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Di positivo c’è stato, per una volta, che le elezioni si sono svolte in modo regolare. Anche Trump è stato insolitamente silenzioso: qualche dichiarazione, ma nessun discorso incendiario. E adesso cosa succederà? Per Biden e i democratici non sarà un bell’andare, come non lo è stato in passato. Dopo le elezioni di midterm (con un seggio al senato ancora da eleggere), le cose potranno soltanto peggiorare: alla camera saranno i repubblicani ad avanzare le loro proposte o a bocciare quelle del presidente. Ma anche i repubblicani hanno poco da gioire. Vorranno cambiare la politica americana verso l’Ucraina e la Russia (ma non la Cina e l’Iran). Con loro in maggioranza non ci saranno più “assegni in bianco all’Ucraina”, intendendo che diminuirà il sostegno militare e finanziario a quel paese per contrastare l’aggressione russa. Nei prossimi due anni si ripeterà ciò che già è successo: la paralisi del sistema, l’incapacità di decidere, lo scontento e la delusione dell’elettorato, la continua polarizzazione


L’analisi di STEFANO RIZZO, americanista

E COSÌ, DOPO due anni di presidenza con tante promesse non realizzate e pochi risultati raggiunti, dopo una lunghissima e costosissima campagna elettorale con decine di migliaia di spot pubblicitari, di comizi, di attacchi velenosi, di minacce di hackeraggio, di timori di assalti violenti ai seggi, si è finalmente arrivati alle elezioni di midterm. Le elezioni non sono andate male per i democratici perché potevano (era previsto che potessero) andare peggio. Non c’è stata “l’ondata rossa” repubblicana che si temeva. Il Grand Old Party conquisterà quasi sicuramente la camera bassa, anche se con pochi voti di maggioranza. Ci vorranno ancora giorni per avere i risultati definitivi, anche dell’affluenza alle urne, e per sapere quanto è stato determinante per la “non-sconfitta” democratica il voto delle donne indignate dalla sentenza della corte suprema sul diritto di aborto. 

Le elezioni non sono andate male per i democratici: non c’è stata “l’ondata rossa” repubblicana che si temeva

Quanto al senato, dopo quattro giorni di spasmodica attesa è stata annunciata l’ultima vittoria dei democratici in Nevada e la conta adesso è di 50 a 49 a loro vantaggio. Manca ancora un seggio, quello della Georgia, che verrà deciso soltanto il 6 dicembre con il ballottaggio tra i due principali contendenti che non hanno superato il 50 per cento dei consensi. Se i democratici perderanno quella gara rimarrà la situazione attuale in cui hanno la maggioranza grazie al voto della vicepresidenza Harris; se la vinceranno avranno un voto in più e potranno farne a meno. Fin da adesso comunque è una sonora sconfitta per i repubblicani che contavano di strappare almeno due seggi ai loro avversari.

Di positivo c’è stato, per una volta, che le elezioni si sono svolte in modo regolare: non ci sono stati i temuti disordini e le intimidazioni ai seggi (solo un uomo è stato arrestato con un coltello), non si sono viste se non in qualche caso le lunghissime file ai seggi, non ci sono stati gli hackeraggi temuti e annunciati dai troll russi (o da altri). Anche le contestazioni e le accuse di elezioni truccate sono state poche probabilmente perché molti candidati repubblicani speravano di vincere e non volevano sbilanciarsi dichiarando le elezioni una truffa. Ci saranno alcuni riconteggi previsti dalla legge, ma niente rispetto al caos delle elezioni presidenziali e congressuali di due anni fa. Anche Trump è stato insolitamente silenzioso: qualche dichiarazione, ma nessun discorso incendiario. Semmai se l’è presa con i suoi dando a loro la colpa per la “non-vittoria”, nonostante la maggior parte dei candidati repubblicani fossero stati scelti da lui e avessero fatto campagna elettorale sposando le sue tesi negazioniste e le altre bufale complottiste.

Malumori nel Grand Old Party per i risultati deludenti dei candidati trumpiani nelle elezioni di midterm

E adesso cosa succederà? Che ne sarà della presidenza Biden e dell’intero sistema politico-istituzionale americano nei prossimi due anni? Per Biden e i democratici non sarà un bell’andare, come non lo è stato in passato. Non è vero quello che raccontavano (almeno all’inizio) gli opinionisti, che con la presidenza e i due rami del parlamento controllassero tutta la macchina dello stato. Anche con la loro esile maggioranza al senato larga parte dei provvedimenti approvati alla camera sono stati bloccati dall’ostruzionismo repubblicano, e quello che il pubblico ha visto è una presidenza e una maggioranza democratica paralizzate e incapaci di realizzare le promesse fatte. Gli unici provvedimenti significativi approvati, perché in base ai regolamenti non possono cadere sotto la tagliola dell’ostruzionismo, sono quelli che hanno riguardato lo stimolo finanziario post-Covid, gli ingenti investimenti in infrastrutture (che però interessavano anche i repubblicani) e il recente provvedimento omnibus chiamato Inflation Reduction Act, che ora i repubblicani minacciano di cancellare. 

Adesso, dopo le elezioni di midterm, le cose potranno soltanto peggiorare perché se, come al momento sembra probabile, i repubblicani avranno la maggioranza alla camera saranno loro a controllarne i lavori avanzando le proprie proposte e bocciando quelle del presidente. Se ciò avverrà i democratici possono scordarsi di far approvare la riforma dell’immigrazione, la riforma del sistema elettorale per contenere lo scandaloso finanziamento delle elezioni (mai così alto come quest’anno), l’altrettanto scandaloso gerrymandering che viola il principio di “una persona un voto”; possono scordarsi di intervenire con una legge federale sull’aborto che ripristini almeno in parte il diritto bocciato dalla corte suprema, o di approvare qualche correttivo alla diffusione delle armi che è la principale causa dell’impennata dei crimini violenti; possono scordarsi una legge quadro di riforma delle forze di polizia, la riforma dell’iniquo sistema fiscale che favorisce ricchi e ricchissimi, e soprattutto il “piano di ricostruzione sociale” con investimenti nelle scuole, edilizia residenziale, tasse universitarie, ecc. ecc. In ogni caso i democratici si troveranno a dover fare i conti con le attese nuove sentenze della corte suprema sui matrimoni gay, sulla contraccezione, sulla pena di morte, sulle armi, sull’“azione affermativa” a protezione di neri e latinos.

Per la composizione del senato deve essere assegnato ancora un seggio; in Georgia ballottaggio il 6 dicembre

Ma anche i repubblicani hanno poco da gioire. Non hanno conquistato il senato, ma hanno pur sempre il potere di ostruzionismo (e oggi molti democratici si mangiano le mani per non averlo abolito perché temevano di ritrovarsi in minoranza) grazie al quale potranno continuare a bloccare tutti i provvedimenti di legge approvati dalla camera (a meno di non ricavarne qualcosa anche per sé) e ritardare sine die le nomine presidenziali di giudici e altre cariche dello stato.

Alla Camera poi, se alla fine i repubblicani riusciranno a strappare quella manciata di seggi ancora indecisi, si annunciano una serie di vendette personali. Intanto, non daranno seguito alle conclusioni e raccomandazioni della commissione di inchiesta sull’assalto al congresso del 6 gennaio, che loro considerano una “caccia alle streghe”, e non riprenderanno le altre inchieste parlamentari sull’operato di Trump che scadono ad ogni fine legislatura. Non solo, il futuro capogruppo Kevin McCarthy ha già annunciato che il suo partito inizierà non meglio chiarite procedure di impeachment nei confronti di Biden per “abuso di potere” e per “corruzione” (per il coinvolgimento del figlio Hunter nella finanza ucraina), e nei confronti del ministro della giustizia Garland per le indagini sui documenti trafugati da Trump e nascosti a Mar-a-Lago.

Missile Javelin, simbolo del sostegno americano nella guerra contro la Russia; il futuro capogruppo dei repubblicani alla camera, McCarthy, ha annunciato che non ci saranno più “assegni in bianco all’Ucraina”

Dalla camera, che ha il “potere della borsa”, i repubblicani cercheranno di cambiare anche la politica americana verso l’Ucraina e la Russia (ma non la Cina e l’Iran). Kevin McCarthy ha già annunciato che con loro in maggioranza non ci saranno più “assegni in bianco all’Ucraina”, intendendo che diminuirà il sostegno militare e finanziario a quel paese per contrastare l’aggressione russa. Infine, hanno fatto pendere la minaccia di non innalzare il tetto del debito (competenza esclusiva della camera), senza di che a gennaio si bloccherebbe tutta la macchina dello stato con massicci licenziamenti e chiusura dei servizi non essenziali. L’obbiettivo ovviamente è di mettere in ulteriore difficoltà l’amministrazione Biden e costringerla a trattare sulle proposte che loro vogliono.

Insomma, ciò che aspetta gli americani nei prossimi due anni è il ripetersi di ciò che già è successo: la paralisi del sistema, l’incapacità di decidere, lo scontento e la delusione dell’elettorato, la continua polarizzazione. Se poi, come sembra probabile, Trump si candidasse alle prossime elezioni e Biden, come è possibile, facesse altrettanto, sarebbe il perfetto remake di ciò che è già accaduto e che accadrà ancora: un paese in mezzo al guado, che non riesce ad uscire dalla propria crisi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornalista, docente universitario, romanziere, ha insegnato relazioni internazionali all’Università la Sapienza di Roma. Ha collaborato con svariate testate a stampa e online scrivendo prevalentemente di politica e istituzioni degli Stati Uniti. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)

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