Erdogan, la sedia di Ursula e i diritti delle donne turche: oltre lo “sgarbo” c’è di più

Tre vittime al giorno di violenza domestica e femminicidi nella Turchia di Erdogan: secondo l’Oms, il 40% delle donne turche è vittima di violenza in famiglia (la media europea è 25%). Il presidente turco considera “deleteria” per la famiglia tradizionale la Convenzione di Istanbul su prevenzione e contrasto della violenza sulle donne e abbandona il trattato internazionale firmato nel 2011. Ma l’Unione europea rinnova i fondi ad Ankara per farsi carico dei migranti siriani, senza chiedere il rispetto dei diritti umani. L’umiliazione di Ursula Von der Leyen è, in realtà, l’umiliazione di un’Europa debole col Sultano


Il commento di STEFANELLA CAMPANA

¶¶¶ La forma è sostanza e può avere una forte valenza politica. Se la prima  donna presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen non la fai sedere accanto a te come invece avviene per l’altro ospite, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, mandi un chiaro messaggio. D’altronde perché stupirsi del comportamento del presidente turco Erdogan nell’incontro ad Ankara con i vertici europei se le sue dichiarazioni pubbliche rivelano appieno la sua cultura: «La nostra religione ha definito il posto delle donne nella società: la maternità». E ancora: «porre donne e uomini sullo stesso piano è contro natura». In quanto donna Ursula Von der Leyen non può dunque stare alla pari con due uomini.

Umiliata, ridimensionata nel suo importante ruolo dal presidente turco, ma con lei anche quello che rappresenta, l’Unione europea e i principi su cui si regge, “complice” un impassibile presidente del Consiglio europeo Charles Michel che non ha avuto nulla da ridire sull’atteggiamento arrogante e machista di Erdogan. E ora da più parti ne chiedono le dimissioni. Non mancano le critiche anche nei confronti di Von der Leyen che avrebbe dovuto reagire e andarsene anche per dare un segnale  forte di solidarietà nei confronti delle donne turche penalizzate dalla deriva autoritaria di Erdogan, un Paese dove la violenza domestica e i femminicidi (ogni giorno 3 vittime) sono un problema molto grave: secondo dati dell’Oms almeno il 40% delle donne turche è vittima di violenza compiuta dal proprio partner (media europea 25%). 

Messo sotto pressione dal suo ingombrante alleato di governo, il partito di ultradestra MHP, e da islamisti più intransigenti, Erdogan ha abbandonato la Convenzione di Istanbul − trattato internazionale vincolante firmato nel 2011 sulla prevenzione e contrasto della violenza sulle donne − perché considerata deleteria per la famiglia tradizionale. La Convenzione impone agli Stati aderenti di dotarsi di norme giuridiche che condannino la violenza e gli abusi, come ad esempio lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili. L’offesa alla presidente della Commissione europea è stata anche contro la guardiana dei Trattati. Non a caso. 

Se l’intento di Erdogan era rendere visibile l’immagine di un’Unione Europea divisa e debole, è pienamente riuscito nel suo obiettivo. Ora il Parlamento europeo in seduta plenaria intende chiarire cosa è successo, come chiesto dalla presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Iratxe García Pérez perché «l’unità dell’Unione e il rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle donne sono fondamentali». Anche una sedia vuota al centro dell’emiciclo a Montecitorio ha testimoniato da parte del Pd la contrarietà nei confronti di quello che rappresenta «un’offesa a tutte le donne e all’Unione europea». Purtroppo l’Ue appare troppe volte disattenta nei confronti dei diritti delle donne, come sta succedendo in Polonia, Ungheria. 

Si è fatto sentire invece il presidente del Consiglio Draghi nel criticare il comportamento di Erdogan «non appropriato» e «dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione ha dovuto subire. Erdogan è un dittatore ma ne abbiamo bisogno». Già, questo è il punto. Alle grandi affermazioni di principio dell’Unione europea − “i diritti non sono negoziabili” − seguono poi i patti con chi dei diritti fa carta straccia. Ad Ankara i vertici di Bruxelles hanno parlato di scambi da intensificare con la Turchia se mostrerà cooperazione nel trattenere i rifugiati siriani. L’esecutivo comunitario chiede cooperazione al regime turco per farsi carico dei migranti siriani annunciando il rinnovo dei fondi per Ankara senza chiedere conto dei diritti umani. Stando così le cose, l’umiliazione nei confronti di Ursula Von der Leyen è stata in realtà nei confronti di un’Europa debole che dimostra di aver bisogno dei favori del Sultano. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, 20 marzo 2021 manifestazione contro l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul e contro la legge sullo stupro legalizzato [credit Epa/Erdem Sahin]; al centro, Erdogan Von der Leyen e Michel; in basso, 8 marzo 2018 manifestazione a Istanbul contro la violenza sulle donne turche [credit Epa/Tumay Berkin]

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Giornalista a “La Stampa” per 26 anni, è stata direttora della versione italiana del magazine delle culture del Mediterraneo www.babelmed.net. Ha diverse esperienze in campo editoriale e tv, tra cui l’evoluzione del mondo del lavoro (Rai 3); coautrice di: "Donne in liquidazione" sulle operaie Motta e Alemagna, "Il problema dei figli nella separazione" (Bollati-Boringhieri), "Quando l'orrore è donna: torturatrici e kamikaze" (Editori Riuniti). Coautrice di documentari, tra cui “Una violenza di genere” (Rai 3 e Rai Storia). Impegnata da sempre perché l’Italia sia anche un Paese per donne, è stata presidente della Commissione pari opportunità della Regione Piemonte e rappresentante della Cpo dell'Associazione Stampa Subalpina, nel Direttivo di GiUliA Giornaliste, tra le fondatrici dell’associazione “Se non ora quando?”. Tra le curatrici della mostra internazionale “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” (Torino, Palazzo Madama). Nell’Esecutivo Ungp -Fnsi.