Crollo del cimitero di Camogli. Nella Liguria “rapallizzata” non c’è pace neanche per i morti

Per preservare la fragile bellezza ligure la politica ha assegnato all’urbanistica un ruolo gregario: alla fine degli anni Cinquanta a Genova fu approvato un piano regolatore per una crescita demografica di 7 milioni di abitanti (contro gli 850.000 reali) giustificando edificabilità a tappeto. Il nuovo piano casa Toti-Scajola prevede ampliamenti edilizi, anche nelle zone parco, e nuove costruzioni in un territorio edificato oltre ogni limite di sostenibilità. Eppure gli edifici sfitti in tutta la regione assommano al 30% del totale (solo a Imperia oltre il 40%). Per il presidente Toti, ad essere «troppi» sono invece i parchi


L’analisi di PAOLO SCARPA

¶¶¶ Per chi la ama, la Liguria rimane un luogo dell’anima, che continua a resistere alla profanazione del cemento. Si sono intubati fiumi, si sono impermeabilizzati ettari di suolo in aree di protezione fluviale, la costa è stata oggetto di un’urbanizzazione che ha risparmiato pochi tratti. Ad ogni alluvione, ad ogni frana, in Liguria si eleva il mantra delle mancate manutenzioni, dell’abbandono del territorio, della bulimia edificatoria. Poi, passata l’emozione, si ritorna come niente fosse alle pratiche di prima. Solo negli ultimi dieci anni l’elenco dei dissesti è lunghissimo e racconta di vittime, di danni irreparabili: l’alluvione di Vernazza del 2011, quella di Genova del 2014, gli smottamenti delle spiagge del Ponente, i crolli di infrastrutture, anche escludendo il ponte Morandi (storia a parte) attinente alle opere di ordine nazionale. A Genova in alcune zone si vive ancora con la paura, se un torrente apparentemente innocuo come il Rio Fereggiano può scatenarsi all’improvviso e generare morte e distruzione.

In questa parte d’Italia la politica è stata costantemente protagonista in negativo. Errori si sono sommati a errori, assegnando all’urbanistica un ruolo culturalmente gregario: alla fine degli anni Cinquanta a Genova fu approvato un piano regolatore − pensate − che giunse a ipotizzare una crescita demografica surreale di 7 milioni di abitanti (contro gli 850.000 reali) per giustificare edificabilità a tappeto. Poi il piano venne rivisto, ma era solo il segnale di inizio di un assalto al territorio che si espresse nei decenni seguenti in un’edificazione intensiva, consentita da piani urbanistici che non hanno risparmiato i centri minori e la costa. 

Non è un caso se vent’anni dopo venne coniato il neologismo “rapallizzare”. Un termine entrato nei vocabolari, a significare lo scempio di luoghi bellissimi trasformati in periferie senza identità, fatte di palazzine ammassate le une sulle altre, un termine che forse offende oltre misura la città di Rapallo, nel tempo amata da Nietzsche, Pound, Hemingway, ma che esprime quanto spietata sia stata la speculazione edilizia.

Gli errori sembrano non insegnare nulla: è oggi all’ordine del giorno l’attuazione del piano casa della giunta regionale di Toti e dell’assessore Marco Scajola, contro cui si è scagliato, tra gli altri, Salvatore Settis, un piano il cui iter è iniziato già dal 2015. Il piano Toti-Scajola ha visto una prima bocciatura della Corte Costituzionale nel 2016, seguita da varie correzioni, e alla fine è diventato operativo. Prevede su tutto il territorio la possibilità di ampliamenti edilizi, anche nelle zone parco, e nuove costruzioni in un territorio già edificato oltre i limiti di sostenibilità. 

In Liguria si stima una quantità di edifici inutilizzati e sfitti pari a circa il trenta per cento del patrimonio complessivo. Si pensi che a Imperia, città di cui è sindaco per la terza volta Claudio Scajola (zio dell’assessore regionale, già ministro nei governi Berlusconi), la percentuale di immobili sfitti è stimata in oltre il 40%. Ciononostante la regione promuove ancora oggi la costruzione di nuove case, in una visione distorta che considera l’espansione edilizia come un motore di sviluppo, sottovalutandone l’impatto. Persino i parchi regionali sono sotto attacco, considerati dallo stesso presidente Toti numericamente “troppi”, nonché ostacolo alla libera attività edilizia. Ma è grazie ai parchi e al loro sistema di vincoli e tutela, che si sono salvaguardate aree come il Monte di Portofino, le Cinque Terre.

Se il centrodestra ha sposato in pieno la causa dei costruttori, il centrosinistra non ha dato prove di attenzione ambientale più convincenti. Il piano casa della giunta Burlando nel 2009, che precede quello di Toti, aveva dato il via alla possibilità di nuove costruzioni in deroga alle distanze di rispetto fluviale, ridotte a soli 5 metri. E Burlando viene ricordato anche per la politica di sviluppo intensiva dei porti turistici (sono oltre 30 in Liguria), promossa già quando era ministro del governo Prodi, che ha di fatto condotto alla privatizzazione di ampi tratti di costa. 

La politica ha dimostrato di rispettare troppo poco la fragile bellezza della Liguria. Persino il sistema di fasce liguri è a rischio: migliaia di chilometri di muretti a secco e terrazzamenti, patrimonio mondiale Unesco dal 2018, sono soggetti a un abbandono costante e anche nelle Cinque Terre lunghi tratti di sentieri sono franati e ancora inaccessibili, nonostante le risorse riservate al parco. La cultura del rispetto del territorio al momento soccombe, soprattutto quando si oppone alla lobby dei costruttori. Ma occorre averlo ben presente (ed è un messaggio anche per il governo): il paesaggio, in Liguria come in tutto il Paese, è un bene comune, un patrimonio di tutti. Non appartiene solo ai detentori di diritti edificatori, veri o presunti. 

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Ingegnere, laureato all’Università di Genova nel 1983, vive e lavora a Parma. Si dedica all’analisi della città e del governo del territorio, ha diretto sino al 2017 l’associazione culturale “Il Borgo”, con cui ha coordinato vari studi in collaborazione con l’Università di Parma e ha dato vita nel 2014 a una scuola di politica per giovani, tutt’ora attiva. È stato editorialista della rivista “il Nuovo di Parma” dal 2010 al 2013, ha pubblicato articoli di urbanistica su “il manifesto” e “il Giornale dell’Architettura”. Pubblicazioni (curatore, autore): Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile, pubblicazioni il Borgo, anno 2011; Una gestione sostenibile dei rifiuti (autori vari, curatore ed autore), pubblicazioni Il Borgo 2013; Viaggio in Italia (curatore G. Bevilacqua, autore capitolo su Parma), 2017, Edizioni Il Manifesto; Laboratorio Emilia (studi per l’Area vasta), anno 2016 pubblicazioni il Borgo; Ripensare la Giustizia, via per il bene comune (co-autore) Edizioni Comunione e Diritto anno 2016