuità con i principi enunciati nella lettera-manifesto fondativa, in cui si richiama la storica testata del Partito d’Azione. 

Una “ribellione” ai giornali che sfruttano il precariato, che pagano collaboratori 8 euro lordi a “pezzo” e che servono a tutto meno che a informare correttamente, strumento della politica o di interessi economici e commerciali. Staglianò, Emiliani e Coscetta sanno di poter contare su un agguerrito drappello di redattori specializzati e collaboratori di rango, firme prestigiose, che, come hanno fatto i tre padri fondatori, hanno offerto generosamente il loro unico capitale, quello della professionalità e della reputazione. Obiettivo: fare un’informazione seria, basata sulle verifiche e sull’attendibilità delle fonti, in difesa della democrazia, contro la banalizzazione dell’informazione, contro quella che un professore dell’università dell’Oregon, Peter Laufer, autore del manifesto “Slow News”, ha definito “infodemia”, ovvero una sorta di epidemia virale su internet, che ha messo in crisi il sistema dell’informazione, sempre più debole e meno credibile, che soggiace al bombardamento web di notizie, nemiche della ragione, dove tutto può essere vero o falso, non importa, purché arrivino milioni di clic, tanto alle bufale nessuno replica. 

Nei circuiti mediatici circola una maionese impazzita di bla bla e notizie non verificate

Quello che gira nei circuiti mediatici è come una maionese impazzita. Un rincorrersi all’infinito di notizie incontrollate. Ora c’è chi prospetta una cura. Lo “Slow News” di Laufer, dopo avere dato vita a un movimento internazionale di giornalisti stanchi di vedere l’informazione trasformata in vile merce, è diventato il titolo di un documentario (diretto da Alberto Puliafito e prodotto da Fulvio Nebbia), proiettato nel corso dei lavori all’Hotel Flamingo. Girato tra l’Europa e gli Stati Uniti, denuncia con coraggio il disastro mediatico. Ogni 60 secondi si guardano migliaia di video su YouTube, si condividono milioni di post su Facebook e si scrivono miliardi di tweet. Siamo nell’era della “disintermediazione”, funzionale anche ai politici, che preferiscono liberarsi dal “fastidio” dei giornalisti che fanno domande.

Dal primo ottobre l’App di “Italia Libera” si può scaricare gratuitamente dalle piattaforme AppleStore, GooglePlay e AppGallery di Huawei e si può leggere giornale e magazine. La campagna abbonamenti è partita in questi giorni con lo scopo di permettere al giornale di fare una informazione libera e indipendente, pagando dignitosamente chi scrive. La novità è stata già presentata alla Fnsi, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, la casa di tutti i giornalisti. «Il giornale online pubblicato sul sito resterà accessibile a tutti — spiega il caporedattore Coscetta —; mentre il Magazine quindicinale sarà a pagamento, 20 euro per l’ultimo trimestre, ottobre-dicembre. La pubblicazione sarà offerta ai lettori in formato pdf, con gli approfondimenti in esclusiva, i servizi, le analisi, le inchieste più importanti. I testi non avranno mai interruzioni pubblicitarie, le inserzioni saranno collocate in propri spazi tabellari, con una grafica curata come è nel nostro stile». 

Più di due minuti per articolo è il tempo finora riservato dai lettori a un nostro testo. Lo ha rilevato il portale Tiscali che nella sezione News rilancia “Italia Libera” sulla propria piattaforma. Un tempo di lettura ragguardevole, se si considera che, in media, chi legge online si sofferma su un “pezzo” pochi secondi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.