Gianni è stato parlamentare e ministro, ma ricordiamo la sua disponibilità ad essere presente in centinaia di incontri e manifestazioni in grandi città come in piccoli Comuni. In quegli anni in diverse regioni si organizzarono dei “Comitati per il controllo delle scelte energetiche” che diedero poi vita ad un Comitato nazionale e al lancio nel 1981 della rivista “QualEnergia”. Queste attività hanno svolto un ruolo importante nell’orientare il dibattito e anche le scelte politiche del nostro Paese. In Italia, e del resto anche in Germania, accanto alla lotta alle centrali nucleari si è da subito affiancata un’elaborazione critica sulle soluzioni in grado di eliminare il ruolo dei fossili. Lo sforzo per mettere a punto scenari alternativi e strumenti necessari per accelerare la decarbonizzazione è stato un grande merito, per il Paese, del pensiero critico di quegli anni animato da Gianni Mattioli e Massimo Scalia. Le commemorazione laica al Tempio Valdese di Piazza Cavour alle 17 a Roma


◆ Il ricordo di GIANNI SILVESTRINI

Dopo Massimo Scalia ci ha lasciato anche Gianni Mattioli. Mattioli e Scalia, come si firmavano abitualmente nei loro contributi, con l’ironia di Massimo e la saggezza di Gianni. Entrambi con una solida base scientifica, insegnavano al Dipartimento di Matematica dell’Università La Sapienza di Roma, sono stati in prima fila nell’influenzare le scelte energetiche del paese. In particolare su un tema divisivo come il nucleare, con una preoccupazione acuitasi dopo l’incidente statunitense di Three Mile Island nel 1979, il disastro russo di Chernobyl nel 1986 e quello giapponese di Fukushima del 2011.

Sicuramente l’incidente di Chernobyl ha scosso profondamente le coscienze, accelerando la consapevolezza dei rischi di questa tecnologia e della necessità di cambiare le scelte energetiche dominanti. Il 10 maggio 1986 a Roma oltre centomila persone sfilarono dietro lo striscione “Stop al nucleare” cogliendo e sorprendendo la stessa Legambiente che aveva organizzato la manifestazione. Nel 1987 arrivò il voto del referendum, dove il Sì ottenne oltre l’80% dei voti, una scelta confermata anche nel successivo referendum del 2011.

Gianni è stato parlamentare e ministro, ma ricordiamo la sua disponibilità ad essere presente in centinaia di incontri e manifestazioni in grandi città come in piccoli Comuni. In quegli anni in diverse regioni si organizzarono dei “Comitati per il controllo delle scelte energetiche” che diedero poi vita ad un Comitato nazionale e al lancio nel 1981 della rivista “QualEnergia”. Queste attività hanno svolto un ruolo importante nell’orientare il dibattito e anche le scelte politiche del nostro Paese. Ricordo nel settembre del 1981 il seminario di tre giorni a Palermo “Energia, ambiente e trasformazioni sociali” con una trentina di ambientalisti provenienti da tutta Italia per riflettere sui percorsi di possibili scenari alternativi. Nel corso di una serata conviviale Gianni stupì tutti esibendosi in una appassionata e travolgente esecuzione della Traviata.

Ma è interessante sottolineare come in Italia, e del resto anche in Germania, accanto alla lotta al nucleare si sia da subito affiancata un’elaborazione critica sulle soluzioni in grado di eliminare il ruolo dei fossili. Lo sforzo per mettere a punto scenari alternativi e strumenti necessari per accelerare la decarbonizzazione è stato un grande merito, per il Paese, del pensiero critico di quegli anni. Ricordo che Gianni e Massimo, appena entrati in Parlamento, avevano sollecitato la definizione di scenari “carbon free” nel nostro Paese, un lavoro centrato sull’Italia ma con contributi anche dalla California dove stavano prendendo piede le prime sperimentazioni delle rinnovabili. Una ricerca i cui risultati sono confluiti nel libro “Il futuro del sole”, distribuito in anteprima ai parlamentari verdi.

Per rievocare l’atmosfera di quegli anni ricordiamo lo scontro in televisione nel 1986 tra il professore filonucleare Edoardo Amaldi e Gianni Mattioli. Il primo insultò Gianni definendolo un imbecille perché aveva osato affermare che il solare e l’eolico potevano dare un contributo importante alla generazione elettrica del paese. Se guardiamo ai dati attuali non possiamo che valutare la continua forte crescita delle rinnovabili. In Danimarca, Spagna e Germania contribuiscono rispettivamente per il 93%, 60% e 59% dei kWh prodotti. Gianni e Massimo se ne sono andati. Ci mancheranno molto le loro analisi puntuali, la critica radicale delle posizioni governative. Il tutto con un’empatia, una disponibilità, una competenza assolutamente uniche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del master “Ridef – reinventare l’energia”. È stato direttore generale del ministero dell’Ambiente e consigliere di Pierluigi Bersani al ministero dello Sviluppo economico. È direttore scientifico del Kyoto Club un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti. È anche direttore scientifico della rivista e del portale “QualEnergia” promossi da Legambiente e da Kyoto Club. È presidente di Exalto, una società impegnata nella transizione energetica in atto. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di cinque libri, fra cui “2 °C - Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia”, 2016, e “Le trappole del clima”, 2020, scritto insieme a GB Zorzoli, Edizioni Ambiente.