Nell’ottavo provvedimento della legislatura in materia di sicurezza ci sono: il nuovo reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, il fermo preventivo esteso ai sedicenni, la flagranza differita e cinquecento militari in più per le strade di Milano. Il primo cliente è stato Youssef Siher. Non essendoci prove per la conferma dell’arresto, la premier ha detto che la decisione del giudice “è vergognosa”, per il suo vice Tajani “è come se Siher fosse in flagranza” e Salvini vuole che eventuali danni futuri “li paghino i giudici”. Ai giovani che chiedono un futuro risponde con un fascicolo in questura. Negli ultimi sei anni il Mezzogiorno ha perso centocinquantamila giovani laureati, partiti verso il Nord o verso l’estero. In Italia ci sono poche decine di migliaia di posti-letto pubblici per quasi novecentomila studenti fuorisede. Mense, libri, computer, affitti: il diritto allo studio tutelato dalla Costituzione esiste nei bandi, dove migliaia di ragazzi scoprono di essere “idonei non beneficiari”. Come dire: avresti diritto, ma non ti spetta. Se fosse in Costituzione la premier andrebbe perseguita per “alto tradimento a rate”


◆ L’analisi di AURELIO ANGELINI

► Ci sono governi che cambiano la Costituzione e governi che ci provano. Questo ci ha provato, e a marzo gli elettori gli hanno restituito la riforma della giustizia con tanti saluti. Così è passato a un metodo più discreto: la Costituzione non la riscrive, la scolorisce. Un decreto alla volta, una goccia alla volta, come in omeopatia. Con una differenza: qui il principio attivo esiste, ed è il potere di polizia. A ogni dose la concentrazione autoritaria aumenta. L’ultima dose porta la data del 22 ottobre: decreto-legge n. 190, l’ottavo provvedimento della legislatura in materia di sicurezza. Ci sono il nuovo reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, il fermo preventivo esteso ai sedicenni, la flagranza differita e cinquecento militari in più per le strade di Milano. A quei militari una parte del governo voleva dare perfino i poteri di polizia giudiziaria, finché il Quirinale non ha ricordato che l’Italia non è una caserma. Un dettaglio, si dirà. Ma con l’omeopatia la logica è sempre la stessa: non conta la singola goccia, conta la continuità e l’abitudine.

Il primo cliente

Il nuovo reato ha trovato il suo primo cliente poche ore dopo l’entrata in vigore. Youssef Siher, trent’anni, ricercatore, laureato alla Statale, ex rappresentante degli studenti, amministrava un canale Telegram che convocava manifestazioni. Il ministro dell’Interno ne ha parlato come della “presunta mente”, con quel “presunta” messo lì per eleganza. Il ministro della Difesa si è complimentato su X per l’individuazione dell’”ideatore”. I giornali hanno fatto il resto: “L’ayatollah dei maranza”, “Il burattinaio”, “Il capo del branco”, “L’ideologo eversore”. Il catalogo zoologico e teocratico era completo. Mancava solo un dettaglio trascurabile: le prove. Poi è arrivata la gip di Milano. Ha letto le carte, operazione ormai considerata quasi sovversiva, e ha concluso che non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Il canale evocava forme di disobbedienza civile, non istigava alla violenza. E la pagina era stata aperta dopo gli scontri che avrebbe dovuto ispirare. Siher è stato scarcerato.

Youssef Seri all’uscita dal carcere di San Vittore

La presidente del Consiglio ha subito definito “vergognosa” la decisione in un video, ripetendo che quella pagina aveva portato alle devastazioni. Quando un cronista le ha fatto notare che la pagina era nata dopo, si è scusata: aveva sbagliato “il tempo di un verbo”. Un verbo. Quattro giorni di carcere, una gogna nazionale, un ragazzo trasformato in nemico pubblico, e tutto si riduce a un errore di consecutio temporum. Alla scuola dell’obbligo lo si chiamerebbe errore blu. A Palazzo Chigi è una linea politica. Antonio Tajani, garantista di lungo corso, ha arricchito la dottrina con un istituto nuovo: Siher non era in flagranza, ma “è come se fosse in flagranza”. Nasce così il diritto penale del come se. Come se ci fossero le prove, come se ci fosse il reato, come se la Costituzione fosse un suggerimento. Matteo Salvini, da parte sua, ha proposto che a pagare i danni dei prossimi cortei sia di tasca propria il giudice. È la responsabilità penale per fatto altrui, futuro ed eventuale: un istituto che nemmeno il codice Rocco aveva osato immaginare.

La bilancia truccata

Per capire il metodo basta guardare l’altro piatto della bilancia. Andrea Delmastro, condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, è rimasto sottosegretario. Alla Giustizia, per la precisione: l’ironia qui si scrive da sola. Daniela Santanchè, a processo per falso in bilancio, è rimasta ministra per anni, protetta dal coro del “aspettiamo le sentenze”. Sono usciti di scena solo dopo la sconfitta referendaria, quando conveniva sacrificarli. Lei lo ha fatto con un “obbedisco” degno di miglior causa. Per gli amici vale l’articolo 27: l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Per un trentenne con un canale Telegram e un cognome che non suona lombardo, la condanna arriva in video dalla premier, prima ancora del giudice. È il garantismo a geometria variabile: un principio universale applicato secondo la tessera di partito.

La macchina

Una strategia così non funziona da sola: le serve una macchina, e la macchina c’è. C’è un servizio pubblico ormai ribattezzato TeleMeloni, dove il dissenso arriva filtrato e la versione del governo arriva a reti unificate. C’è Mediaset, che ha l’affetto di famiglia per la maggioranza. E c’è soprattutto la flottiglia d’assalto del gruppo Angelucci, una sorta di X MAS-bis della carta stampata. “Giornale”, “Libero” e “Tempo” funzionano come reparto di prima linea: individuano il bersaglio, lo marchiano, lo consegnano al pubblico già impacchettato. È uno squadrismo che non usa il manganello ma il titolo a nove colonne, e fa meno rumore. Altrettanto male. Al Viminale siede un prefetto che ragiona da questurino: la piazza è un problema di ordine pubblico, il corteo una minaccia, lo studente un fascicolo. E sui giudici la lezione del referendum non è servita. Non potendo più separare le carriere, il governo ha scelto una scorciatoia: indicare in diretta i colpevoli da perseguire e le sentenze da emettere. L’articolo 101 dice che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. L’articolo 104 ne garantisce autonomia e indipendenza. Palazzo Chigi sembra leggerli come refusi da correggere alla prossima ristampa.

Perché i ragazzi

Viene da chiedersi perché tanto accanimento proprio contro i giovani. La risposta sta nei numeri di marzo. Al referendum sulla giustizia il No ha vinto, e tra gli under 34 ha superato il sessanta per cento, nonostante agli studenti fuorisede fosse stato negato il voto. I ragazzi hanno salvato la Costituzione, e il governo non lo ha dimenticato. Ora le elezioni si avvicinano, e quel voto può fare di nuovo la differenza. Il fuoco contro il   “nemico” serve a questo. Bisogna criminalizzare chi scende in piazza, ghettizzarlo, punirlo, scoraggiarlo. Il sottosegretario Mantovano ha già fornito la diagnosi: erano drogati. Così non si parla più del perché i ragazzi protestano. La cosa più comoda è convincerli che partecipare non conviene, che la piazza porta solo guai, che la politica è affare dei grandi. Un giovane che resta a casa vota meno, e un giovane che vota meno è il sogno di ogni governo che ha paura dei giovani.

Eppure, i motivi per protestare non mancano, e il governo li conosce bene. Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso centocinquantamila giovani laureati, partiti verso il Nord o verso l’estero. In Italia ci sono poche decine di migliaia di posti letto pubblici per quasi novecentomila studenti fuorisede. Mense, libri, computer, affitti: il diritto allo studio esiste soprattutto nei bandi, dove migliaia di ragazzi scoprono di essere “idonei non beneficiari”. È la formula burocratica perfetta per dire: avresti diritto, ma non ti spetta. L’articolo 34 della Costituzione dice che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. E che la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio e altre provvidenze. La Repubblica, non la Questura. Il governo, però, ai ragazzi offre militari invece di mense, fermi preventivi invece di borse di studio, Daspo invece di studentati. A chi chiede un futuro risponde con un fascicolo.

Il giuramento

Diciamolo con la precisione che la materia richiede. L’alto tradimento in senso tecnico, quello dell’articolo 90, la Costituzione lo riserva al Capo dello Stato. Qui siamo di fronte a qualcosa di più subdolo e, a suo modo, più grave: un tradimento a rate. Un’infedeltà omeopatica al giuramento dell’articolo 93 e al dovere di “disciplina e onore “che l’articolo 54 impone a chi esercita funzioni pubbliche. Nessun colpo di Stato, nessun carro armato: basta una goccia al mese. Si restringe il diritto di riunione dell’articolo 17, si intimidisce la libertà di parola dell’articolo 21, si piega la presunzione d’innocenza dell’articolo 27 secondo convenienza, si delegittima l’indipendenza dei giudici. Ogni singola goccia è difendibile; l’insieme è un’altra Repubblica. Una democrazia non si misura dall’ordine che impone, ma dal conflitto che sa tollerare senza perdere le proprie garanzie. Questo governo ha scelto la strada opposta: tollerare tutto agli amici, niente agli avversari. Ma la sovranità, dice l’articolo 1, appartiene al popolo, anche a quello che ha vent’anni, studia, non arriva a fine mese e scende in piazza. A marzo quel popolo ha già dimostrato di saper leggere la Costituzione meglio di chi ci ha giurato sopra. Alle prossime elezioni potrebbe ricordarselo. E a quel punto il tempo del verbo sarà quello giusto: il passato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Già ordinario di Sociologia dell'Ambiente, ha insegnato all'Università di Palermo: Sociologia Urbana, Ecologia, Diritto dell’Ambiente, Sociologia delle Migrazioni. Nell'università Iulm di Milano: Politica del territorio e dell’ambiente, Ambiente e sviluppo sostenibile. Nel l'Università Kore di Enna è stato preside di facoltà e coordinatore di un dottorato di ricerca in ambiente e stili di vita. Coordinatore Nazionale di Movimento Ecologista. In ambito UNESCO ha redatto diversi dossier di candidatura e Piani di gestione è stato direttore della Fondazione Patrimonio UNESCO, ed è presidente del Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità - Agenda 2030. In Sicilia, fa parte del Comitato scientifico dell’Autorità di Bacino ed è stato presidente della Commissione Tecnica Specializzata per le valutazioni ambientali. È autore di oltre 200 pubblicazioni accademiche, è condirettore della rivista scientifica Culture della Sostenibilità e dirige la collana della FrancoAngeli: Benessere Ambiente e Salute.