Gli eroi dei nostri tempi: Elisabetta, Mattarella, Amadeus e poi c’è il Primo dei Primi…

Elisabetta II d’Inghilterra taglia la torta dei 70 anni di trono a Buckingham Palace; sotto il titolo, ai funerali del consorte Filippo  [credit Aaron Chown AP]

Lei, The Queen, 95 anni, è l’infrangibile monarchia, il potere, la guida spirituale, la mamma, la nonna, colei da cui vorresti  essere governato, bacchettato, rassicurato. È tempo di grandi “vecchi”, questo. Di caratteri forti che ci guidino. Il nostro Presidente Mattarella ha una figlia, dei nipoti. Magari la domenica voleva andare a pranzo da loro, portare le pasterelle. Ma, attenti a giudicarlo un nonno bonario. Mattarella è come la Regina Elisabetta. Alla prima porcheria ti defenestra il colpevole, come ha fatto The Queen togliendo il titolo di Duca di York ad Andrea. Lo farà in modo felpato, in puro stile Mattarella. Ma lo farà. C’è Amadeus. È lui il terzo eroe, quello che prende per mano l’Italia stremata dal Covid e la scaraventa nell’allegria sanremese e fa il boom di ascolti. E poi c’è lui: l’Italia ha un disperato bisogno di miracoli…


Il colpo di tacco a spillo di DANIELA TAGLIAFICO

70 ANNI SUL TRONO. La guardi nelle foto, nei servizi televisivi, sempre più rimpicciolita e sempre più granitica, sempre più eterna. Lei, The Queen, 95 anni, è l’infrangibile monarchia, il potere, la guida spirituale, la mamma, la nonna, colei da cui vorresti  essere governato, bacchettato, rassicurato.

Elisabetta, la “mater dolorosa” che ha nascosto al mondo le sue sofferenze. Che ha in famiglia tanti parenti/serpenti, come tutti noi: un terzogenito Andrea sposato con una che si faceva succhiare l’alluce da un miliardario americano e che avrebbe il vizietto di frequentare minorenni procurategli da Epstein, l’erede al trono Carlo che tradiva santa Diana, santa Diana che tradiva Carlo, la nuora Meghan che, dall’altra parte dell’Oceano parla troppo, e il maritino non è da meno. Insomma, corona a parte, quanti di noi non hanno un parente di cui vergognarsi? Quanti di noi non hanno avuto un momento di commozione vedendola piccola, vulnerabile, immersa nel vestito nero, spezzato solo da due orecchini di perle bianche al funerale di Filippo? La solitudine del potere, ci siamo detti. La solitudine, punto e basta, abbiamo concluso.

Palermo, 31 gennaio 2015. Sergio Mattarella segue lo scrutinio della sua prima elezione alla Presidenza della Repubblica nella casa di Palermo circondato da figli e nipoti

Per questo la Regina Elisabetta ci rappresenta. Con la sua fermezza, la dignità, direi anche un briciolo di tenerezza. E le sue solitudiniÈ tempo di grandi “vecchi”, questo. Di caratteri forti che ci guidino. Di eroi che, con l’avanzare dell’età, vorrebbero fare altro nella vita, ma “non possono sottrarsi”.

Il nostro Presidente Mattarella ha una figlia, dei nipoti. Magari la domenica voleva andare a pranzo da loro, portare le pasterelle e poi fare una bella passeggiata, senza per questo dovere avere la scorta, polizia e carabinieri che controllano le strade (tu Capo dello Stato non entri in una pasticceria a comprare i cannoli se prima il negozio non è stato bonificato. Attenzione: non dal Covid, ma per ragioni di sicurezza). Invece altri 7 anni, in nome del Paese, dopo aver domato un parlamento riottoso e lacerato e costretto la politica a inginocchiarsi sui ceci e pregarlo di restare. I 1009 elettori si sono spellate le mani ad applaudirlo, in un crescendo psicanalitico che rivelava tutte le loro debolezze.

E così un Parlamento  sempre più scollato dal Paese ha fatto la scelta che il Paese voleva. Incredibilmente. Ha eletto Presidente della Repubblica l’uomo che ci risarcisce di tutte le nostre delusioni di elettori traditi, l’uomo che della politica rappresenta la parte nobile, l’uomo che restituisce dignità e che la dignità la invoca con forza.

Trionfa il pensiero liquido del patriarca televisivo Amadeus, il Baumann de’ noantri: prende per mano l’Italia stremata dal Covid e la scaraventa nell’allegria sanremese col boom di ascolti

Attenti a giudicarlo un nonno bonario. Mattarella è come la Regina Elisabetta. Alla prima porcheria ti defenestra il colpevole, come ha fatto The Queen togliendo il titolo di Duca di York ad Andrea, il figlio prediletto. Lo farà in modo felpato, in puro stile Mattarella. Ma lo farà. 

E poi c’è Amadeus. No, non sto scherzando. È lui il terzo eroe, quello che prende per mano l’Italia stremata dal Covid e la scaraventa nell’allegria sanremese e fa il boom di ascolti. Candidandosi anche lui a condurre l’Ariston per sette anni e poi forse ancora sette, come Mattarella. Nell’Italia che sputa sui neri negli autobus, che disprezza le unioni civili, che spara agli omosessuali, che insulta gli ebrei, insomma nell’Italia retriva che emerge sempre come un fiume carsico, nel suo lato peggiore, proprio quando pensiamo di aver fatto le nostre conquiste sociali, Amadeus lancia uno tsunami di fluidità. E lo fa in un luogo simbolo, quella Sanremo un tempo borghese, conformista, pronta a scandalizzarsi per mezza tetta fuori. Mette insieme Morandi, la Berti, Achille Lauro, Mahmood e Blanco, la grande Drusilla che nessuno si capacita che sia un uomo “normale”. 

Trionfa il pensiero liquido del patriarca televisivo Amadeus, il Baumann de’ noantri, così rassicurante. Anche lui. 13 milioni di Italiani che guardano Sanremo e che magari domani riprenderanno a dare della checca o del trans al primo che non gli piace per strada.

E poi c’è il Primo dei Primi. Il Super eroe del nostro tempo: Papa Francesco che stasera sarà in televisione da Fazio. Evento eccezionale. L’italia ha un disperato bisogno di miracoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno. Si è occupata di politica estera e interna nella redazione del Tg1, introducendo per la prima volta il “colore” nei servizi politici, in una stagione televisiva ancora molto paludata e tradizionalista. Del Tg1 è stata per molti anni vicedirettrice. Si è dimessa nel 2004 per protesta contro la mancanza di pluralismo e l’invadenza del governo sulla linea editoriale. Nel maggio 2006, con l’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, ha assunto l’incarico di direttrice di Rai Quirinale. Un’esperienza privilegiata che le ha permesso di maturare attenzione e sensibilità istituzionale. Il Presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza prima di “Cavaliere” poi di “Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana”. Il suo primo romanzo "Le coniugazioni del Potere", Mazzanti Editore.