La società a capitale interamente pubblico per la gestione dell’ingombrante eredità nucleare italiana ha deciso di comprare da Stellantis l’intero deposito con quel che resta del primo reattore di ricerca realizzato in Italia, costruito dalla Fiat e dalla Montecatini alla fine degli anni Cinquanta e dismesso negli anni Ottanta del secolo scorso. Il Deposito si trova a 700 metri dal corso del fiume Dora Baltea e a 1400 metri a monte dei pozzi del più esteso acquedotto del Piemonte, lo storico Acquedotto del Monferrato, che rifornisce più di cento Comuni. Il posto meno adatto per conservare in sicurezza le scorie radioattive, già finito sottacqua per l’alluvione di metà di ottobre del 2000. L’Osservatorio dei Cittadini sul Nucleare del Piemonte ha inviato alla Regione Piemonte una richiesta urgente di convocazione del Tavolo di Partecipazione e Trasparenza sul nucleare


◆ L’analisi di GIAN PIERO GODIO, Osservatorio dei Cittadini sul nucleare

Nel Bilancio di Esercizio 2024 del Gruppo Sogin, appena pubblicato è riportata la notizia di un “Accordo preliminare per acquisizione Deposito Avogadro S.p.A.”. Questa la citazione testuale: 

«Durante le interlocuzioni avute nel corso del 2024 si è valutata la convenienza reciproca tra Sogin e Deposito Avogadro del passaggio della intera legal entity e si è proseguita la negoziazione su tale presupposto.

A gennaio 2025 è stato sottoscritto l’accordo preliminare per l’acquisizione dal Gruppo Stellantis della società Deposito Avogadro s.p.a.;  il preliminare subordina la stipula dell’Accordo definitivo a valle della ricezione del parere conforme sulla intera operazione da parte del MASE ricevuto il 12 Maggio 2025 e degli esiti delle due Due diligence, una di carattere contabile patrimoniale e l’altra di carattere ambientale, entrambe sono in corso di finalizzazione alla data di redazione del presente documento.

Alla data del presente documento è in corso la verifica da parte del MEF ai sensi dell’art. 1 del Testo Unico società Pubbliche Partecipate (TUSPP D. Lgs. n. 175/2016)». [apri il link a pagina 167]

Il Deposito Avogadro

Il Deposito Avogadro di Saluggia (Vercelli) è una struttura privata la cui proprietà fa capo a Fiat-Stellantis. Inaugurato nel 1959, la struttura ospitava il primo reattore nucleare di ricerca realizzato in Italia, il reattore Avogadro RS-1 di Sorin (società nata nel 1956 con azionisti Fiat e Montecatini). Smantellato il reattore negli anni ’80, la struttura è stata trasformata in un deposito di materiali radioattivi. Sogin lo ha “preso in affitto” a caro prezzo, cioè ha commissionato la custodia di una parte dei propri materiali radioattivi alla Società che detiene l’Avogadro, anche se la collocazione di questo deposito non è certo la più sicura e la più razionale, trovandosi a 700 metri dal corso del fiume Dora Baltea e a 1400 metri a monte dei pozzi del più esteso acquedotto del Piemonte, lo storico Acquedotto del Monferrato, che rifornisce più di cento Comuni.

Prima Enel ha pagato a Fiat, e oggi Sogin paga a Stellantis, un affitto di alcuni milioni di euro all’anno per poter tenere, in questo luogo a totale rischio, elementi di combustibile irraggiati provenienti dalle centrali nucleari di Garigliano e di Trino. Oggi, se si volesse essere trasparenti e corretti, dovrebbe essere Sogin a farsi pagare da Fiat-Stellantis per entrare in possesso, svuotare bonificare e demolire il Deposito Avogadro. E Sogin dovrebbe farsi pagare anche dalla limitrofa Livanova per entrare in possesso dei depositi, delle celle, del bunker radioattivo ex Sorin per svuotarli, bonificarli e demolirli. Invece Sogin pensa di utilizzare il Deposito Avogadro per metterci le scorie radioattive oggi all’estero. Si veda https://italialibera.online/primo-piano/sogin-manda-nel-deposito-avogadro-di-saluggia-le-scorie-nucleari-ad-alta-radioattivita-oggi-allestero-il-ministro-piemontese-pichetto-fratin-lo-sa/ del 10 dicembre 2024.

L’Osservatorio dei cittadini sul nucleare ha chiesto ufficialmente a Sogin a febbraio 2025:

Domanda: «Si chiede un chiarimento su quanto previsto nella “Relazione sulla gestione del gruppo Sogin per l’esercizio 2023”, dove, a pagina 43, si prevede che i rifiuti radioattivi derivanti dalla attività di riprocessamento all’estero del combustibile nucleare irraggiato proveniente dalle centrali nucleari italiane dismesse ritorneranno in Italia per essere stoccati temporaneamente presso il sito del Deposito Avogadro opportunamente ristrutturato. Questi saranno poi conferiti al Deposito Nazionale al momento della sua disponibilità».

Risposta di Sogin a maggio 2025: «Sono attualmente allo studio diverse ipotesi per l’individuazione in Italia di un sito idoneo a garantire il rientro dall’estero di questi rifiuti e il relativo stoccaggio, in attesa del trasferimento al Deposito Nazionale una volta disponibile».

Quali altre fantomatiche ipotesi? Se per acquisire l’Avogadro si sono avute interlocuzioni per tutto il 2024 ed il 12 Maggio 2025 è arrivato il parere conforme dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase)? La decisione per Sogin sembrerebbe già presa nonostante sia la peggiore possibile.

Il Deposito Avogadro non è certo collocato in un luogo idoneo, anzi…

Il Piano Regolatore di Saluggia prevede esplicitamente «la completa denuclearizzazione del sito, la bonifica e la riqualificazione delle aree e l’eventuale riconversione ad uso industriale degli immobili o la loro demolizione».

L’acqua arriva nel Deposito Avogadro persino dai tombini

Dopo l’alluvione del 15 e 16 ottobre 2000, uno dei responsabili del Deposito Avogadro (allora di proprietà di Fiat Avio), alla trasmissione Report, “Radioattività di Stato – Aggiornamento del 19/11/2000” di Milena Gabanelli (https://www.raiplay.it/video/2011/03/Radioattivita-di-stato—Aggiornamento-del-19112000-fe5bc6a0-880a-43e2-b134-bf7c18185611.html) così si esprimeva:

«Ma da dove è arrivata [l’acqua] per entrare nei sotterranei, dai tombini?» chiede Milena Gabanelli

Franco Cannici, Responsabile Sperimentazione FiatAvio risponde: «Dai tombini, esatto. Quello che si chiama fontanazzi, sono proprio dei tombini nell’interrato e ci hanno messo fuori servizio delle pompe, dei motori elettrici».

I rapporti internazionali ufficiali dicono che l’Avogadro va svuotato al più presto

Nel Rapporto 2024/2025 del Governo italiano alla Convenzione congiunta sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e sulla sicurezza della gestione dei rifiuti radioattivi, redatto, per conto del Governo italiano, dall’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (Isin), tenendo conto dei contributi di Sogin, l’ente nazionale responsabile dell’attuazione del programma di gestione dei rifiuti e disattivazione, in coordinamento con altre Amministrazioni e Organizzazioni nazionali coinvolte, a pagina 106 si legge che il Deposito Avogadro

«a causa della sua vecchia progettazione, non è idoneo allo stoccaggio a lungo termine e la rimozione del combustibile nucleare rimane un punto fermo. Al momento non si hanno informazioni certe sui tempi di consegna del combustibile irradiato per il riprocessamento in Francia. Considerato lo stato di conservazione delle strutture e degli impianti del deposito Avogadro, nell’aprile 2022 Isinha chiesto a Sogin, in qualità di proprietaria del combustibile esaurito, di realizzare uno studio di fattibilità e un calendario per lo stoccaggio a secco del combustibile irradiato in appositi “cask” presenti nell’impianto di Avogadro. Nell’agosto 2022, Sogin ha presentato a Isin uno studio di fattibilità per lo stoccaggio a secco degli elementi di combustibile esaurito presenti nella piscina di Avogadro. Isin ha comunicato che i tempi di attuazione previsti nello studio di fattibilità per lo stoccaggio a secco non sono compatibili con la situazione attuale, che richiede risposte adeguate in tempi più brevi. Isin ha quindi chiesto a Sogin di elaborare un’ulteriore soluzione e resta in attesa di una proposta adeguata».

Conclusione

Se si va avanti così le scorie più pericolose finiranno a Saluggia nel luogo da tutti ritenuto più a rischio: altro che accordi internazionali per collocare all’estero le scorie radioattive a più alta radioattività. Altro che Deposito Geologico Europeo di profondità per collocarle a livello comunitario, e infatti, purtroppo, l’ente Erdo (European Repository Development Organization) che se ne dovrebbe occupare risulta ad oggi sostanzialmente inattivo. Per scongiurare questa ulteriore pazzia, l’Osservatorio dei Cittadini sul Nucleare del Piemonte ha inviato alla Regione Piemonte una richiesta urgente di convocazione del Tavolo di Partecipazione e Trasparenza sul nucleare.

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Già tecnico dell’Enea di Saluggia, presidente di Legambiente Piemonte ed autorevole esponente di Pro Natura. Memoria storica e attivista infaticabile del movimento antinucleare italiano, si batte da trent’anni per mettere in sicurezza le scorie radioattive sparse nel nostro Paese, ancora oggi ospitati in siti inidonei o a rischio per la sicurezza del territorio.