Nei cento anni di Pier Paolo Pasolini c’è anche il filologo ignorato 

Nessuno ha ricordato che P.P. Pasolini nasce filologo e viene agli inizi considerato un nuovo Gianfranco Contini. Studia a Bologna dove è nato da un padre che detesta e da una madre friulana alla quale sarà invece legatissimo. Ma c’è anche lo studioso e il raccoglitore di poesie popolari delle Regioni, anche di quelle in lingua non italiana come le liriche molisane in lingua Uri o come il derivato dal catalano di certe ballate del nord della Sardegna


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

PER IL CENTENARIO di Pier Paolo Pasolini si è ricordato il romanziere (a me piacque più “Una vita violenta” che “Ragazzi di vita”), il poeta, il saggista politico, il corsaro controcorrente di Valle Giulia, lo sceneggiatore, il regista di cinema. È vero che gli amici come Moravia erano già anziani e che è rimasta Dacia Maraini con lui in tanti viaggi e nella quotidianità romana. Ma nessuno ha ricordato che P.P. Pasolini nasce filologo e viene agli inizi considerato un nuovo Gianfranco Contini. Studia a Bologna dove è nato da un padre che detesta e da una madre friulana alla quale sarà invece legatissimo. Studia con un solido maestro, Calcaterra, e sceglie con lui una tesi inattesa sul giovane Pascoli, testo bellissimo che lessi anni fa e che meriterebbe di venire ripubblicato.

Ma c’è un altro Pasolini ignorato completamente e che invece va recuperato: lo studioso e il raccoglitore di poesie popolari delle Regioni, anche di quelle in lingua non italiana come le liriche molisane in lingua Uri o come il derivato dal catalano di certe ballate del nord della Sardegna. Due volumetti di piccolo formato ma che insieme sommano oltre 600 pagine con una ricchezza eccezionale di note, citazioni, rimandi, spiegazioni. Un Canzoniere Italiano uscito molto tempo fa da Garzanti che bisognerebbe rieditare magari assieme alla tesi di Pasolini su Pascoli che pochissimi ormai conoscono. Ciò completerebbe la complessa figura di un grande intellettuale a volte “corsaro” e provocatorio di cui si avverte acutamente la mancanza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.