L’acqua è vita e la cerchiamo nello spazio. Mercificarla è dire col dito: “Tu vivi, tu muori”

Manifesto del 2010 per il referendum sull’acqua pubblica [credit Roberto Monaldo / La Presse]

Il rappresentante del Forum mondiale per l’acqua risponde all’editoriale di Ferruccio De Bortoli sul “Corriere della Sera” di lunedì 29 novembre: «È incivile che un abitante di Las Vegas disponga di 1400 litri al giorno e che un abitante del Mali ne disponga di soli 15 litri». Nel 2020 l’acqua è stata quotata in borsa prefigurando una vera tragedia. 17 fondi internazionali aspettano di intervenire nel nostro Paese, le 4 Multiutility italiane sono private, quotate in borsa e con le multinazionali francesi Suez e Veolia gestiscono l’acqua della Capitale e di grandi città, in Sicilia e in Calabria: non brillano per efficienza


L’articolo di EMILIO MOLINARI, associazioni “Costituzione Beni Comuni” e “Laudato Si’”

STIMO MOLTO FERRUCCIO DE BORTOLI ma dissento dal suo editoriale di lunedì sul “Corriere della Sera” con cui offre un avallo alla privatizzazione dell’acqua. Lo ringrazio, però, perché ha riportato l’attenzione — monopolizzata dal clima — sull’acqua, la sua crisi globale e, aggiungo io, sui 4 miliardi di persone escluse dall’accesso a quella buona. L’acqua non è più un argomento, è stata ignorata nella agenda dei G8, G20, e nemmeno nella Cop26 è stata una priorità. Non esiste una agenzia specifica dell’Onu sull’acqua. 

Mobilitazione per il referendum sull’acqua votato dalla maggioranza dei cittadini

Non mi dilungo; dico solo che i referendari non sono — come lascia intendere l’editoriale — divulgatori di «false verità su cui riposa la nostra coscienza civica». Non abbiamo mai sostenuto e non sosteniamo che l’acqua «è abbondante e inesauribile»; al contrario, mi scontro ancora con quanti sostengono che l’acqua è una risorsa rinnovabile. Non lo è se continuano ad aumentare i consumi, la popolazione e l’inquinamento. Non abbiamo mai parlato «di gratuità», ma che sull’acqua non si devono fare profitti. Abbiamo detto, e lo afferma l’Onu, che a ogni persona vanno garantiti almeno 50 litri di acqua al giorno, e che le tariffe devono essere progressive ai consumi. Incivile è che un abitante di Las Vegas disponga di 1400 litri al giorno e che un abitante del Mali ne disponga di soli 15 litri. Sostengo che il “nostro tempo sta per scadere” e chiama le istituzioni a straordinari interventi pubblici per l’acqua, che a tanti manca persino per lavarsi le mani, ed è vitale come i vaccini e la salute.

Sono convinto che tutto ciò a cui assistiamo non sia per un eccesso di pubblico, ma per un eccesso di interesse privato. Ideologico? Ma lo dice anche Papa Bergoglio. Sono convinto che su questi argomenti, il referendum abbia fatto una straordinaria campagna di massa di «educazione civica». L’editoriale ignora che nel 2020 qualcuno ha pensato di quotare in borsa l’acqua e che tragedia prefiguri. I «17 fondi internazionali che aspettano di intervenire sull’acqua nel nostro paese», aspettano solo che il Disegno di legge sulla concorrenza rimuova gli ultimi ostacoli pubblici. Le 4 Multiutility italiane ricordo che sono private, sono quotate in borsa e con le multinazionali francesi Suez e Veolia gestiscono l’acqua della capitale e di tante altre grandi città, in Sicilia e in Calabria, e non brillano per efficienza. Parigi è tornata pubblica. Milano e la Puglia sono in house e l’editoriale stesso riconosce che sono tra le più efficienti. Le gestioni in economia sono solo a Napoli e nei piccoli comuni montani dove ci sono “appetitose” sorgenti da gestire privatamente.

L’acqua è vita, la cerchiamo nell’universo, su altri pianeti… È il tutto e viene prima di tutto. Come la salute va oltre il concetto di servizio. Mercificarle è come indicare con un dito: “Tu vivi, tu muori”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È tra i fondatori del movimento per l’acqua pubblica in Italia. È stato operaio metalmeccanico di precisione alla Borletti di Milano, dove aveva già lavorato il padre: il primo stipendio a 14 anni come apprendista. Ha partecipato al Sessantotto operaio milanese e alla formazione dei primi Comitati Unitari di Base. Per la sua passione politica e sociale, nel 1975 diventa consigliere comunale a Milano e regionale lombardo con Democrazia Proletaria, di cui è stato anche parlamentare europeo dal 1984 come membro della Commissione per l’energia, la ricerca e la tecnologia. Partecipa al movimento ambientalista e, con i Verdi, viene eletto senatore nel 1992. Nel 2010 ha scritto (con Claudio Jampaglia) il libro “Salvare l’acqua”, edito da Feltrinelli