Quando si dice che il Pd ha perduto la propria fondamentale connotazione di sinistra riformatrice la prova tangibile, tristemente tangibile, è il nuovo paesaggio bolognese, dal centro storico stravolto a quelle colline che erano rimaste, uniche in Italia, intatte con un verde diffuso e squillante, riconoscibile di lontano


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

Il Santuario di San Luca circondato dalle colline verdi intoccate dalla speculazione edilizia grazie al vincolo urbanistico; sotto il titolo, il cantiere che sta trasformando un capannone in villette sui colli bolognesi

PER ANNI E ANNI, passando in treno per Bologna, ero inorgoglito da quelle colline rimaste verdi, intoccate dalla speculazione edilizia: Il mitico sindaco Giuseppe Dozza — detto l’Umon, l’Omone — aveva vincolato a verde agricolo i colli bolognesi da San Luca a San Michele in Bosco. Tornato da anni di esilio in Francia a cui l’aveva costretto il fascismo dopo che in piazza era stato atterrato e picchiato con una chiave inglese da Leandro Arpinati ras dello squadrismo fascista prima di cadere in disgrazia, Dozza aveva ascoltato gli urbanisti come il romano Campos Venuti e assessori illuminati come Armando Sarti. Non un metro cubo si poteva costruire sui colli della città, a differenza delle colline di Torino o di Genova, per non parlare di Roma o di Napoli, sfregiate e stravolte da una edilizia di speculazione: vale per tutte la mole dell’Hotel Hilton sopra Monte Mario, nella Capitale.

Quando andavamo a fare inchieste a Bologna (dove intanto procedeva con Pier Luigi Cervellati il piano di risanamento e recupero di quartieri del centro storico a partire da San Leonardo ammirato anche dall’allora principe Carlo d’Inghilterra che l’aveva ripreso per le case di sua proprietà in Cornovaglia) sottolineavamo quel paesaggio collinare intatto come un patrimonio esemplare di tutta la sinistra. Da seguire ovunque possibilmente.

Complesso residenziale in Via Sabbiuno sui colli bolognesi (foto scattata a fine aprile 2022)

Ora quel vanto è stato prima incrinato e poi travolto da una espansione edilizia che ha violato quell’intatto verde collinare bolognese grazie a Giunte, incredibile solo a pensarlo anni fa, che sono o si definiscono di centrosinistra. Quando si dice che il Pd ha perduto la propria fondamentale connotazione di sinistra riformatrice la prova tangibile, tristemente tangibile, è il nuovo paesaggio bolognese, dal centro storico stravolto a quelle colline che erano rimaste, uniche in Italia, intatte con un verde diffuso e squillante, riconoscibile di lontano. Quando diciamo che il Pd deve al più presto rifondarsi come alternativa ad un centrodestra controriformatore pensiamo ai colli bolognesi e alla regressione vergognosa, avvilente che hanno subito in questi anni di involuzione, di decadenza, anzi di scadimento disastroso del Pd nel cuore dell’Emilia un tempo cuore pulsante di un moderno riformismo nelle politiche comunali e nella visione regionale dalla Romagna al Po. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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