Documenti depositati negli Stati Uniti mostrano che il governo israeliano finanzia una campagna destinata a orientare il modo in cui i sistemi di IA rappresentano Israele, Gaza e l’alleanza con Washington. Una nostra controverifica condotta su ChatGPT mostra quanto il problema possa essere più profondo: non occorre controllare direttamente un algoritmo, basta condizionare l’ecosistema delle fonti che esso considera autorevoli. Secondo il Quincy Institute, Israele avrebbe speso oltre un miliardo di dollari in diplomazia pubblica dal 2023 e più di cento milioni di dollari in attività negli Stati Uniti. A proposito di un articolo di Lavinia Marchetti (“L’educazione sionista delle AI”), gli esiti della nostra controprova ve la raccontiamo di seguito. Ed è anche più grave di quanto appaia: «Non siamo davanti a un fantomatico algoritmo “sionista”. Siamo davanti a un problema assai più serio: l’intelligenza artificiale dipende da un ambiente informativo che può essere industrialmente colonizzato da chi dispone di denaro, organizzazione e potere politico sufficienti». Israele appare oggi fra i primi Stati ad aver trasformato questa vulnerabilità in una strategia esplicita. Altri governi, potenze economiche e gruppi di interesse seguiranno
◆ L’analisi di FERNANDO PETRIVELLI
► In un articolo dal titolo L’educazione sionista delle AI, postato su Substack da Lavinia Marchetti (https://substack.com/home/post/p-210571842) il 10 agosto, c’è un passaggio che dovrebbe essere letto con molta attenzione. Non perché dimostri che una qualche centrale israeliana abbia preso il controllo delle intelligenze artificiali occidentali, ma perché descrive qualcosa di assai più concreto e, forse, più pericoloso: il tentativo deliberato di “avvelenare” la base documentale dentro la quale le macchine vanno a cercare le loro risposte. Non è un’ipotesi complottistica. È scritto nei contratti. Clock Tower X, società riconducibile a Brad Parscale, già campaign manager di Donald Trump, opera attraverso Havas Media Germany nell’ambito di una campagna commissionata dallo Stato di Israele. I documenti depositati presso il Dipartimento di Giustizia statunitense ai sensi del Foreign Agents Registration Act (Fara) [nota 1 a fondo pagina] attestano che l’attività è svolta a supporto dell’incarico conferito a Havas dallo State of Israel (https://efile.fara.gov/docs/7649-Exhibit-AB-20251226-3.pdf)
Ma è soprattutto l’allegato operativo del contratto a togliere ogni possibile equivoco. Il programma prevede campagne SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca) mensili per aumentare «visibility and ranking of relevant narratives», almeno venti nuove pagine al mese sulle parole-chiave considerate prioritarie e, testualmente, il “deployment of websites and content to deliver GPT framing results on GPT conversations”: siti e contenuti concepiti per produrre un determinato framing nelle conversazioni dei sistemi GPT. Lo stesso documento stabilisce almeno 50 milioni di impression mensili e destina almeno l’80 per cento dei contenuti alla Generazione Z. Non stiamo quindi discutendo della fisiologica attività di comunicazione di un governo. Stiamo parlando di una strategia che individua le intelligenze artificiali come bersaglio dell’influenza politica.
La propaganda che si traveste da bibliografia
La differenza rispetto alla propaganda tradizionale è decisiva. Il meccanismo utilizzato dalla hasbara governativa israeliana [attività di pubbliche relazioni e comunicazione messe in atto dallo Stato di Israele e dai suoi sostenitori per promuovere la propria immagine, spiegare le proprie politiche e difendersi dalle critiche internazionali] descritto da Marchetti è molto più sofisticato. Si costruiscono siti dai nomi apparentemente neutri — Allyvia, FactSignal, Paxpoint, Justorium, CompassionPulse, Innovascope e altri — ciascuno dedicato a uno specifico profilo narrativo: l’utilità dell’alleanza militare Usa-Israele, la legalità delle operazioni israeliane, la contestazione delle accuse di genocidio, l’affidabilità delle immagini provenienti da Gaza, la cooperazione tecnologica, il commercio.
La pluralità è apparente. Dieci domini possono diventare dieci “fonti” per una macchina pur risalendo, politicamente e finanziariamente, allo stesso committente. È precisamente ciò che rende il meccanismo pericoloso in quanto altamente distorsivo. L’utente vede una bibliografia. L’algoritmo vede molte pagine semanticamente pertinenti. Ma dietro quella molteplicità può esserci un’unica operazione di influenza. L’inchiesta di Drop Site News [nota 2] (Drop Site News) ha sottoposto il meccanismo a una prova concreta. Alla domanda se gli Stati Uniti avrebbero tratto beneficio da una maggiore cooperazione militare con Israele, Perplexity ha risposto affermativamente indicando fra le fonti principali Allyvia.org, sito creato dalla rete Clock Tower X. Copilot ha utilizzato a sua volta siti della stessa rete in altre interrogazioni. Ancora più importante è la penetrazione delle pagine nel circuito dei dati. Drop Site News ha rilevato 912 acquisizioni dei dieci siti Clock Tower X da parte di Common Crawl tra gennaio e giugno 2026.
È necessario essere rigorosi: essere presenti in Common Crawl [nota 3] aumenta sensibilmente la possibilità che quei contenuti entrino nei grandi bacini dai quali vengono costruiti dataset futuri di addestramento dei sistemi di AI; e soprattutto quei siti possono essere recuperati in tempo reale dai sistemi di AI che integrano ricerca web e generazione (praticamente tutti). La vulnerabilità tecnica, del resto, è nota. Israele non ha inventato questa vulnerabilità. Sta però documentatamente tentando di sfruttarla sul terreno politico.
La domanda fatta a ChatGPT e le risposte ricevute
È qui che la vicenda assume un significato ulteriore. Abbiamo sottoposto a ChatGPT praticamente la stessa domanda utilizzata nell’esperimento: «Gli Stati Uniti trarrebbero beneficio da una maggiore cooperazione militare con Israele?». La prima risposta è stata sostanzialmente affermativa. Venivano valorizzati intelligence, difesa antimissile, ricerca tecnologica, interoperabilità e ripartizione degli oneri. Le fonti appartenevano in larga misura all’ecosistema strategico statunitense: Dipartimento della Difesa, Dipartimento di Stato e Rand Corporation (think tank statunitense, il cui nome deriva dalla contrazione di research and development. Fondata nel 1946 con il sostegno finanziario del Dipartimento della Difesa statunitense, impiega più di 1500 ricercator. Dal 1992 è attiva in Europa attraverso la controllata Rand Europe]. Alla domanda successiva — se tra le fonti vi fossero soggetti direttamente o indirettamente riconducibili al governo israeliano — la prima risposta è stata negativa: nessuna fonte governativa israeliana era stata utilizzata. Soltanto dopo una richiesta più penetrante sulla presenza di entità, finanziatori o organizzazioni appartenenti all’ecosistema pro-Israele è emerso che Rand dispone di un Israel Program e di una Israel Policy Chair, creata grazie a un milione di dollari proveniente dalla Rosalinde and Arthur Gilbert Foundation e dalla Diane and Guilford Glazer Foundation. La stessa Rand riferisce che la Glazer Foundation persegue, fra i propri obiettivi, la prosperità e la sicurezza di Israele e che la fondazione e la famiglia Glazer hanno finanziato Rand per oltre tre milioni di dollari, soprattutto per attività riguardanti Israele. La Gilbert Foundation, a sua volta, indica pubblicamente fra i beneficiari dei propri programmi dedicati a Israele sia Rand sia Aipac. (Fondazione Gilbert)
Ed è questo il problema che conta: la genealogia politica e finanziaria delle fonti può restare invisibile all’utente e perfino alla prima verifica dell’AI. Quando l’analisi è stata ripetuta da Chat GPT, applicando il filtro molto più severo imposto dalla domanda sulla presenza, tra le fonti consultate, di entità, finanziatori o organizzazioni appartenenti all’ecosistema pro-Israele il risultato è cambiato sensibilmente. Non emergeva più una prova convincente che una maggiore cooperazione militare con Israele producesse un beneficio strategico netto per gli Stati Uniti; emergevano invece alcuni vantaggi tecnologici circoscritti accompagnati da costi fiscali, consumo di risorse militari, rischio di escalation e perdita di autonomia strategica. Una verifica ancora più restrittiva ha infine concluso che la versione forte della tesi sintetizzata nella prima risposta di Chat GPT «Israele è un asset strategico indispensabile per gli Stati Uniti» non risultava dimostrata dalle fonti indipendenti esaminate.
Questo esperimento non autorizza a dire che «Israele aveva manipolato ChatGPT». Dimostra però qualcosa di molto più subdolo e più grave: un’AI può assumere come punto di partenza una rappresentazione politica sedimentata nell’ecosistema delle fonti e modificarla sostanzialmente quando viene costretta a interrogarsi sulla provenienza, sui finanziamenti e sui conflitti di interesse di quelle stesse fonti. Ed è esattamente il terreno sul quale opera una strategia di source poisoning, avvelenamento dei dati. È sufficiente che grandi quantità di denaro finanzino la produzione continua di ricerche, commenti, articoli, campagne, fact sheet, siti apparentemente indipendenti e messaggi orientati nella stessa direzione. Una macchina che misura l’autorevolezza anche attraverso presenza, ricorrenza, strutturazione e citabilità può finire per scambiare una concentrazione di potere comunicativo per una pluralità di consenso. La propaganda del XXI secolo non deve necessariamente inventare ogni fatto. Le basta selezionare quelli convenienti, cancellare le connessioni scomode, moltiplicare le fonti che ripetono la stessa cornice e presentare il tutto con il linguaggio impersonale della documentazione. Come osserva Marchetti, una fonte propagandistica può contenere molti dati veri e restare profondamente ingannevole proprio per ciò che esclude e per la proporzione che assegna ai fatti.
Gaza: perché la guerra sulle fonti è diventata decisiva
Non è difficile comprendere perché questa gigantesca macchina comunicativa sia cresciuta proprio ora. Nel 2026 il deterioramento dell’immagine israeliana negli Stati Uniti è diventato strutturale. Secondo Pew Research Center, sei americani su dieci esprimono ormai un giudizio sfavorevole su Israele; nel sondaggio di maggio il 62% giudicava sfavorevolmente il governo israeliano. Fra gli americani sotto i trent’anni appena il 18% dichiarava una valutazione favorevole del governo di Israele. (Pew Research Center). Non sorprende allora che il contratto Clock Tower X destini l’80 per cento dei materiali alla Generazione Z. E non sorprende che la battaglia riguardi soprattutto Gaza. La Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità (Corte Penale Internazionale). La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso nel settembre 2025 che Israele ha commesso genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza e nel giugno 2026 ha affermato che le autorità e le forze di sicurezza israeliane continuano a commettere genocidio e altri crimini atroci (https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/06/israel-continues-commit-genocide-and-other-atrocity-crimes-deliberately). Il procedimento promosso dal Sudafrica dinanzi alla Corte internazionale di Giustizia è pendente in attesa della decisione sul merito della responsabilità statale israeliana per genocidio. (Corte Internazionale di Giustizia).
È precisamente su questo terreno che siti della rete Clock Tower X cercano di accreditare la legalità della condotta militare israeliana, contestare le prove della fame, screditare giornalisti palestinesi e presentare come manipolate immagini provenienti dalla Striscia. Drop Site ha documentato anche il sito Feeding You Fiction, dedicato proprio a sostenere che immagini e racconti della sofferenza di Gaza sarebbero fabbricati. (Drop Site News). Qui l’“avvelenamento” delle fonti cessa di essere un problema tecnico per specialisti dell’intelligenza artificiale. Diventa una questione democratica. Perché se domani milioni di cittadini chiederanno a una macchina «Israele ha commesso crimini di guerra?», «a Gaza esiste davvero una carestia?», «l’alleanza con Israele conviene agli Stati Uniti?», la battaglia politica potrebbe essere stata combattuta (e vinta) prima ancora che la domanda venga formulata, decidendo quali documenti l’algoritmo troverà, quali considererà autorevoli e quante volte incontrerà la medesima tesi sotto nomi differenti.
Il nuovo monopolio della realtà
Come si legge nell’articolo di Marchetti, il Quincy Institute [nota 4]ha definito questa offensiva l’“ottavo fronte”. Secondo la sua ricostruzione, Israele avrebbe speso oltre un miliardo di dollari in diplomazia pubblica dal 2023 e più di cento milioni di dollari in attività negli Stati Uniti sottoposte a registrazione Fara. Clock Tower X rappresenta soltanto una parte di questa infrastruttura. (quincyinst.org). Vi sono inoltre inchieste israeliane che descrivono attività dell’Idf (le forze armate israeliane) rivolte esplicitamente alla gestione della “coscienza pubblica”, campagne mediatiche non immediatamente riconoscibili come militari e tecniche di manipolazione del discorso pubblico (+972 Magazine). Non siamo davanti a un fantomatico algoritmo «sionista». Siamo davanti a un problema assai più serio: l’intelligenza artificiale dipende da un ambiente informativo che può essere industrialmente colonizzato da chi dispone di denaro, organizzazione e potere politico sufficienti. Israele appare oggi fra i primi Stati ad aver trasformato questa vulnerabilità in una strategia esplicita. Altri governi, potenze economiche e gruppi di interesse seguiranno.
Per questo non basta chiedere alle AI di «citare le fonti». Bisogna pretendere che sappiano ricostruirne la proprietà, il finanziamento, il committente, le relazioni societarie e politiche; che dieci siti appartenenti alla stessa campagna vengano riconosciuti come una sola fonte, non come dieci conferme indipendenti; che un contenuto finanziato da un governo straniero sia immediatamente segnalato come tale; che sulle accuse di crimini internazionali abbiano priorità gli atti delle corti, delle Nazioni Unite e le fonti primarie rispetto alle piattaforme costruite dai soggetti sottoposti ad accusa. La posta in gioco va ben oltre Israele e Palestina. Per la prima volta nella storia, una parte crescente dell’umanità non consulta direttamente giornali, libri e documenti: chiede a una macchina di scegliere quali pezzi della realtà debbano essere letti al suo posto. Chi riesce a inquinare quel passaggio non manipola soltanto una notizia, avvelena le fonti di conoscenza e di informazione alle quali fasce sempre più ampie di popolazione mondiale si rivolgono per avere risposte alle proprie domande su qualsiasi argomento. Chi riesce ad “avvelenare” quelle fonti può “scrivere” la bibliografia del futuro a proprio uso e convenienza e rappresenta un pericolo mortale per la convivenza pacifica fra i popoli e per l’intero genere umano.
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Note
(1) Fara: Foreign Agents Registration Act, cioè «legge sulla registrazione degli agenti di soggetti stranieri». È una legge federale statunitense del 1938. Impone a determinate persone e organizzazioni che operano negli Stati Uniti per conto, sotto la direzione o il controllo di un soggetto straniero di registrarsi presso il Dipartimento di Giustizia e dichiarare pubblicamente: chi rappresentano; quali attività politiche, comunicative o di lobbying svolgono; quali somme ricevono e spendono; quali materiali informativi diffondono.
(2) Drop Site News è una testata giornalistica investigativa statunitense indipendente e senza scopo di lucro, fondata nel luglio 2024 dai giornalisti Jeremy Scahill e Ryan Grim, entrambi provenienti da The Intercept
(3) Common Crawl è un’organizzazione non profit statunitense che, dal 2008, esegue periodicamente una scansione automatizzata del Web (web crawling) e mette gratuitamente a disposizione enormi archivi delle pagine raccolte.
(4) Quincy Institute for Responsible Statecraft è un centro studi statunitense sulla politica estera, fondato nel 2019 e con sede a Washington. Prende il nome dal presidente John Quincy Adams, contrario al coinvolgimento degli Stati Uniti in guerre non necessarie.
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