Nello scontro tra naturalisti e animalisti ripartono le bufale sull’isola di Montecristo 

L’sola di Montecristo nella luce a cavallo tra il giorno e la notte; sotto il titolo una berta minore in volo in cerca di cibo

Le coppie di berte minori nidificanti sull’isola dell’Arcipelago toscano non trovano più pesce abbondante nei nostri mari (per l’eccesso di pesca), e devono volare molto lontano, fino in Spagna, per catturare il pesce necessario ad alimentare i pulcini. In assenza della protezione dei genitori, i ricercatori scoprirono che le piccole berte venivano tutte uccise dai ratti con un morso alla gola. Un progetto Life della Commissione europea ha eradicato il predatore alieno evitando la scomparsa dall’isola dell’uccello simbolo del Parco. A finire sotto accusa sono ora quelli che lo hanno salvato dall’estinzione


L’analisi di FRANCESCO MEZZATESTA

SONO PASSATI NOVE anni da quando il Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano promosse l’operazione “salva uccelli marini” sull’isola di Montecristo. Eppure, nonostante il tempo trascorso, in questi giorni Giglio News, notiziario online dell’isola del Giglio, rilancia la notizia di un presunto avvelenamento di Montecristo ad opera del Parco nazionale. «Disastro ecologico», scomparsa della capra di Montecristo, fallimento, conflitti di interesse, ecc. sono alcune delle affermazioni riportate che tendono a dipingere l’operato del Parco come un danno ambientale. La verità, nonostante le interviste anche a persone antiparco, è per fortuna ben diversa. 

Il ratto nero che ha decimato fino a 700 pulcini di berte minori in un anno

Nel 2012 sull’isola la Berta Minore (Puffinus yelkouan), uccello marino in forte diminuzione nel Mediterraneo, aveva un tasso riproduttivo pari a zero e questo a causa di un predatore anomalo importato dall’uomo attraverso le imbarcazioni: il Ratto nero (Rattus rattus). Le coppie di Berte minori nidificanti a Montecristo, non trovando più pesce abbondante nei nostri mari (per l’over fishing), devono volare molto lontano, addirittura fino in Spagna, per catturare il pesce necessario ad alimentare i pulcini. In assenza della protezione dei  genitori i ricercatori scoprirono che le piccole berte venivano tutte uccise dai ratti con un morso alla gola, come documenta il video che potete guardare cliccando qui.

La differenza tra un ratto e una specie in estinzione esiste per scienziati e  naturalisti, ma non sempre la stessa cosa avviene per chi mette tutte le specie sullo stesso piano. Ad esempio zanzare e aquile da un punto di vista ecologico non sono la stessa cosa ma da un altro punto di vista, che potremmo definire  pseudo-religioso, godono entrambi degli stessi diritti. Così, per certi animalisti e per i politici che approfittano della loro ingenuità, i ratti importati dall’uomo sono sullo stesso piano di una specie a rischio. Non è così per gli Enti deputati alla conservazione della natura, e il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, in collaborazione con Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), Corpo forestale, ditta Nemo, mise in atto l’unica misura idonea a fermare la distruzione delle covate di Berta minore. L’uso di ratticidi (come del resto viene fatto attorno alle scuole per eliminare i ratti) era l’unica soluzione per salvare i pulcini di Berta. Ma in un’isola deserta si possono posizionare scatoline con il veleno muovendosi a piedi come viene fatto nei pressi degli asili? 

Sui versanti scoscesi di Montecristo le esche per i ratti sono state disseminate dall’elicottero

L’unico mezzo idoneo per distribuire le esche in ambienti molto scoscesi era l’elicottero. Il risultato straordinario arrivò portando alla scomparsa del ratto alieno senza danneggiareanfibi, come il Discoglosso sardo (Discoglossus sardus), né le capre di Montecristo, e salvando la Berta minore (i cui giovani nati ora si possono vedere volare in gran numero nel mare del Parco nazionale) ragione per la quale la Ue inviò una importante lettera di plauso al Parco. Addirittura, con la presentazione “Montecristo gets rid of invasive alien rats” il progetto Life venne a suo tempo qualificato come finalista al premio “EC Natura 2000 Award”. Ma, nonostante il valore dell’intervento fosse apprezzato a livello internazionale, vennero sporte denunce contro lo spargimento di esche tramite elicottero e il colpevole divenne chi aveva salvato le Berte minori dall’estinzione. Nel mondo capovolto le azioni utili alla tutela della natura sono dipinte come iniziative dannose.  

È bene sapere che i progetti Life vengono accettati dalla Commissione Europea solo dopo una scrupolosa disamina di scopi, metodi e risultati attesi; e se un progetto passa il vaglio (e non è facile), è perché l’organo finanziatore lo ha valutato meritevole. I detrattori del Parco si spingono forse a mettere in discussione il sistema di conservazione dei siti Natura 2000? Anche per quanto riguarda i risultati conseguiti, gli organismi comunitari controllano se un progetto ha raggiunto gli scopi e se i costi economici e ambientali (sulle altre specie) sono stati quelli preventivati. Le azioni tecnicamente condivise sono tracciate durante tutto il loro percorso e scrupolosamente valutate al loro termine. Chiunque può non essere d’accordo su questa modalità promossa dalla Ue che si chiama metodo scientifico. Alimentando chiacchiere da bar si spargono invece fumogeni e si danneggiano le azioni meritorie a tutela della biodiversità svolte dai Parchi nazionali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Medico e naturalista, nel 1970 iniziò a promuovere la crescita della Lipu di cui è considerato il “padre fondatore adottivo” occupandosene per oltre vent’anni. Nel periodo in cui il movimento ambientalista italiano era agli albori, creò il “Centro recupero rapaci” di Parma, un particolare “ospedale per uccelli rapaci feriti”, il primo in Italia. Per il suo impegno di “ambientalista storico “ ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi tra cui l’”Airone d’oro” (1986) e l’”European Award for the Environment” (1987) ricevuto a Londra dal Principe Carlo. Nel 1991 è stato nominato dal ministro dell’Ambiente presidente della Commissione per la conservazione della natura. Divulgatore naturalista scrive articoli su temi legati alla tutela ambientale e ha pubblicato diversi libri relativi alla conoscenza della biodiversità e in particolare al riconoscimento degli uccelli e al comportamento dei cani. Oggi concentra la propria attività sulla difesa di rondini e rondoni.