La disperazione dei genitori davanti alla scuola elementare di Uvalde nel Texas: almeno 17 i bambini uccisi da un diciottenne con armi automatiche

Dopo l’ennesima strage in una scuola elementare del Texas la comunità internazionale si è finalmente decisa ad intervenire. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito e, superando il veto americano, ha approvato un pacchetto di durissime sanzioni contro il paese che consentiva si perpetrassero quotidiani massacri dei suoi cittadini. Uomini, donne, bambini e vegliardi uscirono dai bunker dove si erano rifugiati per sfuggire alle sparatorie, raccolsero i 400 milioni di armi da fuoco, bazooka, bombe, granate. Diedero fuoco al tutto tra canti, balli e esplosioni di gioia in una festa orgiastica e liberatoria. E fu così che gli Stati Uniti si liberarono dall’ossessione delle armi da fuoco


Il corsivo di STEFANO RIZZO, americanista

IL 2022 È L’ANNO in cui finalmente negli Stati Uniti è stato risolto il problema delle armi da fuoco. Dopo l’ennesima strage in una scuola elementare del Texas la comunità internazionale si è finalmente decisa ad intervenire. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito e, superando il veto americano, ha approvato un pacchetto di durissime sanzioni contro il paese che, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, consentiva che si perpetrassero quotidiani massacri dei suoi cittadini, bambini compresi. L’intero Congresso americano, senatori e deputati, è stato sanzionato per la sua inazione e per il sostegno dato alla lobby delle armi. Al presidente Biden alla vicepresidente Harris e ad un certo numero di alti funzionari governativi è stato proibito di viaggiare all’estero pena l’arresto da parte del Tribunale penale internazionale. Numerosi paesi (non tutti perché disgraziatamente l’interesse spesso prevale sui principi) hanno interrotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, espulso i diplomatici americani dai loro paesi e ritirati i propri per non incorrere nel rischio di qualche sparatoria.

400 milioni di armi da fuoco, bazooka, bombe, granate, e migliaia di miliardi di munizioni stipati nelle camerette dei bambini, nei soggiorni, nelle tavernette, nei garage, nelle automobili e financo nei calzini nel corso degli anni negli Stati Uniti

Seguendo l’esempio delle Nazioni Unite altre organizzazioni internazionali prendevano iniziative analoghe: l’Asean, l’Organizzazione degli Stati Americani, l’Unione africana, il Quad, il Quintetto, la Csce, il G7, il G20, la Santa Sede, l’Unione Europea, la Banca mondiale e, naturalmente, la Nato da sempre in prima fila nelle battaglie per la pace e i diritti civili. Per tutta risposta il governo americano inizialmente pensò di lanciare una bomba atomica tattica sul palazzo delle Nazioni Unite, ma poi, riflettendo sul fatto che si trovava a New York, decise di lasciar perdere limitandosi ad inviare 20 milioni di fucili automatici d’assalto AR-15 agli abitanti di Manhattan (due sarebbero bastati, ma melium abundare) perché agissero di conseguenza in difesa del loro paese. 

E tuttavia col passare delle settimane, via via che le sanzioni economiche, il crollo del turismo e la condanna morale della comunità internazionale facevano sentire i loro effetti, anche l’atteggiamento della popolazione americana incominciò a cambiare. Il cambiamento fu rapido e, come spesso succede nelle epoche di grandi trasformazioni, non privo di violenza. Il Congresso venne assaltato e dato alle fiamme, come peraltro era già avvenuto nel gennaio del 2021. Quasi tutti i deputati e senatori riuscirono a fuggire attraverso i sotterranei, ma alcuni tra i più noti sostenitori della National Rifle Association vennero catturati e passati a filo di spada. Il presidente Biden e tutto il governo fuggirono in Giappone dove risiedono tuttora in totale sicurezza dato che in quel paese vige il divieto totale di armi da fuoco. Gli operai dettero fuoco alle fabbriche di armi dove lavoravano, le rasero al suolo e cosparsero il terreno di sale perché non venissero ricostruite. I Ceo delle nazionali e multinazionali delle armi vennero cacciati dalla popolazione furente; molti di loro vennero catturati e giustiziati sul posto, ma rigorosamente all’arma bianca.

In fila davanti ai supermercati delle armi per comprare Colt, Bushmaster, Remington, Ruger, Browning, Springfield, Winchester [credit AP Photo/Ringo H.W. Chiu]
Dopo questo primo periodo di disordini ritornò la calma, come il sereno dopo la tempesta. Uomini, donne, bambini e vegliardi uscirono dai bunker dove si erano rifugiati per sfuggire alle sparatorie, raccolsero i 400 milioni di armi da fuoco, bazooka, bombe, granate, e le migliaia di miliardi di munizioni che nel corso degli anni avevano stipato nelle camerette dei bambini, nei soggiorni, nelle tavernette, nei garage, nelle automobili e financo nei calzini, e le portarono in appositi centri di raccolta istituiti dal Governo provvisorio rivoluzionario nelle piazze cittadine e nei parcheggi dei centri commerciali. 

La sera poi di un giorno stabilito venne dato fuoco al tutto tra canti, balli e esplosioni di gioia e di polvere da sparo in una festa orgiastica e liberatoria che durò tutta la notte. La mattina dopo solo le carcasse fumanti e annerite di Colt, Bushmaster, Remington, Ruger, Browning, Springfield, Winchester (oltre a varie marche straniere) ormai inutilizzabili rimasero nelle piazze, e da questi resti vennero tratti artistici monumenti a futura memoria di quegli eventi fausti.

E fu così che gli Stati Uniti, liberati una volta per tutte dall’ossessione delle armi da fuoco, divennero un paese normale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista, docente universitario, romanziere, ha insegnato relazioni internazionali all’Università la Sapienza di Roma. Ha collaborato con svariate testate a stampa e online scrivendo prevalentemente di politica e istituzioni degli Stati Uniti. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)

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