La “scoletta” vera di Giuseppe Conte: di chi è “figlio” e da dove viene l’ex premier

Volturara Appula (Foggia), paese natale di Giuseppe Conte, al tramonto

Spesso sfottuto dai “giornaloni” col nome storpiato da Trump di “Giuseppi”, il leader dei 5 Stelle (o come si chiameranno) ha avuto una formazione tutt’altro che mediocre. Non è stato un borsista di Villa Nazareth, ma ne ha frequentato assiduamente gli ambienti al tempo in cui – Achille Silvestrini presidente – la dirigeva l’allora emergente monsignor Pietro Parolin ora segretario di Stato Vaticano. I Forcella, i Bartoli, i Michele Tito, i Gorresio e altri coi quali siamo cresciuti avrebbero cercato di capire da dove arrivava questo sconosciuto. Oggi no, non si usa più. Si fa lo shampoo “democratico” alla Meloni


Il commento di VITTORIO EMILIANI

Villa Nazareth, la “piccola Oxford” della periferia romana

GIUSEPPE CONTE VIENE, si sa, da un paesello della Daunia in Alta Puglia e per i più ha fatto carriera sulla scia del suo maestro, di studi e di esperienze forensi, Guido Alpa. A me è capitato però di trovargli un’altra “scoletta” (come dicono a Bologna), in tutt’altro luogo che l’Università, e precisamente dalle parti di Villa Nazareth la scuola di eccellenza creata dal cardinal Tardini allora alla Segreteria di Stato e poi, per anni, presieduta da un grande dell’alta diplomazia non solo vaticana, il cardinale Achille Silvestrini, ministro degli Esteri con Casaroli segretario di Stato. Il quale agli amici, all’inizio imbarazzati, chiedeva di venire chiamato semplicemente don Achille. 

Ho avuto il privilegio di esserne amico, forse anche per la comune romagnolità, e di essere persino suo ospite a cena; una cena, pensate, nella quale «sulla base delle notizie che abbiamo dalla rete diplomatica e da quella delle missioni», disse, «questo ritiro degli adviser sovietici dal Corno d’Africa ci dice che è cominciata una grande crisi, che hanno esaurito le risorse, loro e dei Paesi satelliti». Era, se ben ricordo, il 1983, e dovevano passare alcuni anni prima della caduta del Muro di Berlino.

Papa Francesco e il sottosegretario di Stato Vaticano Pietro Parolin

Giuseppe Conte non è stato un borsista di Villa Nazareth, ma ne ha frequentato assiduamente gli ambienti al tempo in cui – Silvestrini presidente – la dirigeva l’allora emergente monsignor Pietro Parolin ora segretario di Stato. Quindi Giuseppe Conte, spesso sfottuto dai “giornaloni” col nome storpiato da Trump di “Giuseppi” ha avuto questa formazione tutt’altro che mediocre. 

Ne ho scritto una volta ampiamente sul Fatto accennandone altre in modo esplicito. Ma nessuno, dico nessuno dei soloni che pontificano su quotidiani divenuti più grossi che grandi ha sentito il bisogno di approfondire quel dato politico-culturale che pure era e resta essenziale nella maturazione di un leader che oggi viene reclamato dagli eredi con più cervello dei 5 Stelle come chi può essere in grado di tentare di salvarli dal disfacimento, specie dopo le follie di Grillo. 

Non sappiamo se Giuseppe Conte riuscirà nell’intento. Comunque il suo retroterra non è il paesello foggiano, né lo studio del professor Guido Alpa. È la frequentazione di Villa Nazareth e dei suoi dintorni. C’è stato uno scrittore di cose vaticane “nemico” di Silvestrini che lo ha addirittura qualificato come “pupillo di don Achille” pochi mesi prima che questi morisse. Una esagerazione, ma non considerarlo neppure un quadro politico-culturale cresciuto anche grazie a quella formazione, è non meno esagerato.

Grandangolo sul Senato della Repubblica a Palazzo Madama

Credo che i Forcella, i Bartoli, i Michele Tito, i Gorresio e altri coi quali siamo cresciuti avrebbero cercato di capire da dove arrivava questo sconosciuto e, avuto uno spunto di approfondimento, l’avrebbero certamente sviluppato, fatto conoscere meglio ai loro (allora) numerosi lettori. Oggi no, non si usa più. Magari si fa una bella passata di shampoo “democratico” alla Giorgia Meloni che nei suoi comizietti non ha mai pronunciato una condanna del fascismo e che rischia di venire premiata da un Paese che il Parlamento e il parlamentarismo non l’ha mai amato (eufemismo), cari amici Stella e Rizzo. Ha amato semmai il trasformismo  (Depretis e allievi), l’autoritarismo (il secondo Crispi), la dittatura (Mussolini). 

Ragazzi, c’è da stare molto molto molto attenti e coltivare il rapporto fra i “nuovi” 5 Stelle o come si chiameranno e un Partito Democratico che, più che di un congresso, avrebbe bisogno di una Conferenza programmatica per capire cosa vuole, al di là delle vaccinazioni, per questo Paese dove ancora si sente dire che “però Mussolini fece anche cose buone”… E il piano della “transizione ecologica” sembra scritto in Confindustria, o, peggio, in Assolombarda. Purtroppo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.