Secondo i dati di Confindustria ed Enea, presentati alla Camera nel rapporto “Lo sviluppo dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale”, «il primo reattore, atteso nel 2035, avrà un costo di produzione dell’energia tra i 70 e i 110 dollari al megawattora». Per le proiezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (World Energy Outlook 2024), tra il 2030 e il 2050 il nucleare rimarrà più costoso delle rinnovabili, con differenze di circa 100 $/MWh rispetto al solare fotovoltaico e 80 $/MWh rispetto all’eolico onshore. La sedicesima e ultima procedura di registri e aste del Gse tenuta a marzo ha assegnato 458 MW per eolico e fotovoltaico con tariffe tra 71,99 e 76,61 €/MWh. Se si riducessero i costi autorizzativi per le rinnovabili, rendendo le procedure più chiare e semplici, avremmo prezzi più bassi. E se i conti non tornano la scelta del Governo del “nuovo” nucleare sarebbe un fuoco di paglia. Per rendere l’atomo economicamente sostenibile, i più avveduti stanno chiedendo al Governo garanzie necessarie per remunerare gli eventuali investimenti. A carico forse delle nostre bollette? Fuochino fuochino…

◆ L’analisi di PASQUALE STIGLIANI
► Nella sala dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati è stato presentato nei giorni scorsi il rapporto per “Lo sviluppo dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale”, scritto da Confindustria con la collaborazione di Enea. In un’aula non molto piena, la platea è apparsa senza grande entusiasmo, caratterizzata dalla presenza di una parte della confederazione, quella del mondo dei produttori di energia, in particolare dei cosiddetti lobbysti che influenzano le scelte della politica per professione. Era visibile l’assenza di chi rappresenta gli interessi dei consumatori industriali, delle piccole imprese e dei milioni dei piccoli domestici. Il confronto è stato ampio. Ha coinvolto gli schieramenti dell’arco parlamentare intervenuti dopo il saluto del ministro Pichetto che attende il parere degli enti locali, che saranno convocati nella Conferenza Unificata di domani 30 luglio https://www.statoregioni.it/it/conferenza-unificata/sedute-2025/seduta-del-30-luglio-2025/convocazione-e-odg-del-30-luglio-2025/ per dare inizio all’iter normativo per la costruzione delle nuove centrali nucleari con l’esame del disegno di legge parlamentare.

Al di là dei numeri sparati dal ministro Urso, intervenuto anche lui online, è interessante soffermarsi su quelli illustrati da Confindustria ed Enea ripresi anche dal “Corriere della Sera” secondo cui «il primo reattore, atteso nel 2035, avrà un costo di produzione dell’energia tra i 70 e i 110 dollari al megawattora al 2050 per gli Small modular reactor e gli Advanced modular reactor». Un’ipotesi che potrà essere confermata solo da chi avrà la possibilità di poterci arrivare al 2050. Tuttavia, il rapporto di Confindustria conferma che il nucleare rimane una tecnologia che non è competitiva rispetto alle tecnologie rinnovabili, caratterizzate da un elevato processo d’innovazione che ne riduce i costi.
Le cifre dei produttori industriali di energia sono pienamente smentite da “L’atomo fuggente”, l’analisi della Banca d’Italia sul possibile ritorno al nucleare, da cui emerge chiaramente che, al di là dei numeri in campo, data «la struttura del mercato e della bolletta elettrica, una reintroduzione del nucleare non avrebbe significativi impatti sul livello dei prezzi». Nel merito dei conti, è interessante confrontare le proiezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (World Energy Outlook 2024) riportate nell’analisi della Banca d’Italia, secondo cui per il 2030 e il 2050 il nucleare rimarrà più costoso delle rinnovabili, con differenze di costo di circa 100 $/MWh rispetto al solare fotovoltaico e 80 $/MWh rispetto all’eolico onshore. Il nucleare, secondo Banca d’Italia, essendo caratterizzato da elevati costi fissi e bassi costi variabili, si trova nel mercato elettrico in una situazione intermedia tra rinnovabili e combustibili fossili. Conseguentemente, anche a fronte di un significativo apporto del nucleare nel mix energetico nazionale, appare molto improbabile che, a regole vigenti, esso possa diventare l’impianto marginale, per gran parte delle ore e, quindi, contribuire ad un abbattimento del costo finale.
Per essere più concreti e ragionare con il presente è utile tener ben presenti i risultati della sedicesima e ultima procedura di registri e aste del GSE tenuta a marzo e nel quale sono stati assegnati attraverso il meccanismo dei contratti per differenza 458 MW per eolico e fotovoltaico con tariffe tra 71,99 e 76,61 €/MWh. Un risultato positivo e superato già dalla Germania che nei giorni scorsi ha assegnato la gara per l’eolico a terra di 5 GW con il prezzo medio aggiudicato a 68,3 €/MWh. Se solo si intervenisse per ridurre i costi autorizzativi per le rinnovabili (circa il 20% dei costi totali) rendendo le procedure più chiare e semplici i risultati in Italia raggiungerebbero prezzi ulteriormente più bassi.
Le ipotesi del rapporto di Confindustria non rendono inoltre conto dei costi reali che la filiera di produzione di energia nucleare dovrà sostenere. Vengono affrontati in modo effimero quelli per garantire la sicurezza, il riconoscimento del consenso e la gestione dei rifiuti radioattivi che è ancora un problema irrisolto nel mondo. Per questo ultimo, Confindustria ed Enea ipotizzano di costruire un deposito geologico profondo, ignorando che questa scelta è stata già respinta nel 2003 dalla civile protesta di Scanzano che, forte anche del supporto scientifico del Nobel Rubbia allora Commissario Enea (https://www.scanziamolescorie.eu/news/sss/), costrinse il Governo Berlusconi a fare marcia indietro.
Nel contesto rappresentato, in cui i conti non tornano perché altre tecnologie offrono una maggiore convenienza (e non è un caso che i progetti degli Smr e degli Amr restano ancora sulla carta), la scelta del Governo di proseguire con la costruzione di nuovi centri nucleari nel territorio italiano sarebbe un fuoco di paglia. Per evitarlo e rendere il nucleare economicamente sostenibile, i più avveduti del dibattito, stanno chiedendo al Governo e alla politica garanzie necessarie per remunerare gli eventuali investimenti. Garanzie che consistono in un sostegno economico che qualcuno dovrà sostenere. Con molta probabilità sono considerati inconsistenti i circa 65 milioni di euro di risorse che il disegno di legge proposto dal Governo a carico dello Stato. Pochi rispetto ai costi reali che il Governo non ha ancora stimato o non vuole far conoscere.
La quadratura del cerchio è stata da tempo già indicata all’Ansa nel febbraio del 2025 dal ministro Pichetto, proponendo di inserire in bolletta un sostegno per gli operatori del nucleare, aggiungendoli agli oneri pagati dai consumatori o con maggiori oneri nel bilancio. L’idea viene rilanciata dal rapporto nella parte in cui si indica chiaramente la necessità di sostenere il nucleare attraverso «schemi di incentivazione che andranno ad incidere sulla componente degli oneri di sistema», che a loro opinione, nonostante i numeri sopra esposti, avrà «un impatto nettamente inferiore rispetto a quello di uno scenario 100% rinnovabili». Una proposta che prende alla gola molti dei produttori presenti all’evento che il Governo e la maggioranza politica potrebbero sostenere fino in fondo lasciando così il cerino del costo del nucleare ai consumatori di energia, ancora in tempo per organizzarsi ed evitare di scottarsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
