Si è spento Carlo Melograni, padre dell’“architettura sociale” italiana

Carlo Melograni a Londra nel 1974, in viaggio con i suoi studenti, sulla collinetta tra le case del Robin Hood Gardens, progettate da Alison e Peter Smithson

Romano, avrebbe compiuto 98 anni a gennaio. Era un uomo pieno di garbo, di passione e di voglia di innovare. Mi invitò, come ex allievo del Liceo Classico “Ludovico Ariosto” di Ferrara, a tenere una sorta di “lectio magistralis” nella nuova sede dell’istituto da lui progettata e costruita in quello che poteva essere l’immaginario Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani, in un parco dai grandi alberi, senza deturparlo. Rimane nella storia migliore dell’architettura non soltanto romana, alla quale ha formato tanti allievi importanti


Il ricordo di VITTORIO EMILIANI

LA POLITICA AVEVA diviso in maniera frontale i due fratelli Melograni. Piero, lo storiografo, si era infatti candidato con Berlusconi assieme ad altri intellettuali come Saverio Vertone e Lucio Colletti, mentre Carlo, il maggiore per età, architetto, era rimasto fedele alla sinistra. È scomparso l’altro ieri all’età di 97 anni. Lo ricordo con affetto e commozione perché, fra l’altro, mi invitò alla inaugurazione della nuova sede del Liceo Classico Ludovico Ariosto a Ferrara. Quale ex alunno avrei dovuto tenere una sorta di “lectio magistralis”, io che avevo frequentato, tempestosamente, il Liceo nella storica sede del convento dei Gesuiti in via Borgoleoni. Questo nuovo edificio avevano avuto il coraggio, l’ardire, di costruirlo in quello che poteva essere l’immaginario Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani, in un parco dai grandi alberi, senza deturparlo. 

Accettai l’invito di Carlo Melograni a salire con lui a Ferrara e rimasi colpito dalla quantità e qualità di servizi offerti a quei fortunati studenti che vi potevano rimanere fino a sera (noi strapelati provinciali, se perdevamo il trenino delle Ferrovie Venete per Copparo delle 13:30, dovevamo mangiare alla mensa dei ferrovieri e studiare nella sala d’aspetto o nei giardinetti della Stazione Fs). Carlo, che all’Università di Roma, aveva dato vita ad una scuola di “architettura sociale”, era un uomo pieno di garbo, di passione e di voglia di innovare. Col fratello minore Piero aveva rotto ogni rapporto dopo la di lui adesione al gruppo berlusconiano mantenendo ben ferma questa posizione. Condivisa del resto dalla moglie giornalista pubblicista dell’Unità negli anni durissimi degli ultimi scioperi dei braccianti e dei salariati caricati con violenza dal Battaglione Padova della Mobile anche in pieno centro a Ferrara, davanti alla Cattedrale con manganellate selvagge. 

Palazzo del Quirinale 11 novembre 2005, Carlo Melograni riceve dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi il “Premio Presidente della Repubblica” dell’Accademia dei Lincei, Accademia San Luca e Accademia Santa Cecilia. Per sua espressa volontà (accolta dal Comune di Ferrara), le sue ceneri riposeranno «in una piccola urna collocata all’interno del cortile del liceo Ariosto, vicino alle lapidi che ricordano ex allievi caduti in guerra»

Spero che quel bel Liceo così attrezzato, con tanti studi, aperto fino a sera abbia mantenuto le promesse e abbia sfornato allievi preparati. Noi avevamo avuto la fortuna di alcuni insegnanti di eccezione come il docente di Francese al Ginnasio, Mario Roffi, grande amico dello scrittore Augusto Frassineti, che arrivava con un “biciclòn” con scritte come ‘pane ai lavoratori’ e ‘lavoro ai disoccupati’, o come Giordano Romagnoli, italiano, latino e greco, che mi diede lezione praticamente gratis quando un terribile professore di Matematica, Bellino (per niente) Rosina si ostinò a bocciarmi in algebra, mentre per la geometria mi chiamava alla lavagna per sviluppare il teorema una volta datemi certe premesse. 

Carlo Melograni rimane nella storia migliore dell’architettura “sociale”, non soltanto romana, alla quale ha formato tanti allievi importanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.