Il futuro per Loccioni: dalla necessità energetica dell’impresa al benessere diffuso per la comunità

Pannelli fotovoltaici sui tetti degli uffici, microcentrali idroelettriche lungo il fiume Esino, pompe di calore e impianti di pirogassificazione producono tutta l’energia necessaria al funzionamento degli impianti. Se una delle fonti non produce a sufficienza (in queste ultime settimane le centraline lungo l’Esino a causa della siccità), producono di più le altre fonti energetiche, rimanendo a impatto zero. Un modello concettuale che, dalla Marche, ha fatto scuola fino al Nord Europa. Con un salto ulteriore: dallo “smart grid” allo “smart land” della Valle di San Clemente, in un principio di circolarità tra impresa e territorio: dalla preservazione dell’ambiente allo sviluppo della comunità attorno all’Abbazia di Sant’Urbano, per rispondere alle sfide del futuro: questione ambientale, climatica e demografica

L’Abbazia di Sant’Urbano nella Valle di San Clemente; sotto il titolo, il capostipite dell’azienda di Angeli di Rosora, Enrico Loccioni


Il reportage di COSIMO GRAZIANI, da Angeli di Rosora (Ancona)

«NON MI PIACE la parola cambiamento, preferisco utilizzare la parola miglioramento: agire lì dove posso migliorare». Se si dovesse riassumere la filosofia di Enrico Loccioni, questa frase ne sarebbe la massima principale. Il signor Enrico è un uomo di poche parole, ma chiare. L’azienda che porta il suo nome è stata fondata negli anni ’60 assiema alle moglie ed è diventata, nel corso dei decenni, un punto di riferimento economico e sociale per tutta la valle di San Clemente, una zona dalla forte tradizione agricola adagiata tra le province di Ancona e Macerata. 

A Angeli di Rosora, si preparano macchinari per le missioni spaziali su Marte, si testano le supercar, dalla Mercedes alla Porche, e si produce Apoteka, il robot-farmacista esportato in tutto il mondo per la gestione personalizzata delle terapie oncologiche

L’eredità agricola della sua famiglia non l’ha mai abbandonato, neanche quando ha fondato la sua impresa, tanto che durante la visita ai suoi impianti ci racconta che il suo archetipo è la casa contadina, quell’ecosistema sociale in cui niente veniva sprecato. In passato questo modello ha influenzato vari aspetti delle tradizioni locali italiani, un esempio per tutti la cucina, e la sua applicazione al livello di gestione aziendale significa migliorarne il lavoro partendo dalle necessità. 

Se negli anni d’oro di Adriano Olivetti l’azienda sentiva il dovere di migliorare la persona da un punto di vista non solo materiale ma anche culturale, tanto che negli impianti della sua azienda erano state create delle biblioteche che potevano essere consultate dai dipendenti a tutte le ore, negli ultimi decenni si è capito che il benessere della persona passa anche dalla difesa dell’ambiente e dalla sua conservazione. Uomo e ambiente però non sono due elementi separati, ma con il cambiamento climatico si sono necessariamente integrati. Da questa consapevolezza e dalla necessità aziendale di ridurre i consumi è nata l’idea di sviluppare un modello capace di far diventare autonoma da un punto di vista energetico l’intera azienda: la “Smart Grid”. 

Con la Smart Grid da qualche anno a questa parte gli impianti della Loccioni autoproducono l’energia necessaria al loro funzionamento. Questa rete interna è definita Smart per varie ragioni: il sistema di monitoraggio interno del consumo, la distribuzione e l’autoproduzione di energia, la sua conservazione. In caso la produzione fosse maggiore del consumo, l’intero sistema la restituisce all’unico punto di contatto con la rete esterna, nel caso fosse necessario invece da quello stesso punto gli impianti prendono quanto basta a coprire le lacune della produzione. In questa maniera, l’impresa è riuscita a diventare un modello di risparmio energetico e ha abbattuto le emissioni di Co2.

Microcentralina idroelettrica lungo il fiume Esino: due chilometri del corso d’acqua a rischio idrogeologico e di esondazione è stato adottato, bonificato dalla Loccioni e restituito alla fruizione pubblica della comunità

La rete elettrica interna degli impianti che alimenta le strutture si basa su quattro fonti: sole, acqua, pompe di calore e pirogassificazione. Tutti gli impianti energetici si trovano nelle vicinanze dell’azienda o all’interno dell’azienda stessa: i pannelli fotovoltaici sui tetti degli uffici, le microcentrali idroelettriche lungo il fiume Esino, che passa accanto agli impianti, le pompe di calore e gli impianti di pirogassificazione (ovvero la gassificazione utilizzando il pellet come combustibile) attorno agli impianti. L’ecosistema energetico creato fa in modo che in caso una delle fonti non riuscisse a produrre sufficiente energia (in queste ultime settimane per esempio sono state bloccate le centraline lungo il fiume Esino a causa della siccità), dalle altre fonti venga prodotta più energia, pur rimanendo a impatto zero. 

Secondo il principio di olivettiana memoria della circolarità tra impresa e territorio, la Loccioni punta sullo sviluppo della comunità locale attorno all’Abbazia di Sant’Urbano (del 1033) per attrarre i giovani ed evitare crisi demografica e spopolamento della Valle

La Smart Grid è un modello anche per quanto riguarda la conservazione dell’energia: l’energia prodotta viene conservata grazie al riutilizzo di batterie di auto elettriche, che possono essere utilizzate come storage di energia fino a dieci anni. La filosofia del miglioramento e del benessere per le persone e per l’ambiente non sono state trascurate neanche durante lo sviluppo dell’ecosistema energetico. Le microcentrali sono state situate lungo un tratto del fiume completamente bonificato e fruibile da tutta la comunità. La Smart Grid creata dall’Azienda Loccioni è diventata un modello concettuale tanto all’avanguardia da essere ricreato anche nel Nord Europa. 

Il ruolo dell’azienda Loccioni non è solo quello di essere all’avanguardia nella creazione di un modello di gestione delle fonti energetiche. Come sottolineato dal sociologo Aldo Bonomi nello studio del modello di “Smart Land” nella Valle di San Clemente (“La Valle di San Clemente – La smart land del margine che si fa centro”), l’imprenditore marchigiano «parte da un principio di circolarità tra impresa e territorio», ovvero lo sviluppo dell’azienda passa per lo sviluppo della comunità di cui fa parte e non ne è separata. Per cui l’azienda e i suoi membri contribuiscono a costruire il territorio sia da un punto di vista ambientale (preservazione e riqualificazione come nel caso del fiume Esino) sia da un punto di vista comunitario. In quest’ultimo caso sviluppando la vita della comunità stessa attorno all’Abbazia di Sant’Urbano, un’ex abbazia benedettina del 1033, e cercando di attrarre i giovani della zona a partecipare alla vita della comunità secondo il proprio bagaglio di conoscenze, con l’obiettivo, tra l’altro, di evitare la crisi demografica e lo spopolamento della Valle. In questo senso la collaborazione tra impresa e comunità locale serve a creare un territorio capace di rispondere alle sfide del futuro (questione ambientale, climatica, demografica) ma che sappia mantenere il benessere della persona e dell’ambiente© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Dopo la laurea in Scienze politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università RomaTre mi sono trasferito prima in Estonia, poi nel Regno Unito e successivamente in Kazakistan per conseguire il Master in Studi Eurasiatici. Mi occupo di politica internazionale e dell'Asia Centrale anche per il Caffè Geopolitico e L'Osservatore Romano. Tra i paesi in cui ho vissuto per studio o per esperienze lavorative ci sono anche gli Stati Uniti, Spagna e Ungheria. In tutti questi paesi, l'obiettivo è stato di immergersi nella cultura locale