Il far west nella formazione scuola-lavoro: cala la frusta della Cassazione sui tirocini aziendali 

La legge sulla sicurezza del lavoro è chiara: spetta al datore di lavoro proteggere, non soltanto i lavoratori subordinati, ma anche qualsiasi soggetto che nella sua azienda svolga tirocini formativi al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro. Imbarazzante è prendere atto che proprio in un contesto quale la scuola-lavoro la Corte Suprema abbia dovuto ogni volta registrare l’inosservanza dell’obbligo di formazione anche sulle procedure di sicurezza nei luoghi di lavoro. Nello scaricabarile delle responsabilità, ad ogni infortunio il primo ad essere messo in croce è addirittura la stessa vittima


 L’analisi di RAFFAELE GUARINIELLO, magistrato

Lorenzo Parelli, 18 anni, nel riquadro, muore alla periferia di Udine nell’ultimo giorno di stage schiacciato da una putrella

IL 21 GENNAIO 2022, alla periferia di Udine, un ragazzo di 18 anni addetto a lavori di carpenteria, all’ultimo giorno di stage del progetto scuola-lavoro in un’azienda meccanica, è morto travolto da una putrella. Non pochi sono rimasti sorpresi da questa drammatica storia. Eppure, basta scorrere le sentenze della Cassazione per rendersi conto che si tratta purtroppo di una storia non nuova nel nostro Paese. 

Ancora ultimamente, il 2 maggio, la Cassazione ci ha accompagnato in un’azienda agricola laziale annessa a un istituto tecnico agrario. Uno studente è incaricato di svolgere lavori di pulizia di un terreno facendo uso di un decespugliatore a lame rotanti. Si infortuna nell’aiutare un altro studente che stava utilizzando il decespugliatore e che era scivolato con il rischio di essere colpito dalla lama. Mentre cerca di afferrare l’asta dell’attrezzo, viene ferito alla mano sinistra dalla lama rotante. Tre gli imputati condannati per il reato di lesione personale colposa: il direttore dell’azienda agricola annessa all’Istituto tecnico anche responsabile del servizio di prevenzione e protezione, l’assistente tecnico, un operatore interno. La mattina dei fatti, il direttore telefonò all’operatore interno, gli impartì istruzioni sull’attività da far svolgere ai ragazzi, gli disse di adibirli alla pulizia del terreno e di consegnare loro i decespugliatori presenti in azienda. Avendo impartito tali specifiche disposizioni, era perfettamente consapevole delle attività che gli studenti sarebbero stati chiamati a svolgere. Quale responsabile dell’azienda agricola e del progetto formativo, aveva l’obbligo di impartire istruzioni adeguate in merito alle attività che gli alunni dovevano svolgere mediante le attrezzature loro affidate, ed era tenuto a formarli sull’utilizzo di un macchinario pericoloso quale un decespugliatore. E qui è il caso di porre in risalto che nel processo fu coinvolto anche il ministero dell’Istruzione, condannato come responsabile civile al pari degli imputati al risarcimento del danno a favore del ragazzo infortunato costituitosi parte civile. 

Il responsabile dell’azienda e del progetto formativo ha l’obbligo di impartire istruzioni adeguate in merito alle attività che gli alunni devono svolgere mediante le attrezzature loro affidate, ed è tenuto a formarli sull’utilizzo dei macchinari pericolosi. Anche il ministero dell’Istruzione può essere condannato come responsabile civile al risarcimento del danno subito dallo studente-lavoratore

Anche una seconda storia — narrata dalla Cassazione in una sentenza del primo marzo — accade in un’azienda agricola, questa volta toscana. Presso la cantina, una studentessa dell’Università di Agraria in tirocinio formativo, incaricata dell’operazione di pulitura di un grosso tino alto circa 2 metri e mezzo insieme al cantiniere — tutor della tirocinante! — sale su una scala appoggiata alla vasca con in mano un tubo di gomma collegato al rubinetto dell’acqua. Il cantiniere nel frattempo solleva il pesante coperchio metallico della vasca con l’ausilio di una carrucola, appoggiandolo in equilibrio sul bordo e lasciando uno spazio di apertura che consente di eseguire il lavaggio con la pompa. Durante il lavaggio il coperchio rovina sulla studentessa. Condannata la titolare dell’azienda agricola. Colpa: aver disposto che l’attività di lavaggio della vasca venisse eseguita senza alcuna preventiva valutazione dei rischi relativi, in carenza assoluta di una precipua formazione e senza munire la tirocinante dei necessari dispositivi di protezione.

Né si tratta di storie accadute soltanto ultimamente. Basti pensare a una sentenza che risale al 2012: nello stabilimento di una S.p.a. esercente la produzione di macchine per filati in Toscana, un tirocinante s’infortuna durante la lavorazione di un pezzo su una macchina rettificatrice priva del dispositivo di protezione delle mani. Condanna del direttore responsabile dello stabilimento. Quale esercente i poteri del datore di lavoro, e quindi con ampie possibilità d’intervento, aveva il dovere, non solo di impedire che il tirocinante fosse assegnato ad un macchinario pericoloso, ma anche di mettere in sicurezza questo macchinario. La macchina sulla quale il tirocinante stava lavorando, realizzata nel 1978 — secondo vecchi e superati criteri di sicurezza che non impedivano all’operatore di avvicinare le mani alle mole in movimento — non presentava gli standard di sicurezza previsti dalla normativa in vigore.

Ogni qualvolta accade un infortunio al tirocinante, esplode una sorta di gara in cui ciascun possibile imputato tenta di accusare altri. E il primo ad essere messo in croce è addirittura la stessa vittima. Ma finora si tratta di tentativi falliti

Non è, dunque, che manchino le leggi. Certo, ogni qualvolta accade un infortunio al tirocinante, esplode una sorta di gara in cui ciascun possibile imputato tenta di accusare altri. E il primo ad essere messo in croce è addirittura la stessa vittima. Ma finora si tratta di tentativi falliti. Perché la Cassazione ribatte che non può parlarsi di responsabilità (o anche solo di corresponsabilità) del tirocinante per l’infortunio quando il sistema della sicurezza approntato dal datore di lavoro presenti evidenti criticità. Del pari inutile è stato il tentativo di deviare l’attenzione su altri soggetti: come il promotore, l’Università ad esempio, o come il tutor indicato dalla scuola.

Il fatto è che la legge sulla sicurezza del lavoro è chiara: spetta al datore di lavoro proteggere, non soltanto i lavoratori subordinati, ma anche qualsiasi soggetto che nella sua azienda svolga tirocini formativi al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro. Spetta al datore di lavoro dell’azienda ospitante, ma ove del caso anche ai suoi collaboratori, ivi compresi il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e il medico competente. E non escluso il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

In qualsiasi azienda debbono essere valutati e combattuti “tutti” i rischi per la sicurezza e la salute: anche quelli che non sono causati dall’attività lavorativa, ma che possono emergere durante l’attività lavorativa

Imbarazzante è prendere atto che proprio in un contesto quale la scuola-lavoro la Corte Suprema abbia dovuto ogni volta registrare l’inosservanza di un obbligo quale la formazione. Ha voglia la legge a perorare la promozione e divulgazione della cultura della salute e della sicurezza del lavoro nei percorsi formativi scolastici, universitari e delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, previa stipula di apposite convenzioni con le istituzioni interessate. Di fatto, nel caso dell’infortunio durante la pulitura di un grosso tino, non solo la studentessa non aveva ricevuto alcuna istruzione sulle modalità esecutive del lavoro da compiere, ma persino il tutor non sapeva come doveva essere compiuta l’operazione di lavaggio della vasca e non possedeva alcuna preparazione per lo svolgimento dell’attività di tutoraggio.

E per non farci mancare nulla, ricordo un’altra sentenza del 2 maggio di quest’anno. La Cassazione ordina ai giudici della Corte d’Appello di approfondire il caso di un datore di lavoro accusato di molestie sessuali in danno di una minore che stava svolgendo un periodo di alternanza scuola-lavoro. Ancora una volta le nostre leggi sulla carta sono previdenti. In qualsiasi azienda debbono essere valutati e combattuti “tutti” i rischi per la sicurezza e la salute: anche quelli che non sono causati dall’attività lavorativa, ma che possono emergere durante l’attività lavorativa. Proprio come le molestie e la violenza. Persino nella scuola-lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Ha svolto la funzione di magistrato dal 1969 al 29 dicembre 2015: prima come Pretore, poi Giudice per le Indagini Preliminari presso la Pretura, poi Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale di Torino e Coordinatore del Gruppo Sicurezza e Salute del Lavoro, Tutela del Consumatore e dei Malati presso la Procura della Repubblica di Torino. Consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito dal 2016 al 2018. Nominato Presidente della Commissione Amianto istituita dal ministro dell’Ambiente con Decreto del 30 aprile 2019. Ha pubblicato nel 1985 il saggio "Se il lavoro uccide" per la Casa Editrice Einaudi, e l'opera "La Giustizia non è un sogno" nel 2017 per la Casa Editrice Rizzoli. Inoltre, in particolare, "Codice della Sicurezza degli Alimenti commentato con la giurisprudenza”, seconda edizione - Wolters Kluwer 2016; "II Testo Unico Sicurezza sul lavoro commentato con la Giurisprudenza”, Wolters Kluwer, Milano undicesima edizione, 2020".