Biblioteche pubbliche allo sbando: la spoliazione e l’impoverimento da Nord a Sud

Biblioteca Palatina a Parma; sotto il titolo, la Biblioteca Estense a Modena

Oltre ad essere preziose per gli studiosi, le biblioteche sono un mezzo indispensabile per ridurre le disuguaglianze sociali, dando opportunità di crescita anche a chi viene dalle classi più disagiate. Se solo considerassimo che una famiglia italiana su dieci a casa non ha neppure un libro, forse ci preoccuperemmo di più e meglio delle biblioteche, garantendo un’offerta pubblica adeguata. Invece, la povertà educativa non regredisce ma aumenta. E le biblioteche sono pressoché dimenticate. La Funzione Pubblica della Cgil mette sotto accusa la scelta ideologica ministeriale di puntare sulla «valorizzazione»: fatta in modo sbagliato, produce solo guai. A cui si aggiunge l’ormai drammatica situazione degli organici, con la progressiva sparizione dei funzionari bibliotecari e la perdita dei laboratori di restauro


L’analisi di ANNA MARIA SERSALE

ANCORA UNA VOLTA la cultura soccombe, una maledizione di cui non riusciamo a liberarci. Che le biblioteche (purtroppo) ricevessero ben poca considerazione dall’amministrazione pubblica lo sapevamo, ma ora ci accorgiamo che sono precipitate in uno stato di crisi profonda: tagli, aperture a singhiozzo, incuria, orari ridotti, scarsità di personale ed eccessivo ricorso ai contratti precari. La ciliegina sulla torta è arrivata con la “riorganizzazione” decisa dal ministero della Cultura. «Gli effetti di quei provvedimenti sono stati disastrosi, occorre un cambio di rotta, una radicale modifica delle politiche culturali e un piano straordinario di assunzioni», avverte la Cgil Funzione pubblica.

Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte a Roma

Altro che Paese della cultura e della bellezza! Lo dimostrano le condizioni di abbandono della Biasa, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, una delle più antiche biblioteche italiane, Istituto prestigioso nel cuore di Roma. «La Biblioteca, di recente accorpata al neo costituito Museo del Vittoriano e di Palazzo Venezia, priva delle misure minime di sicurezza, durante l’inverno ha visto venire meno il sistema di riscaldamento sostituito dalla fornitura di sette stufette alogene insufficienti e fuori norma, ha subìto il blocco di uno dei sistemi di allarme antincendio, inoltre non aveva un sistema di climatizzazione per regolare la temperatura, salita al di sopra della norma. Pochi i lavoratori, che comunque hanno tentato di tenere in piedi un servizio pubblico essenziale, compromesso dalla riorganizzazione del ministero della Cultura»,  denuncia la Fp Cgil, che nei mesi scorsi si è appellata alla comunità scientifica, ai cittadini e al Presidente della Repubblica per salvare la Biasa e impedire l’ennesimo delitto contro il nostro patrimonio culturale. «Questa la situazione — sostiene il sindacato — a pochi anni dalla improvvida e ingiustificabile decisione del ministro Franceschini di accorpare la Biblioteca al circuito museale regionale del Lazio, in conseguenza di una minaccia di sfratto da Palazzo Venezia e di un progetto, mai decollato, di costituire una Fondazione sotto il patrocinio della Presidenza della Repubblica». 

Continuiamo a indebolire importanti istituzioni culturali, che sono simbolo della libertà di studio, di documentazione e conoscenza. Il ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini sembra aver dimenticato che, oltre ad essere preziose per gli studiosi, le biblioteche in generale sono un mezzo indispensabile per ridurre le disuguaglianze sociali, dando opportunità di crescita anche a chi viene dalle classi più disagiate. Se solo considerassimo che una famiglia italiana su dieci a casa non ha neppure un libro, forse ci preoccuperemmo di più e meglio delle biblioteche, garantendo un’offerta pubblica adeguata, con incremento del patrimonio librario, delle sedi presenti sul territorio e del numero di addetti (da sempre carente). Invece, le cose non vanno così. La povertà educativa non regredisce ma aumenta. Soprattutto ora, nel post-pandemia, tra crisi economica, prezzi alle stelle e guerra in Ucraina. Basti pensare che nel nostro Paese, testi scolastici a parte, soltanto la metà dei bambini e dei ragazzi ha letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi.  Per questo il buon mantenimento delle biblioteche, che tra l’altro custodiscono tesori straordinari, dovrebbe essere una delle priorità nell’agenda politica. Al contrario, le biblioteche sono pressoché dimenticate. 

Le biblioteche sono un mezzo indispensabile anche per ridurre le disuguaglianze sociali, dando opportunità di crescita a chi viene dalle classi più disagiate

Non si salvano neppure le biblioteche pubbliche statali, custodi di un patrimonio documentario inestimabile, fatto in prevalenza di libri, con edizioni di grande valore storico, ma fatto anche di audiovisivi e moderne banche dati. Sono un sistema complesso, ma con i piedi di argilla per la cronica mancanza di dipendenti. «Nel contesto desolante della desertificazione del ministero della Cultura, ridotto ormai alla metà del personale previsto, il degrado organizzativo ha ormai raggiunto livelli insostenibili». Per questo il sindacato chiede con forza «un cambio di rotta». 

La Fp Cgil mette sotto accusa la scelta ideologica ministeriale di puntare sulla «valorizzazione» che fatta in modo sbagliato produce solo guai: drastica riduzione dei dirigenti assegnati al settore; inserimento di Biblioteche prestigiose — come la Braidense, l’Estense, la Palatina e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte — alle dipendenze di circuiti museali che hanno, invece, una diversa mission rispetto ai compiti di tutela conservazione e fruizione del patrimonio librario. Inoltre, le spoliazioni delle sedi storiche: la Biblioteca Universitaria di Pisa da dieci anni smembrata nel suo patrimonio per un pretestuoso tentativo di sfratto; la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, di cui abbiamo parlato, su cui pende anche l’ipotesi di trasformazione in una Fondazione, con l’abbandono della sede storica di piazza Venezia a Roma. E ancora: la Biblioteca Nazionale di Napoli, per la quale è in programma uno spostamento da Palazzo Reale sulla base di un progetto per un “polo culturale”.

Laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale di Firenze

A tutto questo si aggiunge l’ormai drammatica situazione degli organici, che sta vedendo la progressiva sparizione di figure centrali, come quella dei funzionari bibliotecari, ma anche del personale di supporto amministrativo e tecnico; e la perdita dei laboratori di restauro, a partire dal quello più prestigioso della Biblioteca Nazionale di Firenze. E contro il rischio di chiusura della Biblioteca Isontina di Gorizia tutti i sindacati il 20 giugno hanno decretato una giornata di sciopero, dopo  avere inutilmente per mesi tentato un confronto con le strutture ministeriali e gli enti locali. 

Tira una brutta aria anche alla Biblioteca Universitaria di Cagliari. Con l’evidente scopo di sopperire alla carenza endemica di personale, in questi giorni la direzione pubblica uno sconcertante avviso sulla pagina social, con il quale offre a studenti e laureati, «l’opportunità di fare degli stage», naturalmente non retribuiti, attirandosi una valanga di critiche e una ferma posizione di condanna da parte della Fp Cgil di Cagliari. L’elenco di situazioni critiche potrebbe continuare, visto che arrivano quotidianamente segnalazioni da tutto il territorio nazionale che evidenziano il progressivo declino di uno dei settori più prestigiosi per la cultura del nostro Paese.

«Nulla avviene a caso — osserva la Cgil — esistono precise responsabilità politiche e sembra prevalere un disinteresse generale del governo e delle forze politiche, nonché, spiace dirlo, un atteggiamento superficiale dei media, sempre attenti agli effetti della spettacolarizzazione delle politiche di valorizzazione e molto meno al reale funzionamento delle istituzioni culturali. Noi certamente non ci rassegniamo e utilizzeremo tutti i mezzi a nostra disposizione per rappresentare la realtà effettiva e avviare le mobilitazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, sensibilizzare l’opinione pubblica insieme ai pochi intellettuali che denunciano la gravità di questa situazione e alle associazioni che operano in difesa del nostro patrimonio culturale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.