La musica, i premi e la cultura, il Carneade della vita nazionale… Già, ma chi era costui?

La padovana Leonora Armellini, fra i vincitori del Concorso Chopin di Varsavia; sotto il titolo: Giuseppe Gibboni trionfa al Premio Paganini 2021

Nel tripudio di allori, articoli, interviste, inviti istituzionali ecc. ecc. tributati ai nostri campioni dello sport, da parte di politici e istituzioni di alto profilo, non è stato dato alcun riconoscimento alle affermazioni riportate dai musicisti italiani. Non una parola sulla grande stampa o dalle istituzioni per il secondo e quinto posto ottenuto a Varsavia dai pianisti italiani Alexander Gadjiev e Leonora Armellini al Concorso Chopin; o per il Primo premio assoluto, dopo 24 anni che non succedeva, assegnato al ventenne Giuseppe Gibboni nel concorso violinistico Paganini. Ma l’Italia di questo non si indigna più e passa oltre… Fino alla prossima eccellenza italiana, da tenere rigorosamente nascosta  


L’articolo di CARLO GIACOBBE

CI SONO VOLTE che anche a me viene a fior di labbra una celebre frase, falsamente attribuita a Joseph Goebbels (ma pur non essendo vera era ben trovata), a proposito della cultura. Il senso di quel tristo aforisma è però esattamente di segno opposto. A scatenarmi l’impulso di mettere mano alla pistola, questa volta, è stata una lettera inviata dalla prima viola della Scala di Milano, Danilo Rossi, a una “firma” del maggiore giornale italiano. A voler seguire la linea del commediografo Hans Johst, il vero ideatore di quella frase, Rossi — uno sprovveduto strimpellatore di uggiose e talvolta stridule musiche prodotte con una specie di violino un po’ ipertrofico (o come diavolo si chiamerà quello strumento) mentre guarda un foglio di carta pieno di strani sgorbi — si è lamentato del fatto che in un tripudio di allori, articoli, interviste, inviti istituzionali ecc. ecc. tributati ai nostri campioni dello sport, da parte di politici e istituzioni di alto profilo non sia stato dato alcun riconoscimento a una serie di affermazioni riportate da musicisti italiani.

Il pianista goriziano Gajiev, secondo posto al Concorso Chopin di Varsavia

Si pretenderebbe, secondo Rossi, che fosse data menzione del secondo e quinto posto ottenuto a Varsavia dai pianisti italiani Alexander Gadjiev e Leonora Armellini al Concorso Chopin; ma a parte fare il solito stantio vecchiume, Alex e Nora (è più comodo, più rapido, più rock direbbe Celentano, chiamarli con un nick abbreviato) non si fanno foto nudi e di sicuro non andranno mai né a Sanremo né a X Factor. Quella è forse la competizione più importante del pianismo mondiale e quindi importerà a poche decine di appassionati.

Un’altra garetta che deve interessare soprattutto a vecchi barbogi, in questo periodo autunnale che concentra le competizioni musicali classiche, l’ha vinta il ventenne (evidentemente nato vecchio) Giuseppe Gibboni, Primo premio assoluto, dopo 24 anni che non succedeva, al concorso violinistico Paganini. Quel genovese segaligno che non ripeteva mai, per capirsi. Rossi, nel lamentare che di questi ragazzi non si sia fatto cenno sulla grande stampa o in televisione, oltre a non risultare che siano stati estesi loro inviti da parte delle grandi cariche dello Stato, ricorda anche che pochi giorni fa l’ensemble barocco Accademia Bizantina ha vinto il Grammy come seconda migliore orchestra al mondo. 

Ensemble Accademia Bizantina vincitrice del Grammy come seconda migliore orchestra al mondo

Ora invece, riprendendo il filo del mio pensiero e non di quello che sarebbe stato bene sulla bocca del successore di Hitler (sia pure per un giorno), vorrei tranquillizzare tutti quelli che dovessero paventare un effettivo ricorso alla pistola. Non ho intenzione di sparare, né proiettili né cazzate, come farebbe uno sbraitatore professionista, uno Sgarbi per esempio, che pur avendo i titoli per parlare di cultura, se non altro in ambito di arti figurative, ha preferito da politico seguire una linea che sta alla cultura come, a suo tempo, i “tre tenori” al magistero operistico che pure avrebbero dovuto rappresentare. 

No, non pistole e neanche stentoree sfide a chi urla più forte. Semplicemente, servirebbe un po’ di logica consequenziale da parte di chi, sapendo che l’Italia detiene una metà (secondo stime conservative) del patrimonio artistico di tutto l’Occidente e una parte fondamentale della produzione musicale europea, non si indigna — dimostrandolo con il voto — che tra le ultime preoccupazioni dei nostri governanti ci sia la valorizzazione di quel patrimonio, che potrebbe dare anche ritorni economici di tutto rispetto. Un tempo coincidevano Sport e Beni culturali. Da molti anni, giustamente, i due ambiti sono stati separati. Peccato che nella risposta del “pubblico”, che poi dovrebbe essere l’elettore, sia il primo ad avere di gran lunga il sopravvento. E il pubblico, se non viene opportunamente orientato, purtroppo sceglie quasi sempre le scorciatoie: le urla, ciò che fa “cassetta”, il tenore che si imbranca con i rocchettari. Fino alla prossima eccellenza italiana, da tenere rigorosamente nascosta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Mi divido tra Roma, dove sono nato, e Lisbona, dove potrei essere nato in una vita precedente. Ho molte passioni, non tutte confessabili e alcune non più praticabili, ma che mai mi sentirei di ripudiare. In cima a tutte c'è la musica, senza la quale per me l'esistenza non avrebbe senso. Non suono alcuno strumento, ma ho studiato canto classico (da basso) anche se ormai mi dedico (pandemia permettendo) al pop tradizionale, nei repertori romano, napoletano e siciliano, e al Fado, nella variante solo maschile specifica di Coimbra. Al centro dei miei interessi ci sono anche la letteratura e le lingue. Ne conosco bene cinque e ho vari gradi di dimestichezza con altrettante, tra vive, morte e, temo, moribonde. Ho praticato vari generi di scrittura; soprattutto, ma non solo, saggi e traduzioni dall'inglese e dal portoghese. Per cinque anni ho insegnato letteratura e cultura dei Paesi lusofoni alla Sapienza, mia antica alma mater. Prima di lasciare, con largo anticipo, l'Ansa e il giornalismo attivo, da caporedattore, ho vissuto come corrispondente e inviato in Egitto, Stati Uniti, Canada, Portogallo, Israele e Messico. Ho appena pubblicato “100 sonétti ‘n po’ scorètti", una raccolta di versi romaneschi. Sono sposato da 40 anni con Claudia e insieme abbiamo generato Viola e Giulio