Si chiama “Solid” e può cambiare radicalmente la nostra vita, rendendoci padroni di noi stessi quando navighiamo in internet e interagiamo sui social media. Una rivoluzione copernicana messa a punto dall’uomo che ha regalato al mondo il web come lo usiamo universalmente oggi: Sir Tim Berners-Lee

Nella foto sotto il titolo: codici generati durante l’uso di un editor su internet


L’HA CHIAMATO pod (personal online data store), uno scrigno di memoria di cui ogni utente di internet dovrebbe essere padrone unico. L’uovo di Colombo per sottrarre ai giganti del web, social media in primis, l’uso dei dati personali che ciascuno di noi genera ogni volta che naviga su Google, Facebook, Amazon e su tutte le altre piattaforme web. Divenuti una gigantesca miniera d’oro che consente a questi colossi di spartirsi centinaia di miliardi all’anno con il marketing online, trafficando sui nostri clic individuali. E questa gigantesca rivoluzione copernicana non poteva che essere pensata da chi, trent’anni fa, nel 1992, mentre lavorava al Cern di Ginevra, inventò il web con il www, i browser, la chiocciola e i website, per favorire gli scambi tra scienziati: parliamo di Sir Tim Berners-Lee. Una invenzione messa gratuitamente a disposizione di tutto il mondo senza pretendere un solo cent di compenso. 

Con il progetto Solid, prospettato da Sir Tim Berners-Lee, la chiave dello scrigno dei nostri dati personali generati durante la navigazione in internet resterebbe nelle nostre mani

Le conseguenze pratiche sarebbero anche stavolta straordinariamente importanti se l’Unione Europea vorrà sviluppare e consolidare il progetto di Berners-Lee denominato Solid, «come l’acronimo che nella tribù degli informatici fissa gli standard del rigore», scrive Stefano Balassone, analista dei media ed ex consigliere di amministrazione della Rai, su “Domani” del 21 agosto 2022. Un progetto, sottolinea Balassone, che «non si esaurisce nei pod, ma li inserisce in un’ecosistema nuovo di zecca, basato su una “super lingua” che ridispone e armonizza i ruoli di app, memorie ed altre cose entro relazioni chiare, compiute, orizzontali e aperte a ogni contributo di sviluppo oltre che a una miriade di nuove applicazioni. L’ora zero è prevista fra un paio d’anni». 

Con il Gdpr (General Data Protection Regulation), che già vige nei suoi confini per proteggere i dati personali dei propri concittadini, l’Ue può imprimere una svolta epocale nell’uso delle tecnologie digitali. Dei propri dati personali, protetti nel nostro scrigno individuale, ciascuno può decidere, a quel punto, a chi darli e a chi no, ed, eventualmente, in cambio di cosa. Non saremmo più comprati e venduti a nostra insaputa. Una prospettiva che, non a caso, allarma Stati Uniti e Cina, «le due patrie dei giganti social» e che ha già suscitato la reazione di Mark Zuckerberg: il capo di Meta preconizza, allarmantissimo, la scomparsa di Facebook, Instagram, Whatsapp e Messenger dai confini dell’Unione Europea. 

Vano attendersi che di questo si occupino i programmi elettorali europeisti, sovranisti, democrat o liberal che dir si voglia? Se ne trovate traccia, fatecelo sapere. Ne daremo conto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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