Bertrand Russel costituì, insieme a Jean Paul Sartre, un Tribunale per accertare le violazioni del diritto internazionale nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi. Nel 1958 Russell divenne il primo presidente della Campagna per il Disarmo Nucleare, il neonato movimento che organizzò in quello stesso anno la prima delle grandi marce di protesta che partì da Trafalgar Square per giungere ad Aldermaston, sede di una fabbrica di armi atomiche. Settant’anni di pacifismo fatto di marce e manifestazioni. Fu candidato anche al Nobel per la pace, vinse invece quello per la letteratura. Ha detto di lui Noam Chomsky nel 1971: «Ha fatto conquiste creative per un secolo, non solo nel pensiero e nella ricerca, ma anche in un continuo ed indomito sforzo, volto a rendere il mondo più felice e meno crudele». Fu un grande “tombeur de femme” e Dora Black, la seconda delle quattro mogli, racconta che nella vita privata «agì con la spavalderia del giocatore d’azzardo e dell’avventuriero, e con l’arroganza dell’aristocratico… Che un simile uomo mietesse vittime nel suo cammino era inevitabile, ma che accettasse questa inevitabilità senza rimpianti era un tragico difetto». Piergiorgio Odifreddi gli ha dedicato il suo ultimo libro dal titolo “Cattivo maestro”

◆ L’articolo di ANNALISA ADAMO AYMONE

► Se c’è un momento in cui leggere o rileggere Bertrand Russell è proprio questo. Simbolo del pensiero libero e progressista del Novecento, Russell portò avanti le istanze pacifiste fino ad essere incarcerato per questo nel carcere di Brixton, all’età di novant’anni, per la seconda volta. Costituì il primo Tribunale Russell contro i crimini di guerra commessi in Vietman dagli Stati Uniti e, successivamente, insieme a Jean Paul Sartre, un Tribunale per accertare le violazioni del diritto internazionale nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi. Nel 1958 Russell divenne il primo presidente della Campagna per il Disarmo Nucleare, il neonato movimento che organizzò in quello stesso anno la prima delle grandi marce di protesta che partì da Trafalgar Square per giungere ad Aldermaston, sede di una fabbrica di armi atomiche. Fu in quell’occasione che il famoso simbolo della pace fu commissionato all’artista pacifista Gerald Holtom, tenuto a battesimo da Russell che lo adottò in tutte le successive manifestazioni a cui partecipò dandogli credibilità e quella visibilità. Settant’anni di pacifismo fatto di marce e manifestazioni, appelli e iniziative globali, malgrado le intimidazioni e i processi subiti. Vi fu anche la candidatura al nobel per la pace. Russell fondò addirittura la Beacon Hill School, una scuola sperimentale libertaria basata su libertà di frequenza, assenza di punizioni e autogoverno dei bambini, mirava a un’educazione democratica e senza tabù, che però chiuse nel 1943 per la guerra.
Un grande pensatore spesso definito “immorale”, a cui Pergiorgio Odifreddi ha dedicato il suo ultimo libro dal titolo “Cattivo maestro”, edito da Raffaello Cortina Editore. Dopo essersi diplomato geometra Odifreddi intraprese gli studi della matematica – anziché quelli di ingegneria (caldeggiati dal padre) – proprio in seguito alla lettura fortuita di un libro di Russell, ‘Introduzione alla filosofia matematica’, trovato usato su una bancarella. “Cattivo maestro” offre, attraverso l’intreccio degli aspetti biografici della vita di Russell con gli aspetti più salienti dei suoi scritti – per i quali ebbe il Nobel per la letteratura – l’opportunità di riflettere sul presente non solo agli specialisti, ai letterati e alle più alte leve della filosofia, ma a un numero estremamente più vasto di lettori. “Non è altro che un piccolo e consapevole omaggio di un discepolo al suo grande e ignaro maestro” dice Odifreddi parlando del suo libro che attraversa, in quasi un secolo di vita, la bibliografia più significativa e le azioni più ispiratrici di Russell con un unico preciso intento: onorarne gli insegnamenti e l’impegno senza però alcuna divinizzazione. Esattamente come il Maestro aveva sempre professato mettendo al bando idolatrie ed idoli. «Politicamente la famiglia Russell – spiega l’autore – era stata un ossimoro vivente. Da un lato, infatti, apparteneva ad un antico lignaggio nobiliare, risalente all’era dei Tudor; più precisamente, a John Russell (1485 – 1555), alto dignitario della corte di Enrico VIII, e primo Conte di Bedford. Dall’altro lato, molti membri della famiglia erano progressisti. Il nonno di Bertrand, per esempio, era favorevole al Risorgimento italiano: fu lui come ministro degli Esteri a dare il 27 ottobre 1860 l’appoggio del governo inglese a “un popolo che costruisce l’edificio delle proprie libertà e consolida l’opera della propria indipendenza, tra le simpatie e gli auguri dell’Europa”».

Vita privata, impegno civile politico, carriera universitaria e letteraria s’intrecciano ai fatti storici mettendo il lettore di fronte ad un vero e proprio monumento fatto di memorie e cronaca nel quale ci si sente calati pienamente, rimanendo avvinti dalle idee e dal racconto dei tratti più irriverenti e audaci di Bertrand Russell. Odifreddi non poteva scegliere un momento migliore per dare alle stampe questo preziosissimo lavoro di ricostruzione, che disvela non solo il contributo enorme alle grandi questioni del Novecento da parte Russell ma anche alcuni dei lati più oscuri di questo grande pensatore. Libertino al limite dell’immoralità come racconta Dora Black, la seconda delle quattro mogli che ebbe, nella vita privata «agì con la spavalderia del giocatore d’azzardo e dell’avventuriero, e con l’arroganza dell’aristocratico… Che un simile uomo mietesse vittime nel suo cammino era inevitabile, ma che accettasse questa inevitabilità senza rimpianti era un tragico difetto. Ho spesso meditato sulla freddezza e sul distacco che caratterizzavano le sue relazioni personali: evidentemente se uno distribuisce il proprio amore sull’intera razza umana, poi non gliene rimane molto da dispensare a casa propria».

Le conquiste filosofiche, logiche e creative di Russell segnarono la storia del Novecento ma anche il Novecento segnò profondamente Russell. Nella celebre opera “Conoscenza e libertà”, basata sulle due lezioni commemorative di Bertrand Russell tenute al Trinity College di Cambridge nel 1971, Noam Chomsky disse «Russell ha cambiato il corso del pensiero moderno con i suoi giganteschi contributi alla filosofia e alla logica. Ha fatto conquiste creative per un secolo, non solo nel pensiero e nella ricerca, ma anche in un continuo ed indomito sforzo, volto a rendere il mondo più felice e meno crudele. Non cercò solo di interpretarlo ma di cambiarlo. Russell ha dovuto affrontare la calunnia e la prigionia per la sua ferma opposizione alla Prima Guerra Mondiale. E il cammino che ha percorso è sempre stato irto di molestie, ironie e maldicenze, di vergognosa repressione e distorsione del suo pensiero, e di oltraggi perpetrati contro di lui dagli apologeti della criminale violenza dello Stato. Russell è stato compensato dal profondo rispetto di cui ha goduto da parte di molte persone per bene in tutto il mondo. È stato un maestro di molte generazioni per i problemi che ha posto, le cause che ha sostenuto, e le intuizioni che ha avuto. Ma anche per ciò che ha loro lasciato di incompiuto, con il compito di terminarlo». Con “Cattivo maestro” Odifreddi torna a ricordarcelo in tempi fortemente complicati e bellici, in cui dovremmo tutti batterci per finire l’incompiuto di Russell e continuare ad impegnarci per ridisegnare un mondo nuovo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
