Busto di marmo ritenuto di Annibale Barca, ritrovato a Capua. Annibale era nato a Cartagine, verso il 247 a.C., dal condottiero Amilcare, protagonista della Prima guerra punica, nel corso della quale si era guadagnato il soprannome di Barca (da barak, “fulmine”), poi passato a tutti i suoi discendenti; sotto il titolo, busto marmoreo di Annibale conservato al Museo del Prado di Madrid

Il condottiero cartaginese provocava fascinazioni e incuteva rispetto alla testa del suo esercito di 50mila uomini. E fidelizzava le popolazioni delle terre invase concedendo loro la libertà «dalla schiavitù da Roma», descritta come «vergognosa capitale della prepotenza, della violenza e dell’usura». Alla fine, però, il sistema di alleanze creato dai Romani nella penisola resse alle lusinghe. Ma nella battaglia del Trasimeno, all’alba del 21 giugno del 217 a.C., chi non morì di spada o lancia (come il console Flaminio, che ebbe la testa mozzata da un cavaliere insubre di nome Ducario) morì affogato nel lago per il peso delle armature (e all’epoca quasi nessuno sapeva nuotare). Nella battaglia, durata tre ore, i romani persero 15.000 uomini secondo gli storici antichi (Polibio, Tito Livio, Silvio Italico), secondo quelli moderni 10-12mila. Si salvarono solo in 6.000, che poi in gran parte furono fatti prigionieri


Il racconto di CESARE PROTETTÌ, dal Trasimeno

SULLE COLLINE CHE circondano a Nord-Ovest il lago Trasimeno Annibale è un marchio vincente: portano il suo nome alberghi, ristoranti, trattorie, campeggi, rosticcerie, paninerie, officine meccaniche, distributori di benzina e naturalmente anche un museo. «C’è una ragione, anzi due», mi spiega Rudolf Baum, responsabile del Museo di Annibale e del Centro di documentazione di Tuoro sul Trasimeno. «Annibale — argomenta Baum — è l’eroe locale perché da almeno 500 anni il suo mito porta qui visitatori, italiani e stranieri. Tra di loro c’erano quelli che facevano il Grand Tour perché la via nazionale da Firenze a Roma è passata da queste parti per molto tempo e molti coglievano l’occasione per fermarsi e vedere i luoghi descritti nei classici che avevano letto. Il secondo motivo — aggiunge Baum — è che qui siamo Etruschi, poco inclini alle cose romane». 

La discesa di Annibale in Italia attraverso le Alpi (così immaginata da Jacopo Ripanda nel XVI secolo)

Annibale, d’altra parte, era un condottiero che provocava fascinazioni e incuteva rispetto alla testa del suo esercito di 50mila uomini. Per di più fidelizzava le popolazioni delle terre invase concedendo loro la libertà «dalla schiavitù da Roma», descritta come «vergognosa capitale della prepotenza, della violenza e dell’usura». Ma, alla fine, il sistema di alleanze creato da Roma nella penisola fondamentalmente resse alle lusinghe.

Alla battaglia del Trasimeno Annibale arrivò forte della sua fanteria pesante ibero-libica, della fanteria leggera celtica, della cavalleria pesante gallica e quella leggera numidica, con i frombolieri delle Baleari, un elefante superstite dei 40 portati da Cartagine e truppe fresche arruolate in Padania, come i cavalieri Insubri (che facevano parte delle truppe celtiche) e molti mercenari liguri. Se poi non indugi a pettinar le bambole o a smacchiare i giaguari — come diceva il buon Bersani — e infliggi due sonore sconfitte (Ticino e Trebbia) all’esercito dell’epoca più potente del mondo, quello romano, ti conquisti rispetto e ammirazione dappertutto. 

Gaio Flaminio Nepote, Homo Novus, avversato dal Senato, procedette alla distribuzione ai piccoli agricoltori dell’Ager Publicus. Gli fu mozzata la testa nella battaglia del Trasimeno da un cavaliere insubre di nome Ducario

E quel 20 giugno del 217 a.C. (questa ormai è la data più accreditata, rispetto a quella del 23 giugno) Annibale non indugiò. Sapeva che contro di lui Roma aveva inviato due eserciti, uno comandato da Gaio Flaminio Nepote che si trovava in Etruria, ad Arezzo, e uno comandato da Gneo Servilio Gemino, che si trovava dalle parti di Ariminum (Rimini). E sapeva che, per vincere, doveva attaccarli uno per volta, prima che si unissero. «Così Annibale — ci spiega Baum — finse di andare verso Roma per stanare Flaminio da Arezzo e portarlo con le sue legioni in luoghi più adatti all’agguato che aveva in mente. Del resto Annibale provocava Flaminio, nota testa calda, sin dal suo arrivo in Etruria». 

Annibale, a marce forzate, riuscì ad arrivare sul lago Trasimeno prima del console Flaminio. «Fissò un accampamento ‘civetta’ sulle colline — ci racconta Baum — e nottetempo dislocò le fanterie leggere e la cavalleria nei boschi della vallata in modo da chiudere ogni varco in entrata e in uscita e intrappolare i nemici tra le colline e le sponde del lago».

Battaglia del Trasimeno, con i cavalieri della fanteria leggera celtica all’attacco dell’esercito romano

Gaio Flaminio, smanioso di arrivare allo scontro, non organizzò alcuna ricognizione e l’indomani, all’alba del 21 giugno (e non del 24 come ritenuto per molto tempo), nella nebbia del Trasimeno mise incautamente le sue legioni in ordine di marcia: Annibale diede allora il via all’attacco e per le legioni romane fu un massacro, specialmente in una località che da quel momento in poi, fu chiamata Sanguineto. Chi non morì di spada o lancia (come il console Flaminio, che ebbe la testa mozzata da un cavaliere insubre di nome Ducario) morì affogato nel lago per il peso delle armature e per il fatto che all’epoca quasi nessuno sapeva nuotare.  In tutto nella battaglia del Trasimeno, durata tre ore, i romani persero 15.000 uomini secondo gli storici antichi (Polibio, Tito Livio, Silvio Italico), secondo quelli moderni 10-12mila. Si salvarono solo in 6.000, che poi in gran parte furono fatti prigionieri.

Percorso annibalico. Le principali teorie sulla battaglia del Trasimeno illustrate nel Museo di Tuoro

Per ricordare quella battaglia il Comune di Tuoro ha pensato a un itinerario suddiviso in 12 tappe attrezzate con pannelli che illustrano i diversi momenti dello scontro, le caratteristiche dei due eserciti e i loro armamenti. Durante l’estate il percorso — per un totale di 14 km che si può compiere anche in bicicletta o a piedi — diventa anche la sede di rievocazioni teatrali che coinvolgono gli spettatori (per la mappa delle 12 tappe, vedi qui). Ma trovare sul terreno le 12 stazioni non è facile. Avanzando sul “Percorso della battaglia del Trasimeno” indicato da Google Maps, a un certo punto la voce guida pronuncia la fatidica frase: “La tua destinazione si trova sulla sinistra”. Parcheggiamo sotto un albero e subito esce da un cancello da cantiere un tizio che si avvicina con modi poco urbani: «come vi siete permessi di entrare qui? È proprietà privata». Riprendiamo la marcia fino a che non troviamo una piazzola con vista lago e un cartello esplicativo che sintetizza le quattro principali teorie sulla battaglia del Trasimeno e che descrive le forze in campo: quelle cartaginesi e quelle romane con i rispettivi alleati. Più avanti altri punti attrezzati; ma, anche tentando di seguire i cartelli con l’effigie di Annibale, è una caccia al tesoro piuttosto complicata e stancante. «Purtroppo — commenta Baum — ora siamo nella fase della sostituzione, non ancora completata, dei vecchi pannelli in legno con i più validi supporti in ferro corten autorigenerante». 

Centro documentazione di Tuoro al Trasimeno (qui e più in alto, foto di Cesare Protettì)

In attesa di un più completo allestimento è quindi preferibile percorrere questi luoghi dopo aver almeno fatto visita al Museo di Annibale e al Centro di documentazione sulla battaglia che però non sono più ospitati nel Palazzo del Capra (in restauro) ma nel Palazzo comunale, in piazza Garibaldi 7.  Qui si imparano tante cose nuove, tra cui una parola latina: ustrina. Erano le aree delle pire per la cremazione dei cadaveri oppure — secondo altre fonti — erano delle pietre incavate in cui si raccoglievano le ceneri dei defunti. Gli archeologi, comunque, in via del Fornello e a Sanguineto hanno trovato tracce di un’intensa attività di combustione: oltre ai corpi dei soldati probabilmente furono bruciate anche le carogne dei cavalli caduti in battaglia. 

«Polibio e altri autori — aggiunge Baum — parlano anche di un terribile terremoto che avrebbe colpito l’Italia Centrale nelle ore della battaglia. La conferma viene dalll’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia): è proprio questo l’evento sismico più antico registrato negli archivi dell’Ingv». 

Quella del Trasimeno fu una battaglia di tre ore, ma per la Storia non è ancora finita. «Emergono — conclude Baum — sempre nuovi elementi: iI Cnr di Bologna alcuni anni fa ha fatto delle scoperte, casuali ma importanti, relative agli oggetti dei soldati caduti. Oggi le autorità locali hanno in programma di recuperare gli oggetti scoperti dal Cnr, così da poter ottenere un duplice risultato: esporre manufatti originali e sviluppare metodologie di lavoro scientifiche e moderne, anche perché il lago presenta alcune peculiarità che rendono interessante, anche se difficoltoso, lavorarci». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornalista e saggista, è stato fino al gennaio 2016 il direttore delle testate del Master di Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma, dopo essere stato per molti anni docente ai corsi per la preparazione all’esame di Stato organizzati dall’Ordine dei giornalisti a Fiuggi. E’ stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews) dopo una lunga carriera all’Ansa nel Servizio Diplomatico, al Politico e agli Interni. Autore di una decina di saggi e manuali, con Stefano Polli ha scritto E’ l’agenzia bellezza! (seconda edizione nel 2021), ha curato “Pezzi di Storia” (2021) ed è coautore del libro di Giovanni Giovannini Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945 (2004, Scheiwiller).

-