Il disegno di legge del ministro Pichetto Fratin auspica dai nuovi impianti atomici una produzione nel 2050 del 10% dell’energia elettrica che in quell’anno sarà necessaria al nostro Paese (600 miliardi di kWh elettrici). Ma 1 kWh di energia elettrica ottenuto dal fotovoltaico lascia come rifiuti a fine vita circa 2 grammi di silicio, vetro, alluminio e plastica. 1 kWh di energia elettrica ottenuto dalla fissione nucleare lascia anch’esso come rifiuti a fine vita almeno 2 grammi di materiali vari, ma accompagnati da una radioattività che dopo 20 anni di decadimento è ancora superiore a 50 milioni di Becquerel (Bq, cioè “radiazioni” al secondo) e che durerà come minimo per centinaia e centinaia di anni, cioè per miliardi di secondi. A parte i rischi di incidenti nel funzionamento delle centrali atomiche (come abbiamo visto negli ultimi quarant’anni a Three Mile Island, a Chernobyl, a Tokaimura, a Fukushima), in caso di guerra o di terrorismo il nucleare “civile” diventa anche un bersaglio militare. E non saranno certo le compensazioni alle popolazioni locali a diminuire tutti questi rischi. Di seguito il testo integrale all’Audizione di Gian Piero Godio nella Camera dei Deputati il 3 febbraio 2026 sul Ddl n. 2669 Energia Nucleare sostenibile e Ddl Lupi n.1742
◆ L’intervento di GIAN PIERO GODIO, responsabile e portavoce dell’Osservatorio dei Cittadini sul nucleare *

► Intervengo a nome dell’Osservatorio dei Cittadini sul nucleare, non certo un osservatorio sulle bellezze e sul fascino del nucleare, ma sulla sua pericolosità e irreversibilità. Personalmente ho lavorato nel nucleare per più di vent’anni, come responsabile dell’automazione e del calcolo scientifico presso l’impianto di riprocessamento Eurex del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, e ne ho denunciato pubblicamente la pericolosità ed i potenziali legami con il nucleare militare a causa del recupero del plutonio. Ma basterebbe andare a rileggere cosa dicevano del nucleare civile, delle sue scorie e del plutonio il professor Carlo Rubbia, Premio Nobel per la Fisica 1984 [“Il Dilemma Nucleare” pagina 80: «Neppure il deposito sotterraneo, a centinaia di metri di profondità può essere ritenuto, secondo me, completamente sicuro. A mio parere queste scorie rappresentano delle bombe ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci saremo per risponderne personalmente»] e lo stesso Enrico Fermi [“Note e Memorie” pagina 575: «Non si può negare il fatto che il possibile utilizzo del plutonio per una guerra di aggressione costituisca una difficoltà per l’uso industriale dell’energia atomica che è ben più grande di qualsiasi difficoltà tecnica che possiamo prevedere»].
Insostenibilità del nucleare
Può esistere il nucleare sostenibile, può esistere la guerra giusta? Sono una contraddizione, un ossimoro. In ogni caso, persino formalmente, il Regolamento Delegato (Ue) 2022/1214 della Commissione del 9 marzo 2022, all’Allegato I, prevede che un impianto nucleare possa ritenersi sostenibile se:
– lo Stato membro dispone di impianti di smaltimento finale in esercizio per tutti i rifiuti radioattivi ad attività molto bassa, bassa e intermedia, notificati alla Commissione
– lo Stato membro dispone di un piano documentato suddiviso in fasi dettagliate per l’entrata in funzione, entro il 2050, di un impianto di smaltimento di rifiuti radioattivi ad alta attività
e mi risulta che l’Italia su questi temi sia addirittura in procedura di infrazione.
Mancanza di flessibilità nella produzione nucleare
Né il fotovoltaico, né il nucleare producono seguendo il nostro profilo orario di consumo di energia elettrica, entrambi avrebbero necessità di accumuli, il fotovoltaico di giorno, il nucleare di notte; quindi, da questo punto di vista. il nucleare non è necessario, basta fare un po’ più di fotovoltaico.
Intempestività e inefficacia del nucleare
Il decreto auspica una produzione nel 2050 del 10% dell’energia elettrica che in quell’anno sarà necessaria (600 miliardi di kWh elettrici), cioè il nucleare, completo di tutte le centrali e gli impianti di fabbricazione, riprocessamento, stoccaggio e smaltimento, secondo gli auspici del Governo, a partire dal 2050, produrrebbe 60 miliardi di kWh all’anno. Ebbene già nel 2025 fotovoltaico ed eolico hanno prodotto 44+22=66 miliardi di kWh. Per avere il 10% di energia elettrica in più, fra 25 anni, merita forse di mettere in campo tutta una serie di impianti creando servitù nucleari irreversibili? Almeno si attenda la fusione nucleare aneutronica, se un giorno sarà praticabile.
Produzione di rifiuti radioattivi pericolosi
1 kWh di energia elettrica ottenuto dal fotovoltaico lascia come rifiuti a fine vita circa 2 grammi di silicio, vetro, alluminio e plastica. 1 kWh di energia elettrica ottenuto dalla fissione nucleare lascia anch’esso come rifiuti a fine vita almeno 2 grammi di materiali vari, ma accompagnati da una radioattività che dopo 20 anni di decadimento è ancora superiore a 50 milioni di Becquerel (Bq, cioè “radiazioni” al secondo) e che durerà come minimo per centinaia e centinaia di anni, cioè per miliardi di secondi. Guardiamo ad esempio la centrale nucleare del Garigliano, in provincia di Caserta, l’Smr del nostro passato, chiusa nel 1982, ben prima di Chernobyl e del Referendum, per gravi problemi sismici e alluvionali, oltre che impiantistici, il tutto per 12 miliardi di kWh prodotti dal 1964 al 1978, 14 anni. Aveva un piano di emergenza da 2 km di raggio e ha lasciato 268.000 tonnellate di materiali vari, oltre a 523 barre di combustibile irraggiato, 63 delle quali (di tipo MOX, con plutonio) da più di trent’anni a Saluggia a pagare l’affitto nel deposito Avogadro di Fiat Stellantis, quello che ora Sogin si sta comprando perché, nonostante la collocazione assolutamente inidonea, intende metterci anche tutte le scorie ad alta radioattività che devono rientrare dall’estero.

Rischio ingiustificato per tutti gli impianti nucleari
Gli impianti nucleari (tutti, non solo le centrali) costituiscono un rischio ingiustificato, sia per i loro scarichi sistematici nell’ambiente di sostanze radioattive in forma liquida e gassosa, sia per le trasformazioni che la fissione nucleare determina generando sostanze che rimangono poi radioattive anche per millenni, ma anche per l’uso militare che può essere fatto di alcuni materiali che sono in grado di produrre, quali il Plutonio, sia per la possibilità che avvengano incidenti nucleari che possono essere causati da calamità naturali, come terremoti, alluvioni, tsunami, ecc., oppure da errori umani, incidenti che possono spargere le sostanze radioattive fino a migliaia di chilometri di distanza, con disastrose conseguenze sulla salute collettiva. Inoltre determinano l’esposizione ineliminabile dei lavoratori anche durante il normale funzionamento. Ma cosa dire poi della loro pericolosità in caso di azioni volontarie a scopo terroristico oppure bellico? In caso di guerra o di terrorismo il nucleare “civile” diventa anche un bersaglio militare. E non saranno certo le compensazioni a diminuire tutti questi rischi.
Il nucleare crea dipendenza
Abbiamo il sole, non abbiamo l’uranio! Dove prendere il combustibile per il nucleare, e dove sistemare le ceneri, radioattive per millenni, e in continua crescita? Non stiamo decidendo, come altri Paesi, se chiudere o no le centrali nucleari, qui stiamo decidendo se partire da zero a costruire tutto ciò che serve, dalla miniera, all’arricchimento, alla fabbricazione, alle centrali, al riprocessamento, ai depositi, scelta che poi sarà praticamente irreversibile.

Il nucleare porta all’accentramento delle decisioni
Non ho certo competenze in sociologia, ma certo appare evidente, anche solo leggendo il testo di questo Ddl, l’accentramento decisionale e tecnocratico che il nucleare porta con sé, e un accentramento così intenso non va certo nella direzione che un Osservatorio dei Cittadini si augura, con scelte localizzative fatte solo dall’alto, esautorando le istituzioni locali e i cittadini. Ad autorizzare tutti questi vari impianti nucleari sarà infatti il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, con procedimenti che «sostituiscono ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso, comunque denominato», ad eccezione della Valutazione di Impatto Ambientale, e che «costituiscono anche variante ai vigenti strumenti urbanistici».
Come non reagire negativamente al DDL governativo
Come non reagire al Ddl quando non solo ripropone nuove centrali, più piccole (relativamente), ma più numerose (che è peggio), ma ripropone anche nuovi impianti di riprocessamento, quando propone anche nuovi depositi nucleari oltre al purtroppo indispensabile Deposito Nazionale per il nucleare pregresso, quando auspica i reattori al plutonio come il famigerato Superphenix di cui l’Italia era socia per un terzo? E come non reagire quando il Ddl parla di riutilizzare i siti nucleari attuali che sono tutti inidonei per ragioni di sicurezza sismica o idrogeologica o idraulica?
Diversamente da 60 anni fa, oggi sappiamo
Si potrebbe dire che negli anni 50-60 non si avevano tutte le necessarie conoscenze per valutare i rischi e i benefici del nucleare, ma di certo oggi queste conoscenze le abbiamo tutte: abbiamo visto ciò che è successo a Three Mile Island, a Chernobyl, a Tokaimura, a Fukuschima, abbiamo visto incidenti nucleari causati da eventi naturali, da errori umani e da guasti, abbiamo anche visto di cosa sono capaci il terrorismo e le guerre, abbiamo visto le problematiche generate dalla produzione nucleare nel nostro Paese. Ora sappiamo quali rischi comporta il nucleare e la sua millenaria eredità velenosa, e pertanto non abbiamo più attenuanti.
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(*) Promosso dalle Associazioni ambientaliste del Vercellese e dell’Alessandrino
