Maria e Goffredo Bellonci sistemano la la biblioteca nella loro abitazione di via Fratelli Ruspoli, a Roma [credit «L’Europeo», 1947]; sotto il titolo, il vincitore della LXXVI edizione del Premio Strega, Mario Desiati con il suo “Spatriati”
Per anni lo Strega fu l’evento letterario che consacrava o confermava un autore dopo una gara serrata che coinvolgeva autori ed editori fin dalla prima cernita in casa Bellonci dove i giurati si ritrovavano dopo un anno magari. Da lì sarebbe scaturita la cinquina da votare al Ninfeo di Villa Giulia. Gara arbitrata con mano ferma da “donna Maria” finché ci fu. Poi da Anna Maria Rimoaldi. Ma qualcosa di fondamentale era cambiato o stava cambiando nel mondo dell’editoria. Venivano meno via via i grandi editori. Venivano meno i duelli finali fra autori importanti. Uno degli ultimi di quei difficili anni di fine Novecento fu fra Calasso e Pomilio, se ben ricordo, comunque un romanziere di peso


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

SONO STATO PER anni un giurato del Premio Strega creato nel dopoguerra nel loro salotto da Maria e Goffredo Bellonci. Il primo premiato fu Ennio Flaiano con “Tempo di uccidere”. Per anni lo Strega fu l’evento letterario che consacrava o confermava un autore dopo una gara serrata che coinvolgeva autori ed editori fin dalla prima cernita in casa Bellonci dove i giurati si ritrovavano dopo un anno magari. Da lì sarebbe scaturita la cinquina da votare al Ninfeo di Villa Giulia. Gara arbitrata con mano ferma da “donna Maria” finché ci fu. Poi da Anna Maria Rimoaldi. Ma qualcosa di fondamentale era cambiato o stava cambiando nel mondo dell’editoria. Venivano meno via via i grandi editori. Venivano meno i duelli finali fra autori importanti. Uno degli ultimi di quei difficili anni di fine Novecento fu fra Calasso e Pomilio, se ben ricordo, comunque un romanziere di peso. Volponi venne premiato una seconda volta (caso unico) dopo la straordinaria “Macchina mondiale” per la riscoperta di un suo primo romanzo “La strada per Roma” uscito da Einaudi. 

Votai una delle ultime volte quando in finale andarono “Acciaio” di Silvia Avallone storia della drammatica crisi industriale di Piombino che a me era piaciuto, e “Canale Mussolini” ambientato da Antonio Pennacchi con parecchie inesattezze o indulgenze nella bonifica mussoliniana di Littoria e dell’Agro Pontino. Vinse Pennacchi di cui avevo apprezzato “Il fasciocomunista”. Non “Canale Mussolini” testimonianza della remissività degli immigrati veneti, meglio polesani, di fronte al parroco, al padrone o al gerarca fascista locale. E quando lo sponsor del premio, un industriale farmaceutico, se ne uscì con certe espressioni volgari sulla età avanzata di troppi giurati a me venne d’istinto di andarmene a casa. Il vecchio Strega non c’era più da un pezzo e il romanzo italiano forse pure. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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