“Nutri-score” e “nutrinform-battery”: la dieta a colori dichiara guerra alla dieta mediterranea

Tenuta in scacco dalle lobby multinazionali, l’Europa ha progettato un sistema per orientare i consumatori: etichette colorate accattivanti sui prodotti alimentari, per classificarli in cibi buoni o cattivi, ignorando la loro composizione e le proprietà nutritive. Attraverso algoritmi celati al consumatore, l’olio extravergine d’oliva, il parmigiano reggiano o i salumi dovrebbero avere il bollino rosso o arancione, mentre forniscono elementi nutritivi fondamentali, se consumati nelle giuste quantità. La patria della dieta mediterranea saprà difendersi dalle stupidaggini e dalle lobby di Bruxelles?


 L’analisi di VITO AMENDOLARA / 

CONTINUANO SENZA SOSTA le operazioni poco trasparenti, se non torbide, tese a confondere (o meglio, aggredire) il cittadino nel gesto quotidiano compiuto con l’acquisto del cibo. Ora l’Europa intende apporre etichette colorate sui prodotti alimentari, il cosiddetto nutri-score, per orientare “meglio” i consumatori. Il tentativo − supportato non tanto segretamente dalle multinazionali dell’alimentare − è quello di classificare gli alimenti in categorie, attribuendogli simboli piuttosto accattivanti attraverso l’uso di colori e lettere; un sistema molto sommario e pericoloso, che emetterebbe di fatto un “verdetto”: definire qual è il cibo buono e quello cattivo, condizionando, per questa via, l’acquisto dei cittadini consumatori. Come insegna, però, il grande medico Paracelso, non esistono cibi buoni e cibi cattivi; è  questa una distinzione concettualmente sbagliata e diseducativa.

Il nutri-score esprime un giudizio basato su un algoritmo

L’etichetta nutri-score, in effetti, non fornisce informazioni sulla composizione del cibo; al massimo esprime un’opinione, un giudizio basato su un algoritmo celato al consumatore. In modo subdolo, l’etichetta assegna il colore rosso o arancione a prodotti come l’olio extra vergine d’oliva, il parmigiano reggiano, il prosciutto, i salumi in genere. Il consumatore è indotto, in tal modo, a non acquistarli (a prescindere dalla quantità che sarebbe giusto consumare), privandolo di fatto di proteine, vitamine e minerali, utilissimi per la crescita e la salute. 

Passa così in secondo piano la necessità di acquisire la consapevolezza utile a costruire un articolato “mosaico della salute” in cui l’insieme delle “tessere”, nell’esprimere la loro efficacia, procura il benessere fisico per una migliore qualità della vita. Ha ancora ragione il grande Totò: «è la somma che fa il totale»; e io aggiungo: non è il divieto degli “addendi”. Nei fatti, la costruzione di questo importante mosaico per la salute umana presuppone una scelta libera e consapevole della “dose” giusta e quotidiana di tutti i nutrienti, per imparare con intelligenza a nutrirsi piuttosto che ad alimentarsi, e anche per essere liberi dai condizionamenti del marketing.

Alcune regole di buonsenso vanno ri-scoperte. Ad esempio, quella che garantisce un cibo vario e attento alla stagionalità, quell’attenzione alla quantità di energia (porzioni) che deve essere adeguata, il piacere nel mangiare misto alla convivialità. Le ultime linee guida del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), insieme alle raccomandazioni delle maggiori organizzazioni internazionali sulla composizione della dieta ottimale, prevedono un consumo di grassi saturi intorno al 10% delle calorie giornaliere, grassi totali non superiori al 30%, proteine tra il 10/15% e carboidrati tra il 50/60%. Sono questi i criteri scientifici per una sana alimentazione, a dispetto dei “giudizi” espressi con i “colori”.

Il NutrInform Battery è l’alternativa al semaforo pensata dall’Italia

La decisione definitiva per l’applicazione dell’etichetta nutri-score è prevista per il prossimo anno e purtroppo la coalizione tra alcuni stati e le pressioni della lobby delle multinazionali non fanno sperare in un cambio di rotta, nonostante la Spagna si sia defilata dalla coalizione. Uno spiraglio è possibile trovarlo nell’iniziativa congiunta dei nostri tre ministeri, della Salute, dello Sviluppo economico e dell’Agricoltura: insieme hanno formulato l’ipotesi di un’etichetta alternativa con un nome suggestivo, nutrinform-battery, attraverso un approccio educativo e non proibitivo all’acquisto. Nell’etichetta, rappresentata con delle batterie, viene espressa sia la quantità di calorie e di nutrienti che si assumono consumando quel prodotto, sia l’incidenza di questi nutrienti sulla dieta quotidiana generale. 

L’obiettivo è di indurre il consumatore a diventare un soggetto “pensante”, non soltanto un acquirente che, per fretta o comodità, si lascia condizionare dall’etichetta, tanto più se allettante dal punto di vista cromatico. Un ennesimo e subdolo tentativo che colpisce il nostro paese, non solo sul piano economico e sull’immagine del made in Italy basato sulla dieta mediterranea; rischia di minare la libertà stessa del consumatore di poter scegliere ed esercitare il proprio diritto a nutrirsi con consapevolezza senza subire la “violenza” dei ”divieti a colori”.

A questo punto ci rimangono due sole possibilità di scelta, per migliorare la nostra qualità della vita: scaricare l’app del “cibo a colori” (che susciterebbe l’ilarità perfino del nostro cellulare), oppure imparare a costruire il nostro personale “mosaico della salute”. E, a tal proposito, ci viene in soccorso il principe di Marsillac, François de La Rochefoucauld: «mangiare è una necessità, mangiare con intelligenza è un’arte». © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana