Nucleare, idrogeno blu, trivellazioni, cemento… Transizione o restaurazione?

Acqua, territorio ed energia sono sempre in mano a coloro che hanno portato al disastro il pianeta: si profila un passaggio dal sistema globale dei fossili ad un sistema globale delle rinnovabili. La transizione è riportarli alla democrazia, alle specificità locali, alla gestione partecipata dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità. La transizione ecologica o parte da qui o nasconde una restaurazione. Competitività, mercati: questa è la gabbia. Il contrario della condivisione/partecipazione di Papa Francesco


L’intervento di EMILIO MOLINARI / 

Il Pnrr sarà una gigantesca operazione di greenwashing?

CORRO IL RISCHIO d’estremismo, lo so. L’ambientalismo virtuale, i bollini green delle grandi aziende energetiche e automobilistiche, non li sopporto più e non trovo altra parola per definire l’azione del governo Draghi: una restaurazione; non per una questione di destra o sinistra ma per la resa della politica. Un ritorno al passato con l’ipocrisia della transizione ecologica: nucleare, idrogeno blu ricavato dal gas, trivellazioni, cemento… 

Ora di questa delusione parlano in tanti. Difficile è ricordare il nesso posto decenni fa da una componente dei Verdi, quello tra ambiente, società e lavoro. Il direttore di questo giornale è, come il sottoscritto, un testimone di quella componente ambientalista. Solo Papa Francesco è tornato a parlare di ecologia sociale. Ecco, l’odierna cancellazione della coscienza ambientale è tutt’uno con il ritorno del padrone delle ferriere incarnato da Carlo Bonomi.

Ma essa è anche figlia delle omissioni nella cultura verde maggioritaria: omette la mercificazione dei beni fondamentali alla vita, cancella la crisi dell’acqua che marcia forse più veloce del riscaldamento climatico. Cancella il lavoro e lo stato sociale. Prefigura una democrazia virtuale tecnocratica, nella quale lo Stato sono le aziende, i soldi del Recovery vanno dirottati alle aziende, i diritti sono la competitività delle aziende, la “governance” non sono più le istituzioni nazionali e locali, ma i partenariati pubblico/privati quotati in borsa. I sindacati, il potere giudiziario, le regole negli appalti, i beni pubblici, sono solo disturbi burocratici.

La transizione energetica è affidata ai protagonisti di prima, senza chiudere con i fossili

La transizione energetica, quella finta e quella futura delle rinnovabili, del fotovoltaico ed eolico è nelle mani di Eni-Enel-Suez-Snam-Veolia-A2A-Iren eccetera. Angelo Bonelli critica le misure del governo, ma sta nel suo impianto culturale: «rallentano la conversione ecologica verso la mobilità elettrica e le rinnovabili. Facendo pagare un duro prezzo all’Italia in termini di competitività industriale sui mercati globali…». Competitività, mercati, questa è la gabbia. Il contrario della condivisione/partecipazione di Papa Francesco.

Nella gabbia non c’è spazio per beni comuni e diritti umani, né per domande e dubbi. Perché non si parla mai di acqua e di mercato dell’acqua? Perché l’acqua è considerata una “rinnovabile”? Quanta acqua nella mobilità elettrica? Quanta nell’attività estrattiva del litio per le batterie e nella produzione di idrogeno da elettrolisi. Quanto territorio per pannelli solari o pale eoliche se il modello è globale?

Acqua, territorio ed energia sono sempre in mano a coloro che hanno portato al disastro il pianeta, in un passaggio dal sistema globale dei fossili ad un sistema globale delle rinnovabili. La transizione è riportarli alla democrazia, alle specificità locali, alla gestione partecipata dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità. La transizione ecologica o parte da qui o nasconde, appunto, una restaurazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È tra i fondatori del movimento per l’acqua pubblica in Italia. È stato operaio metalmeccanico di precisione alla Borletti di Milano, dove aveva già lavorato il padre: il primo stipendio a 14 anni come apprendista. Ha partecipato al Sessantotto operaio milanese e alla formazione dei primi Comitati Unitari di Base. Per la sua passione politica e sociale, nel 1975 diventa consigliere comunale a Milano e regionale lombardo con Democrazia Proletaria, di cui è stato anche parlamentare europeo dal 1984 come membro della Commissione per l’energia, la ricerca e la tecnologia. Partecipa al movimento ambientalista e, con i Verdi, viene eletto senatore nel 1992. Nel 2010 ha scritto (con Claudio Jampaglia) il libro “Salvare l’acqua”, edito da Feltrinelli