La copertina del libro

Nel libro “I coccodrilli di Ratzinger” Giovanna Chirri (giornalista dell’Ansa) evidenzia l’importanza del latino: uno strumento di emancipazione delle donne e, come lei stessa racconta, fonte di notizie da cui ricavare, come in quello storico giorno per la chiesa cristiana, uno scoop mondiale: le dimissioni di papa Ratzinger. La giornalista scrittrice Chirri grazie al suo bagaglio di studi classici e alla sua spiccata professionalità ha capito, scritto e poi diffuso la notizia in prima mondiale. Il ruolo della cronista nel libro, così come descritto nella prefazione di Carlo di Cicco (vice direttore dell’Osservatore Romano sino al 2014) è quello di «una bussola che aiuta a capire la società, la politica, l’economia, la religione»


La recensione di CESARE PROTETTÌ

LA RIVOLUZIONE IN ATTO nella Chiesa e la crisi dell’informazione religiosa si capiscono meglio se si legge il libro di Giovanna Chirri “I coccodrilli di Ratzinger” presentato il 20 maggio al Salone del libro di Torino dall’autrice e dal giornalista Antonio Sanfrancesco. Attraverso quel libro si capiscono anche le molte valenze dello studio del latino, tra le quali anche quella di essere stato uno strumento per l’emancipazione delle donne. Ne ho parlato con Giovanna, mia ex collega all’Ansa, al suo ritorno da Torino, e sono venute fuori cose interessanti non solo sull’uso del latino, ma anche sull’influenza della Chiesa nella diffusione dell’italiano nel mondo, che sembra non sia seconda neppure all’influenza della musica lirica.

Giovanna Chirri è la vaticanista che l’11 febbraio 2013 ha trasmesso al mondo, prima di ogni altro, la notizia della rinuncia al pontificato di papa Ratzinger e i “coccodrilli” sono, nel gergo del mestiere, quei pezzi “freddi” che si preparano – nei media, ma soprattutto nelle agenzie — per ricordare personaggi noti e poter fornire informazioni puntuali da trasmettere in tempi rapidissimi. Per un papa se ne preparano molti, a seconda dei diversi aspetti del pontificato e degli anni che ha regnato; ma il giorno delle storiche “dimissioni” di Ratzinger quei pezzi — nei computer della sua agenzia — non si trovarono. E a Giovanna toccò rintracciare i coccodrilli sul suo archivio e rielaborarli.

L’autrice Giovanna Chirra in un frame del suo servizio da piazza San Pietro subito dopo le dimissioni di papa Ratzinger

Fin qui, però, è aneddotica del lavoro redazionale, che fa da sfondo (e da titolo) a quello che non è un saggio su Benedetto XVI (anche se non vi mancano valutazioni controcorrente su quelle “dimissioni”), ma una riflessione sulla crisi dell’informazione, «anche per liberare la professione giornalistica da inutili orpelli, logiche spartitorie, pericolose dimenticanze» e per riscoprire il ruolo del cronista che è quello di «una bussola che aiuta a capire la società, la politica, l’economia, la religione», come scrive nella prefazione Carlo Di Cicco, che è stato vice direttore dell’Osservatore Romano sino al 2014. «Lo scoop mondiale — dice Giovanna — non lo avrei mai fatto se non avessi quotidianamente applicato alcune piccole e solide regole del giornalismo». Ma quello scoop è stato anche «un esempio trionfale di come la cultura classica sia una specie di cassetta degli attrezzi anche per professioni come il giornalismo». «Ho raccontato diverse volte — dice Giovanna — che non era la prima volta che ricavavo notizie dal latino, e come quel giorno storico la notizia l’ho capita, scritta e poi diffusa (ma mi tremavano le gambe) grazie a un mix di mestiere, fortuna, esperienza e cultura di cui il latino era certo parte. Non posso negare che quel giorno sono stata agevolata dall’essere una italiana che ha frequentato il liceo classico negli anni Settanta (il “Visconti, dove studiò anche Giulio Andreotti, ndr) e che, senza i tanto contestati studi classici, lo scoop sicuramente non lo avrei fatto».

Women in the History of Linguistics

La storia dello scoop mondiale di Giovanna Chirri apre chiude un saggio di Helena Sanson, docente di italiano, Storia della linguistica e Women’ Studies all’Università di Cambridge, pubblicato su Romanische Forschungen (Ricerca romana), sullo studio del latino come mezzo di emancipazione delle donne attraverso i secoli. Il saggio si concentra sul Settecento e l’Ottocento in Italia. Ma già nel Rinascimento c’erano state donne che avevano studiato e si erano espresse in latino, distinguendosi nei loro scritti: Ginevra Nogarola (1417-1461), Laura Cereta (1469-1499), Cassandra Fedele (1465-1558), Olimpia Morata (1526-1555).  A proposito del latino nel “secolo dei lumi”, Sanson cita alcuni casi significativi, come quello di Maria Gaetana Agnesi, che imparò a nove anni — da un precettore — latino, greco e ebraico e compose in latino un’opera filosofica che recitava nel salotto paterno alla presenza di letterati, patrizi e visitatori italiani e stranieri.

Per l’Ottocento, tra le altre, la Sanson cita la poetessa e patriota (e prima donna socia e corrispondente dell’Accademia della Crusca) Caterina Franceschi Ferrucci, che studiò latino e greco con il sacerdote don Francesco Fuina e tradusse in modo pregevole diversi classici, tra cui il De Amicitia di Cicerone. Anche la figlia Rosa, nata nel 1835, aveva studiato latino fin da piccola: discettava pubblicamente di argomenti filosofici in latino di cui aveva ottima conoscenza.

Oggi fanno sorridere le antiche discussioni sulla opportunità o meno di far studiare il latino alle donne mentre intanto emerge, anche dal magistero del papa arrivato “dalla fine del mondo”, una spinta per amplificare e rinnovare il ruolo delle Chiesa nella diffusione dell’italiano nel mondo. Anche se il latino resta per il momento la lingua ufficiale della Chiesa, (in particolare per la editio tipica di bibbie, libri liturgici e testi del magistero papale) di fatto l’italiano è usato nella legislazione e nella comunicazione interna, e dopo la creazione, nel 2016, della Segreteria per la comunicazione, è l’italiano la lingua ufficiale della sala stampa della Santa Sede. L’influenza della Chiesa nella diffusione dell’italiano nel mondo è un tema affascinante che sarebbe utile approfondire, a valle delle iniziative già svolte dall’Accademia della Crusca e dalla società Dante Alighieri, in collaborazione con l’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista e saggista, è stato fino al gennaio 2016 il direttore delle testate del Master di Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma, dopo essere stato per molti anni docente ai corsi per la preparazione all’esame di Stato organizzati dall’Ordine dei giornalisti a Fiuggi. E’ stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews) dopo una lunga carriera all’Ansa nel Servizio Diplomatico, al Politico e agli Interni. Autore di una decina di saggi e manuali, con Stefano Polli ha scritto E’ l’agenzia bellezza! (seconda edizione nel 2021), ha curato “Pezzi di Storia” (2021) ed è coautore del libro di Giovanni Giovannini Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945 (2004, Scheiwiller).

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