Lezioni di bon ton per “Giorgia, donna, italiana” e …i conti aperti col fascismo

Gli “educatori” dei grandi (un tempo) giornali sono al lavoro per rendere presentabile Giorgia Meloni quale futuro leader di una destra di governo? Si accomodino pure. Lei non ha mai condannato o almeno criticato a fondo il fascismo che tante rovine e tanti lutti ha procurato all’Italia. Ha costantemente al suo  fianco Ignazio La Russa che è stato iper-fascista e che ricordiamo organizzatore del corteo in cui perse la vita l’agente Marino. Cosa pensa Meloni di Mussolini, della guerra mondiale, di quella civile provocata dalla nascita della Repubblica Sociale? Non basta cavarsela dicendo «io non ero ancora nata»


L’editoriale di VITTORIO EMILIANI / 

Giorgia Meloni: all’opera alla Camera, in posa da Bruno Vespa

IN QUESTI GIORNI abbiamo assistito sui “giornaloni” ad autentiche carezzevoli lezioni di bon ton dedicate a Giorgia Meloni. La quale in verità, pur non nascondendo mai le sue caratteristiche borgatare e limitando i propri interventi alla Camera e fuori a semplici slogan, è cresciuta e cresce nei sondaggi. Fino a mettere in seria difficoltà lo sbrigativo Salvini. Queste lezioni di stile – alla maniera di Lina Sotis di un tempo o a quella più lontana di Donna Letizia – a cosa preludono? Forse ad un ingresso morbido della ex borgatara al vertice di una nuova classe dirigente di centrodestra del Paese essendo il resto troppo frantumato? Le elezioni forse si avvicinano e comunque è bene dissodare per benino il terreno.

Milano, 12 aprile 1973, a terra l’agente Marino ucciso in un corteo neofascista

Giorgia Meloni non ha mai condannato o almeno criticato a fondo il fascismo che tante rovine e tanti lutti ha procurato all’Italia. Ha costantemente al suo fianco Ignazio La Russa che è stato iper-fascista e che ricordiamo parte attiva (o sbagliamo?) di quel corteo neo-fascista molto combattivo per il quale perse la vita l’agente Antonio Marino, 22 anni, investito da una scarica di schegge e dai «46 grammi circa di esplosivo» di una bomba a mano Srcm mod 35, della quale fu poi accusato e condannato Vittorio Loi, figlio del campione Duilio. Gli altri sono figure minori. In nulla paragonabili ai fondatori del Msi, Almirante, Romualdi, Valensise, ecc. coi quali ebbe a confrontarsi Gianfranco Fini nel suo tentativo di farne un partito giscardiano di destra, riuscito ma poi fallito per moglie, cognato e piccola casa a Montecarlo…

Cosa pensa Meloni di Mussolini, della guerra mondiale, di quella civile provocata dalla nascita della Repubblica Sociale, dell’alleanza nazi-fascista, di quanto di terribile avvenne a via Tasso, a Regina Coeli o al Ghetto? È vero che vi sono, a quanto risulta, non pochi romani ebrei che simpatizzano per lei e per i suoi comizi. Ma non si può avere tutto nella vita.
Comunque gli “educatori” dei grandi (un tempo) giornali sono al lavoro per rendere presentabile Giorgia Meloni quale futuro leader di una destra di governo? Si accomodino pure. Gli Italiani non sono ancora affogati, ci sembra, in tanta mediocre demagogia. O almeno lo speriamo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.