Dal cilindro dei personalismi della guerra interna alle correnti del Pd spunta una proposta di legge in materia di antisemitismo, per fare uno sgambetto alla segretaria del partito. Secondo una definizione, contestata da molti ebrei progressisti e perfino dal Vaticano, ogni critica radicale contro le politiche dello stato di Israele potrebbe essere considerata antisemita, sulla base della rigida definizione elaborata dall’Ihra, l’International Holocaust Remembrance Alliance. La destra brinda, in prima fila i nipotini di Almirante segretario di redazione della rivista fascista sulla razza. Nel Pd impareranno a non lavorare per il re di Prussia?
◆ Il commento di BATTISTA GARDONCINI *
► Capisco che in un mondo in guerra, sull’orlo dell’olocausto nucleare, ci siano motivi di indignazione ben più seri. Ma vorrei dedicare queste poche righe a un argomento che periodicamente riaffiora sulla stampa italiana ad opera di alcuni residuati bellici di renziana memoria, che vorrebbero scalzare Elly Schlein dalla guida del Pd — o quantomeno indebolirla — prima che lei, avvalendosi delle sue prerogative di segretario, li escluda dalle prossime liste elettorali. Ma siccome questo non si può dire apertamente, mascherano i loro personalissimi intenti con qualche nobile causa, accuratamente scelta per metterla in difficoltà.
L’ultimo a provarci è stato il senatore Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ex sottosegretario, ex ministro in diversi governi. Padre di nove figli, cattolicissimo, nelle primarie del Pd del 2023 si era schierato con Bonaccini contro Schlein ed evidentemente non ha mai digerito la sconfitta. Così, di punto in bianco ha tirato fuori dal cappello, senza concordarlo con il suo gruppo parlamentare, un disegno di legge in materia di antisemitismo basata su una rigida definizione elaborata dall’Ihra, l’International Holocaust Remembrance Alliance. Secondo questa definizione, contestata da molti ebrei progressisti e perfino dal Vaticano, ogni critica radicale contro le politiche dello stato di Israele potrebbe essere considerata antisemita. Nel suo disegno di legge Delrio è tanto magnanimo da non prevedere sanzioni penali per chi si azzardasse a parlare del genocidio di Gaza o a definire Netanyahu un criminale di guerra. Però chiede al governo di rafforzare i controlli, non soltanto sui social, ma anche su quello che accade nelle istituzioni scolastiche e universitarie, dove a suo parere “la diffusione del linguaggio di odio e dell’intolleranza risulta in netta prevalenza rispetto al confronto tra punti di vista differenti”. Qui trovate il testo integrale della proposta e l’elenco dei firmatari, dove non poteva mancare l’immarcescibile Pierferdinando Casini.
Di fronte a un testo del genere, perfino il cauto capogruppo Pd in Senato Boccia è stato costretto a intervenire e ha chiesto a Delrio di ritirarlo, ovviamente senza risultati. A Delrio non importa che la destra, comprensiva dei nipotini di quelli che fecero le leggi razziali, festeggi e si dica disposta ad appoggiare la proposta. L’unico vero obiettivo è quello di intralciare il faticoso tentativo di Elly Schlein di riallacciare i rapporti con quella enorme fetta di società civile, giovane e impegnata, che non considera più il Pd un punto di riferimento.
Schlein sa che le prossime elezioni si vinceranno soltanto riportando a votare milioni di persone deluse da un partito senza più anima, attento soltanto alle poltrone e agli equilibri delle correnti. È questo il mandato che ha ricevuto quando ha vinto a sorpresa le primarie del 2023, ribaltando con il voto dei non iscritti il risultato voluto dall’apparato del partito. Finora è stata troppo timida nei confronti di quell’apparato, che è ancora potente e deciso a vendere cara la pelle. Si dia da fare, prima che sia troppo tardi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
