Roma da vivere o da consumare? Il centro storico prigioniero del turismo mordi e fuggi

Il nuovo sindaco Gualtieri fa piccoli ritocchi per non scontentare chi ha fatto della Capitale una città da visitare velocemente, di camere in affitto, di loculi per turisti veloci, di bed & breakfast, di locali bangladeshiani tutti uguali e tutti deserti, al posto di ristoranti decenti, di antiquari, di restauratori di libri. Persino quando sono stati intaccati palazzi storici come quello in cui abitò il letterato Annibal Caro, neanche una parola è arrivata dalla ex presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi: ora è stata promossa…


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

In alto, i resti della movida notturna; sotto il titolo, l’assalto alle aree monumentali

DALLA COMPOSIZIONE DI Giunta e dalle dichiarazioni, Gualtieri — che compiti immani — sembra per ora contentarsi di ritocchi, di non scontentare troppo quanti hanno fatto di Roma una città da visitare velocemente più che da vivere quotidianamente, intensamente. Dirò subito che aver affidato a Sabrina Alfonsi, già presidente del I Municipio, un compito tanto strategico (Ambiente e Rifiuti) mi ha sbalordito: ha forse fatto qualcosa di rilevante la Alfonsi per tutelarlo, per difenderlo dalla degenerazione di città da abitare in città (città?) di camere in affitto, di loculi per turisti veloci, di bed & breakfast, di locali bangladeshiani tutti uguali e tutti deserti, al posto di ristoranti decenti, di antiquari, di restauratori di libri, eccetera. Vie come Borgo di Santo Spirito intatte dall’800 sono state stravolte in pochi mesi e ai numerosi appelli la signora Alfonsi non si è neppure degnata non di intervenire ma di rispondere. Anche quando riguardavano palazzi storici come quello in cui abitò il letterato Annibal Caro.

Quanti residenti veri sono rimasti nel centro storico entro le Mura Aureliane, anch’esse piuttosto malconce? Attendiamo dati certi. Eppure si continua ad esaltare la Bellezza di Roma. Che non ha un piano regolatore che tuteli l’intera città, almeno entro le mura. Che continua ad essere sconciata in quelle che non sono più periferie bensì quartieri di media borghesia. La Regione ha tentato di “gonfiare” il delizioso quartiere dei Villini. Zingaretti come Polverini? Un bel guadagno. Finalmente si è dovuto opporre lo stesso ministero per i Beni Culturali ora per la Cultura (boh!), ma quel Soprintendente che aveva messo il vincolo sino al termine dell’asta rettilinea non c’è più e il ministero della Cultura che farà? Per ora investe 18 milioni di euro nell’Arena Colosseo ad uso spettacolo. Ci risiamo, Roma città per ludi di massa e non da abitare, da vivere, nella quale creare prodotti di qualità. Da Gualtieri ci aspettavamo una svolta decisa.

Qualche bello spirito ha esclamato con fare irrisorio: “Ma Roma mica si sognerà di avere un regime speciale?”. Sì, perché ce l’hanno tutte le grande capitali europee; la Grande Londra, le Grand Paris, la Città stato di Berlino, la stessa Madrid. Roma no. Si è data quella Roma Capitale che non funziona per nulla. Ha quartieri dove si lavora spesso intensamente, alcuni più grandi delle maggiori città italiane, ma dipendono da un Campidoglio sclerotizzato, anchilosato. Ma adesso, vedrete, ci penserà la Alfonsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.