Effetto-Guerra: la formidabile scalata delle rinnovabili europee. RePowerEu quadruplica il fotovoltaico

Nel 2018 venne fissata per il 2030 una quota di rinnovabili nei consumi finali del 32%; tre anni dopo, nel 2021, l’asticella è stata portata al 40%. E ora, dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina, il target è al 45%. Nel 2018 ci si proponeva di garantire con le rinnovabili quasi un terzo dei consumi energetici finali al 2030, il nuovo obiettivo di energia green si avvicina alla metà dei consumi finali. Secondo il commissario europeo per l’Energia Kadri Simson, nel 2030 il fotovoltaico dovrebbe diventare la nostra più importante fonte di elettricità, con oltre la metà dell’elettricità solare proveniente dai tetti. Una soluzione che consentirà di ridurre le bollette delle famiglie, con un forte impatto sociale. Rilanciata la produzione innovativa di celle e pannelli per sganciare l’industria solare europea dalla dipendenza cinese


L’analisi di GIANNI SILVESTRINI, direttore scientifico Kyoto Club e presidente Exalto

PER UNA UE che da decenni si è abituata alle forniture economiche e affidabili di gas, petrolio e carbone dalla Russia, un blocco totale delle importazioni entro 5 anni come indicato nella recente proposta della Commissione europea REPowerEU comporterà enormi sfide, ma può aprire anche grandi opportunità. Esaminiamo il pacchetto presentato il 18 maggio dalla Commissione. Una prima parte riguarda la diversificazione degli approvvigionamenti dei fossili, che come sappiamo incontra molte resistenze da alcuni Stati. 

La crisi del gas russo fa ricchi gli Stati Uniti con il Gnl molto più caro per i Paesi e le economie europee

Fino a due terzi delle importazioni di gas russo — circa 100 miliardi di metri cubi — dovrebbero venire tagliati entro la fine di quest’anno. 50 miliardi di metri cubi potrebbero venire sostituiti dalla diversificazione con il GNL (Gas naturale liquefatto), mentre 10 miliardi di metri cubi proverrebbero da gasdotti non russi, compresi quelli provenienti da Norvegia, Azerbaigian e Algeria. Non si tratta di un passaggio semplice e Bruxelles propone che i 27 Stati membri si consorzino per l’acquisto del gas naturale liquefatto, sfruttando il fatto di essere il più grande mercato del mondo.

Il balzo in avanti nelle rinnovabili. Ma l’aspetto più interessante di REPowerEU riguarda l’accelerazione sul fronte delle energie pulite. La Commissione intende infatti incrementare l’installazione di sistemi eolici e solari con l’obiettivo di sostituire oltre 20 miliardi di metri cubi di gas russo nel breve periodo per poi accelerare notevolmente l’utilizzo delle energie pulite entro il decennio. Va sottolineata in questo senso l’incredibile innalzamento degli obiettivi europei negli ultimi anni. Nel 2018 venne infatti fissata per il 2030 una quota di rinnovabili nei consumi finali del 32%, rispetto al valore del 20% che era stato a suo tempo deciso per il 2020.  Solo tre anni dopo, nel 2021, l’asticella è stata portata al 40%. E ora, dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina, si è innalzato ancora il target portandolo al 45%.

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Per comprendere il salto di qualità degli obiettivi, osserviamo come nel 2018 ci si proponeva di garantire con le rinnovabili quasi un terzo dei consumi energetici finali al 2030, mentre il nuovo obiettivo di energia green si avvicina alla metà dei consumi finali. Va ricordato che nella proposta della Commissione c’è anche l’intenzione di ridurre i consumi energetici del 13% entro il 2030 rispetto al 2020. Va in questa direzione la proposta di raddoppiare il tasso di diffusione delle pompe di calore, con un obiettivo di 10 milioni di unità nei prossimi 5 anni. Il balzo della percentuale di elettricità rinnovabile risulta quindi agevolato dalla riduzione dei consumi. 

In conclusione ci troviamo di fronte ad un nuovo scenario che, tra l’altro, facilita il raggiungimento della neutralità climatica entro i prossimi 28 anni (un obiettivo che bisognerebbe sempre tenere presente, specie a livello politico). Peraltro, non sono solo stati alzati gli obiettivi, ma sono stati introdotti segnali importanti, dalle semplificazioni autorizzative ai progressivi obblighi del solare sui nuovi edifici.

Nel 2030, secondo il commissario europeo per l’Energia Kadri Simson il fotovoltaico dovrebbe diventare la più importante fonte di elettricità nell’Ue, con oltre la metà dell’elettricità solare proveniente dai tetti. Una soluzione che consentirà di ridurre le bollette delle famiglie, con un forte impatto sociale. Il fotovoltaico dovrebbe passare dagli attuali 165 GW ai 592 GW del 2030. Parliamo di una quasi quadruplicazione rispetto alla potenza solare installata in Europa negli ultimi venti anni. E c’è chi non si accontenta. L’associazione di settore Solar Power Europe punta infatti ad un obiettivo entro la fine del decennio di 1 TW (TeraWattora): parliamo cioè di 1.000 GW o un milione di MW o un miliardo di kW (la taglia media di un impianto fotovoltaico in edilizia in Italia è di 4,6 kW). Va tra l’altro notato che la soglia di 1 TW fotovoltaico è stata sorpassata a livello mondiale proprio lo scorso mese di aprile.

Fig. 1 – Impianti legati alle varie fasi del ciclo di produzione di moduli fotovoltaici e di inverter nella Ue e in Norvegia

Rilanciare l’industria solare europea. Non manca l’attenzione verso il potenziamento del comparto industriale, puntando ad avere almeno 20 GW di capacità di produzione solare fotovoltaica entro il 2025. E sono diversi gli stabilimenti in via di realizzazione nel vecchio continente (Fig. 1). La sfida è però molto complessa, considerando che la sola cinese Longi si appresta a realizzare due nuovi stabilimenti, ciascuno di 10 GW/anno. Due emergenze ci hanno obbligato a riflettere molto sulla dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti. Già l’esperienza del Covid-19 aveva messo in evidenza i limiti della globalizzazione. Nell’ultimo anno i costi di trasporto dei containers dalla Cina sono quadruplicati e oramai incidono sul costo finale dei moduli. L’aggressione all’Ucraina sta inoltre obbligando l’Europa ad interrompere le importazioni di fossili dalla Russia, rivoluzionando lo scenario energetico. Ma la guerra in atto dovrebbe metterci in guardia anche rispetto ai rischi di una possibile chiusura del mercato solare cinese nel caso di un attacco a Taiwan.

Dunque è saggia l’iniziativa europea di rafforzare progressivamente la sua capacità produttiva. La Ue, negli ultimi 15 anni aveva visto un drastico ridimensionamento della sua base industriale, tanto che — come si vede dalla Fig. 2 qui in basso — la produzione di celle è ormai marginale, con una quota invece dignitosa per la produzione di silicio.

Fig. 2 – Quota europea di produzione alle varie fasi del ciclo di produzione di moduli fotovoltaici rispetto alla capacità produttiva mondiale

Ma le cose stanno cambiando. Secondo lo European Solar Manufacturing Council, l’associazione creata allo scopo di un rilancio della produzione fotovoltaica, l’attuale deficit commerciale annuo di 10,5 miliardi di euro in celle e moduli solari potrebbe essere convertito in circa 50 miliardi di euro di produzione fotovoltaica nel continente con la creazione di circa 178.000 nuovi posti di lavoro in Europa. In effetti, sono diversi gli stabilimenti che si stanno aprendo e tra questi certamente va segnalato il potenziamento a 3 GW/a dell’impresa 3Sun dell’Enel a Catania. E per il Fruanhofer Institute ci sarebbero le condizioni per lanciare Gigafactories da 10 GW/anno.  

In questo nuovo scenario dobbiamo aspettarci una forte accelerazione degli investimenti sul fronte della ricerca per consentire di ridurre l’impiego dei materiali e di utilizzare tecnologie diverse. La messa a punto di soluzioni innovative nel fotovoltaico sarà infatti fondamentale per il successo di un’industria solare europea. Questo nuovo scenario dovrebbe dunque rappresentare un forte stimolo per un Governo italiano, che negli ultimi anni è stato piuttosto ingessato. Va detto, tuttavia, che alcuni recentissimi segnali fanno sperare che anche da noi si avvii un deciso rilancio delle rinnovabili© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del master “Ridef – reinventare l’energia”. È stato direttore generale del ministero dell’Ambiente e consigliere di Pierluigi Bersani al ministero delle Sviluppo economico. È direttore scientifico del Kyoto Club un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti. È anche direttore scientifico della rivista e del portale “QualEnergia” promossi da Legambiente e da Kyoto Club. È presidente di Exalto, una società impegnata nella transizione energetica in atto. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di cinque libri, fra cui “2 °C - Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia”, 2016, e “Le trappole del clima”, 2020, scritto insieme a GB Zorzoli, Edizioni Ambiente.