L’Italia, il giornalismo, i cattivi maestri e la “montanellite” imperante

Prima della “Voce” e della svolta anti-berlusconiana (fulminante la risposta al Cavaliere quando gli propose di essere tumulato anche lui nella villa di Arcore: «Domine, non sum dignus…»), c’era stato un altro Montanelli. Quello del “Corriere” e poi del “Giornale”. Con gli insulti all’ex amica Camilla Cederna così brutali che Giulia Maria Crespi lo costrinse a pubbliche scuse. Il libro “Montanelli, un cattivo maestro fra mito e fake news” di Silverio Corvisieri racconta con una minuzia incredibile di dettagli la vicenda orrenda della dodicenne etiope comprata per 500 lire


 L’articolo di VITTORIO EMILIANI

Indro Montanelli e Silvio Berlusconi editore de “Il Giornale”

Il libro di Silverio Corvisieri

È IN ATTO UNA SORTA di “montanellite” escono libri a ripetizione, per lo più encomiastici, su Indro Montanelli, un giornalista che ha diviso, anzi spaccato l’Italia fra chi lo idolatrava e chi lo detestava. Almeno fino a quando non diventò anti-berlusconiano, col giornale la Voce e una svolta fulminante, come la risposta data al Cavaliere quando gli propose di essere tumulato anche lui nella villa di Arcore: «Domine, non sum dignus…». Era già su un’altra strada. Ma prima c’era stato un altro Montanelli. Quello del Corriere e poi del Giornale. 

Un libro che non mi aspettavo, edito da Bordeaux e scritto da un politico come Silverio Corvisieri per anni esponente della sinistra/sinistra, con un linguaggio pacato e però con informazioni di prim’ordine e un titolo più che esplicito: “Montanelli, un cattivo maestro fra mito e fake news”. Il limite, a mio avviso, della fatica di Corvisieri sta nel non aver tenuto conto della estrema fragilità di Indro dovuta ad una forma di depressione cronica e ricorrente che lo riduceva al silenzio. Anche in tarda età la moglie romana Colette Rosselli in certe notti di crisi doveva accompagnarlo in piazza Navona, torno torno (abitavano lì sopra), con lui che piangeva senza sosta finché non si calmava. Ed era un male antico.

Indro Montanelli e la “sposa bambina che puzzava di capra” comprata per 500 lire

Il libro di Corvisieri manca di questo aspetto umano del personaggio e di una fin de vie anti-berlusconiano, quella Voce che in parte ha riscattato un passato a volte orribile, quello sugli anni del terrorismo, quando insultò l’ex amica Camilla Cederna in modo così brutale che Giulia Maria Crespi lo costrinse a pubbliche scuse. Era stato “l’afrore delle ascelle degli anarchici”, se ben ricordo, ai tempi del caso Valpreda, accusato, anche da Vespa sul Tg1, di essere l’autore dell’omicidio. 

Con tanta ironia corrosiva sul caso che i documenti sulla strage di Milano finalmente desecretati hanno rivelato fasulla: il piano di accuse agli anarchici era stato architettato a Roma dal responsabile dei servizi Giuseppe D’Ambrosio, dal capo del Sisde Silvano Russomanno, con un passato fosco di estrema destra, e dal questore di Milano, Marcello Guida, carceriere di Pertini a Ponza. Dunque il commissario Calabresi non c’entrava niente con l’interrogatorio di Pino Pinelli. Ne fu chiaramente escluso come ha solidamente confermato l’ottimo e utilissimo libro (assai poco recensito) di Giulio Brogi, ex Corriere, “Pinelli. L’innocente che cadde giù” edito da Castelvecchi. La durissima campagna di Lotta Continua contro il commissario Calabresi che venne poi assassinato per strada era del tutto sbagliata.

Ma torniamo a Corvisieri e a Montanelli. È il primo libro nel quale viene raccontata con una minuzia incredibile di dettagli la vicenda orrenda della dodicenne africana offerta a Montanelli. Poiché era stata infibulata, venne dolorosamente e con fatica resa penetrabile, per essere poi ceduta ad altri. È la prima volta che questa, decisamente, orribile e sotto ogni aspetto disgustosa vicenda, viene narrata con tanta precisione di particolari. Montanelli sostenne poi sempre che in Africa l’esercito italiano non aveva usato bombe e gas all’iprite. Quando furono desecretati i documenti su quella assurda campagna coloniale, Angelo Del Boca, storico dell’Italia coloniale, mi chiese di rivolgere una interrogazione parlamentare ai ministeri degli Esteri e della Difesa ed entrambi confermarono senza dubbi l’uso dell’iprite contro l’esercito etiopico. Ma Montanelli incassò tacendo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.