Colpiti da una evidenza scientifica emersa da sondaggi commissionati dalla Regione — secondo cui la Sardegna era conosciuta nel mondo quasi esclusivamente per la Costa Smeralda, o al massimo come “l’isola accanto alla Costa Smeralda” — i soci di “Nurnet” (nata dal volontariato di un gruppo di appassionati del paesaggio archeologico e delle tradizioni sarde) decisero di reagire. Attraverso un geoportale è nata anche una mediateca con oltre 40.000 immagini georeferenziate, oltre a numerose iniziative, eventi e attività di divulgazione facilmente rintracciabili online. L’associazione ha ora lanciato e finanziato un concorso di narrativa per le scuole sarde intitolato “Racconta una Storia Sarda”, a cui si sono iscritte 61 classi, 1000 studenti e un centinaio di docenti coinvolti. Il lavoro sulla Civiltà Sarda approdato al festival del turismo archeologico di Firenze
◆ L’articolo di ANTONELLO GREGORINI

► La settimana scorsa si è svolto a Firenze tourismA, il festival del turismo archeologico giunto alla tredicesima edizione. L’associazione che rappresento, Nurnet – La Rete dei Nuraghi Aps, è stata ospite di un importante progetto denominato Atrium (Advancing Frontier Research in the Arts and Humanities), finanziato dalla Commissione Europea, avviato nel 2024 e della durata di quattro anni. Atrium si affianca ai progetti AriadnePlus, continuazione di Ariadne, il cui obiettivo è stato l’integrazione degli archivi digitali archeologici europei, e Artemis, che mira a creare un’infrastruttura digitale per supportare la conservazione e il restauro del patrimonio culturale, sfruttando il potenziale delle tecnologie di visualizzazione 3D.
Il professor Franco Niccolucci, in buona misura ideatore e promotore dei tre progetti, ha ritenuto che l’esperienza di Nurnet — nata dal volontariato di un gruppo di appassionati del paesaggio archeologico e delle tradizioni sarde — potesse essere presentata come una buona pratica di azione popolare da valorizzare. Tredici anni fa i soci di Nurnet, colpiti da una evidenza scientifica emersa da sondaggi commissionati dalla Regione — secondo cui la Sardegna era conosciuta nel mondo quasi esclusivamente per la Costa Smeralda, o al massimo come “l’isola accanto alla Costa Smeralda” — decisero di reagire. Consapevoli dell’unicità del patrimonio culturale dell’isola, avviarono un progetto fondato sulla realizzazione dal basso del geoportale (www.nurnet.net) dedicato alle testimonianze preistoriche e protostoriche della Civiltà Sarda, in particolare del periodo nuragico. Una compilazione costruita anche grazie agli strumenti comunicativi dei social media e al riconoscimento dell’importanza della narrazione popolare e delle tradizioni locali, considerate una base utile anche per una più ampia conoscenza scientifica.
Da questo lavoro è nata anche una mediateca con oltre 40.000 immagini georeferenziate, oltre a numerose iniziative, eventi e attività di divulgazione facilmente rintracciabili online. Oggi, anche grazie al contributo di Nurnet, il patrimonio archeologico della Sardegna è diventato un tema mainstream. La Regione investe decine di milioni di euro nella valorizzazione di questo patrimonio; le Domus de Janas sono entrate nella lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità; la Fondazione Mont’e Prama promuove il territorio del Sinis e molte altre iniziative si stanno sviluppando. Anche la stampa internazionale riconosce oggi l’importanza della Civiltà Sarda, detta nuragica, nelle dinamiche del Bronzo mediterraneo: dal possibile ruolo nelle vicende dei Popoli del Mare alla partecipazione alle rotte commerciali dei metalli, dall’Iberia alla Scandinavia fino al Medio Oriente.

Dopo tredici anni, preso atto del successo del progetto originario, Nurnet ha deciso di andare oltre, nonostante non faccia parte del gruppo delle associazioni sostenute da consistenti fondi pubblici e continui a operare principalmente con mezzi propri. All’interno dell’associazione è maturata la consapevolezza che la Sardegna e i sardi abbiano subito una frattura nella propria identità culturale: l’indebolimento della lingua, l’oscuramento della storia e l’assenza di questi pilastri nella didattica ministeriale. La letteratura sarda — da Grazia Deledda, agli studi di Nereide Rudas, fino alle analisi sulla civiltà pastorale di Bachisio Bandinu — evidenzia questa fragilità identitaria che talvolta porta a una negazione delle proprie radici e a forme di disagio sociale e individuale.
È su questo terreno che Nurnet intende operare strategicamente in futuro. Per questo ha lanciato e finanziato un concorso di narrativa per le scuole sarde intitolato “Racconta una Storia Sarda”. L’associazione si è resa disponibile a instaurare un rapporto diretto con studenti e docenti, invitandoli a ideare un racconto — con qualsiasi strumento multimediale — basato su un fatto storico reale e su un paesaggio autentico della Sardegna. A oggi sono 61 le classi iscritte, circa 1000 gli studenti coinvolti e un centinaio i/le docenti. A fine aprile verranno raccolti i progetti e premiati con contributi economici destinati a sostenere l’organizzazione delle loro attività scolastiche. La letteratura scientifica mostra chiaramente come le narrazioni rappresentino una delle modalità attraverso cui il cervello umano apprende più facilmente le conoscenze utili all’integrazione ambientale e sociale. Per questo motivo esse sono state poste alla base dei nostri progetti.
Abbiamo inoltre promosso una raccolta fondi pubblica attraverso una campagna narrativa sui social, alla quale hanno partecipato circa centocinquanta cittadini, non solo sardi. Con i 13.000 euro raccolti abbiamo acquistato un bronzetto nuragico messo in vendita dalla casa d’aste Christie’s di Londra. Il bronzetto è oggi conservato nel Museo Archeologico di Villanovaforru, in attesa della dichiarazione di interesse culturale da parte della Soprintendenza. L’oggetto è stato già riconosciuto come autentico da una perizia dell’archeologo Giacomo Paglietti e da analisi condotte dall’Istituto di Chimica dell’Università di Cagliari, coordinate dalla professoressa Cannas, che attraverso indagini radiometriche hanno evidenziato la coerenza delle leghe con quelle delle altre sculture bronzee nuragiche note.
Il futuro di Nurnet sarà orientato allo studio, alla catalogazione e alla valorizzazione dell’identità sarda legata all’eredità culturale immateriale. Questo ambito non ha solo una rilevanza culturale e identitaria: rappresenta anche una fonte di conoscenza fondamentale per documentare i contesti ecologici, tecnici e sociali nei quali il sapere tradizionale viene prodotto e trasmesso. All’interno di questo sistema rientrano diversi ambiti complementari del patrimonio culturale immateriale: le tradizioni artigianali, il cibo e le ricette tradizionali, le tecniche di costruzione a secco dell’infrastruttura agro-pastorale — connesse alle antiche architetture nuragiche che punteggiano il paesaggio — e i cicli rituali espressi nei carnevali delle regioni montane. Queste fonti costituiscono anche un ambiente pratico per documentare la lingua sarda, attraverso la registrazione di vocaboli specialistici, spiegazioni orali e racconti legati al sapere tradizionale, consentendo di affrontare la dimensione linguistica attraverso pratiche culturali vive e non tramite indagini linguistiche isolate. Nel loro insieme, queste componenti dell’eredità culturale immateriale, profondamente interconnesse, formano un quadro coerente attraverso cui analizzare la resilienza culturale, la trasmissione delle conoscenze e i processi di rigenerazione contemporanea, offrendo allo stesso tempo una base comparativa per altre comunità rurali europee. © RIPRODUZIONE RISERVATA
