La locandina del film di di Kleber Mendonça Filho nelle sale da fine gennaio

Nel Brasile sotto dittatura degli anni Settanta il gioco narrativo del regista — vincitore del Festival di Venezia 2025 per la miglior regia — ci mette davanti ai panni che indossiamo per ingannare gli altri e noi stessi durante una caotica settimana del Carnevale di Recife. Alla fine dei sette giorni in maschera resteranno sul campo 91 morti nella resa dei confidi tra spie, sicari e rifugiati politici. Interpretato da Wagner Moura — migliore attore a Venezia — nei panni di Armando/Marcelo, professore universitario di San Paolo che cerca di fuggire dal paese governato dai militari con il figlio piccolo cresciuto dai nonni dopo la morte della madre, il film si fa apprezzare anche per le raffinate citazioni cinefile


◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *

Tra il 1964 e il 1985 anche il Brasile, come altri paesi sudamericani, è stato governato da una feroce dittatura instaurata dai militari con la complicità degli strati più ricchi della società e l’appoggio esterno degli Stati Uniti. Ricostruisce quel periodo oscuro “L’agente segreto”, sceneggiato e diretto da Kleber Mendonça Filho, con protagonista Wagner Moura. Il film è stato presentato nel 2025 a Cannes, dove Moura ha vinto il premio per il miglior attore e Mendonça quello per la miglior regia, ed è arrivato da pochi giorni nelle sale italiane, senza troppa pubblicità, ma con un buon successo di pubblico grazie al passaparola.

Siamo nel 1977. Armando è un professore universitario di San Paolo entrato in contrasto con il capo di una importante azienda energetica legata al governo. Sua moglie è morta, il figlio piccolo vive con i nonni a Recife, e lui lo raggiunge per fuggire insieme dal paese. Deve fare i conti con i sicari mandati ad ucciderlo, la polizia corrotta e un paese distratto dal Carnevale, dove è nata la curiosa leggenda metropolitana di una gamba trovata nello stomaco di un gigantesco squalo tigre, forse parte del corpo di un oppositore gettato in mare. Una anziana signora anarco-comunista lo ospita a casa sua insieme ad altri rifugiati, mentre la rete degli oppositori si dà da fare per procurargli i documenti falsi necessari per l’espatrio e registra, a futura memoria, la sua testimonianza. Molti anni dopo, in un Brasile tornato democratico, quelle cassette audio consentiranno a una giovane studiosa di ricostruire l’intera vicenda a beneficio del figlio di Armando, all’epoca troppo piccolo per ricordarsi delle vicissitudini del padre.

Una scena del film premiato al Festival di Venezia 2025, poco pubblicizzato (a parte il passaparola)

Tecnicamente ineccepibile, perfetto nell’ambientazione e nella scelta degli attori, il film si fa apprezzare anche per le raffinate citazioni cinefile. La più evidente è quella de “Lo squalo” di Spielberg, ma nelle due ore e quaranta di film gli spettatori più attenti ne troveranno molte altre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

Clicca qui per guardare il trailer

Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.