Vaccini eduli. La cura nel piatto, una manna dal cielo per i Paesi in via di sviluppo?

Per sviluppare i cosiddetti vaccini eduli vengono introdotti nelle piante antigeni di patogeni umani. Mangiare i frutti di tali piante induce la produzione di anticorpi, rendendo la persona immune dalla malattia, come una vera e propria vaccinazione. Anticorpi contro il cancro, espressi in cariossidi di riso e grano, permettono il riconoscimento di cellule di tumori a polmone, mammella e colon. Queste applicazioni risultano di particolare interesse soprattutto per i paesi in via di sviluppo


L’analisi di MARIA LODOVICA GULLINO, fitopatologa

¶¶¶ [seconda parte] Le piante produttrici di vaccini possono costituire una fonte di reddito alternativa per gli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo (Pvs). Per sviluppare i cosiddetti vaccini eduli vengono introdotti nelle piante antigeni di patogeni umani. Mangiare i frutti di tali piante, come una vera e propria vaccinazione, induce la produzione di anticorpi, rendendo la persona immune dalla malattia. Le ricerche in questo campo hanno permesso di ottenere banane modificate per l’induzione di anticorpi anti-epatite B. Sono state sviluppate anche banane e patate capaci di proteggere da malattie gastrointestinali. Anticorpi contro il cancro, espressi in cariossidi di riso e grano, permettono il riconoscimento di cellule di tumori di polmone, mammella e colon. Le applicazioni in questo campo sono utili sia a fini diagnostici che terapeutici.

Questo tipo di vaccini è ancora ai primi stadi di sviluppo. Esistono, infatti, giustificate preoccupazioni per il loro effetto sulla salute umana e sulla sicurezza per l’ambiente durante la loro produzione. La ricerca prosegue perché è indubbio che essi costituiscono un enorme potenziale come strumento per aiutare a risolvere i problemi delle malattie infettive nei paesi poveri. Un’altra interessante applicazione delle biotecnologie verdi riguarda la produzione di piante con un più alto contenuto nutrizionale. Molte delle nostre comuni colture alimentari non sono perfette sotto il profilo nutrizionale: la loro composizione e il loro contenuto in proteine, amido e olii, così come il contenuto in vitamine e micronutrienti, possono essere migliorati, per ottenere alimenti più nutrienti. 

Esempi di grande interesse ci vengono da patate con contenuto superiore in amido, che assorbono meno grassi durante la frittura. Colza e soia modificati per aumentare il livello di acido oleico (grasso monoinsaturo buono) producono un olio simile a quello di arachide e di oliva. E sono commercializzati in Australia, Canada, Stati Uniti. Colza con elevati livelli di laurato produce un olio simile a quello di cocco e palma. Viene utilizzato in Canada e Usa per rivestire i cioccolatini, nelle glasse alimentari, nonché nella formulazione di cosmetici. 

È già molto famoso il cosiddetto “golden rice” il riso arricchito in vitamina A, il cui nome deriva dal suo colore giallo. Questo riso presenta un aumento nella produzione di beta carotene, precursore della vitamina A. La carenza di vitamina A causa cecità totale o parziale a 500.000 bambini all’anno: la maggior parte delle autorità nazionali è costretta a far ricorso a costosi programmi di integrazione alimentare. Le tecniche di miglioramento genetico tradizionali sono risultati inefficaci nel produrre riso con elevati livelli di vitamina A. Il “golden rice” è stato ottenuto da ricercatori dell’Eth di Zurigo e dell’Università di Friburgo introducendo nel riso tre geni, due da narciso, uno da un batterio. 

La tecnologia Golden Rice è stata utilizzata − grazie ad un accordo con Syngenta − da numerosi centri di ricerca in India, Cina, Filippine, dove sono stati condotti programmi di incrocio con varietà locali, in grado di adattarsi ai rispettivi habitat. Il riso arricchito in ferro, grazie all’inserimento del gene per la ferritina del fagiolo, contiene il doppio di ferro nell’endosperma. La carenza di ferro − com’è noto − provoca anemia nelle donne incinte e nei bambini in Asia e Africa. L’utilizzo di riso arricchito in ferro potrebbe risolvere questo problema. E non è piccola cosa. – (2. Fine; la prima parte è stata pubblicata mercoledì 23 febbraio 2021) ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Saluzzo, origine di cui è molto orgogliosa. Dalla fine degli anni ’70 si occupa di malattie delle colture orto-floro-frutticole all’Università di Torino, dove è ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore per la valorizzazione del capitale umano e culturale dell’Ateneo. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, ha vissuto e lavorato per lunghi periodi all’estero. A Torino dirige il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino, da lei fondato nel 2002. È anche giornalista pubblicista. Dopo tanti lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Ha cominciato con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015  un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e, nel , “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei  Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha preparato un altro libro per ragazzi, “Healthy plants, healthy planet” (Fao), tradotto in numerose lingue.