1 / Italia in cenere. Ce lo chiese l’Europa? La catastrofe annunciata della riforma Madia

La gestione dei Canadair pubblici è affidata a società private con costi tripli [credit Alfredo La Marca]

Dall’inizio dell’anno 158 mila ettari di territorio sono andati in fumo, quanto Roma, Napoli e Milano messe insieme. Un record europeo. Con la soppressione del Corpo forestale dello Stato, dal 2017 bruciano in media 12 ettari in più di bosco per ogni incendio. Dei 36 elicotteri della Forestale, 18 sono passati ai Carabinieri e 18 ai Vigili del fuoco ma oggi, per gli incendi, ne vengono schierati soltanto tre, e dilagano gli appalti privati per la gestione dei Canadair: la gran parte affidati a Babcock Italia, corporation quotata al London stock exchange. Con costi stratosferici: 15 mila euro l’ora contro i 4/5 mila dei costi di mercato. Sette mila forestali dispersi in compiti burocratici. Distrutta la rete capillare dei 1100 Comandi di stazione che garantivano velocità di intervento sul territorio. Evaporato il risparmio promesso dalla spending review: dovevano essere 100 milioni, non arrivano a 30. Con la riforma Cartabia evaporeranno anche le pene per i roghi


L’inchiesta di LILLI MANDARA

COME CENTOCINQUAMILA campi di calcio. Oppure come Roma, Napoli e Milano messe insieme: dall’inizio dell’anno sono bruciati 158 mila ettari di territorio, sono morte sei persone, migliaia di capi di bestiame, arsi vivi mille cani da catena e chissà quanti animali selvatici scomparsi per sempre. Un record per l’Italia che conquista il primato europeo dell’inferno e che supera tristemente, drammaticamente, il record storico del 2017 quando i roghi distrussero 141 mila ettari di territorio. Il 2017, il primo anno senza il Corpo Forestale dello Stato, il primo anno di sperimentazione della riforma Madia. È cambiato tanto da allora, è cambiato tutto. 

Gli incendi sull’Aspromonte visti dal satellite: sono durati undici giorni consecutivi

«Sicuramente gli incendi c’erano prima e ci sono ora. Ma da allora a oggi bruciano in media 12 ettari in più di bosco in ogni incendio», dice Alessandro Cerofolini, ex Forestale attualmente al lavoro alla Direzione generale foreste. Prevenzione, tempestività, conoscenza del territorio sono andate in fumo in quell’anno insieme al Cfs, consegnando alle fiamme ettari ed ettari di boschi. E non basta. La legge Madia approvata dal governo Renzi non solo ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato fondato nel 1822, indispensabile per la prevenzione e la lotta agli incendi, sacrificandolo sull’altare di una fantomatica spending review. Ha mandato ai bagni la sicurezza dei parchi, dei boschi, di chi ci vive, dell’Italia intera. 

«Ce lo chiede l’Europa», ripetevano ministro e premier in quelle convulse giornate, ma degli annunciati 100 milioni di risparmio in tre anni alla fine sono stati accantonati a malapena 30 milioni di euro. Senza considerare le spese enormi e spesso ingiustificate che hanno trasformato la cancellazione del Corpo Forestale in un incredibile business, spese che nel bilancio di attivi e passivi non sono state mai inserite. Per esempio i Canadair, le convenzioni con le società di elicotteri o il restyling delle divise e delle scritte su divise, elicotteri, automezzi, livree.

No, non ne valeva la pena. «Nella lotta agli incendi prevenzione, conoscenza del territorio, tempestività degli interventi è tutto», aggiunge Cerofolini. Si è trattato di una «brutale e non democratica cancellazione della storia del Corpo Forestale», ha rilanciato giorni fa Silvano Landi, ex comandante del primo reparto piloti incendi boschivi in una risposta all’ex ministra renziana Teresa Bellanova, ora viceministro alle Infrastrutture, «un provvedimento sciagurato che ha fatto transitare nell’Arma dei carabinieri, della Polizia, dei Vigili del fuoco, della Guardia di Finanza e al ministero delle Politiche agricole la gran parte di donne e uomini del Cfs contro la loro volontà con mansioni completamente diverse».

L’intervento antincendio boschivo viene pagato con gli straordinari al costo di 120 euro al giorno

La maggior parte di loro oggi viene sottoutilizzata: esperti di incendi dirottati agli uffici protocollo, altri a braccia conserte tutto il giorno, abbandonati, snobbati, demotivati. A volte perseguiti e condannati per un post su Facebook. Aspettano, in tremila, l’esito del ricorso al Comitato europeo dei diritti sociali dopo che la Consulta ha decretato la legittimità costituzionale della riforma Madia. Su 7.782 unità, quasi l’intero organico (il 92 per cento) è confluito nei Carabinieri mentre il 5 per cento, in totale 390 persone, sono state trasferite nei Vigili del fuoco cui è stata affidata l’attività antincendio, che sono diventate però 240 in seguito a congedi, dimissioni e contenziosi. Poche, pochissime, come sottolineato anche dalla Corte dei Conti: «È probabile, se non provato, che la iniziale stima di 390 unità da dedicare alle funzioni di antincendio boschivo sia stata errata per difetto». Figuriamoci 240. Caute ammissioni, nonostante il procuratore incaricato della raccolta dati sia un ex ufficiale superiore dei Carabinieri, non proprio una figura terza.

E i mezzi, la distribuzione dei mezzi tra i vari corpi ha dato il colpo mortale all’attività antincendio. Intanto i Comandi stazione: erano 1100 distribuiti capillarmente e avevano il vantaggio di rappresentare una linea di comando snella, veloce, immediata. Adesso, invece, le autobotti dei Vigili del fuoco, molto più grandi e pesanti, non solo arrivano da decine di chilometri di distanza, sprecando tempo prezioso, ma non riescono a penetrare nei boschi attraverso i sentieri che prima venivano regolarmente battuti dagli agenti della Forestale con mezzi piccoli e molto più agili. Dei 36 elicotteri, 18 sono passati ai Carabinieri e 18 ai Vigili del fuoco ma oggi, per gli incendi, ne vengono schierati soltanto tre. 

Con i devastanti incendi di questa estate l’Italia ha conquistato il drammatico record europeo per il 2021

E a quel punto si è privatizzato quasi tutto: la gestione della flotta dei Canadair appartenente allo Stato italiano è stata affidata a società private, tra le quali primeggia la Babcock Italia (ex Inaer, corporation quotata al London stock exchange) a costi stratosferici: circa 15 mila euro l’ora, quando i costi di mercato si aggirano intorno ai 4/5 mila. E, guarda un po’, prima le attività antincendio duravano molto meno mentre adesso, tra tempi di arrivo sull’obiettivo e interventi sulle fiamme, molto di più, con lievitazione dei costi e danni irreparabili per il territorio. E non c’entra solo il fatto che molti lanci vanno a vuoto, visto che a terra non ci sono più i Forestali a indirizzare le attività di spegnimento e a coordinare l’attività degli elicotteri, ma anche gli incassi: più voli, più guadagni. L’incendio che ha distrutto i giganti di Acatti, i pini del territorio di San Luca in Aspromonte, ricorda “L’Espresso”, è durato 11 giorni. In Sardegna sono bastate 48 ore per bruciare 20 mila ettari di macchia mediterranea, uliveti e pascoli. 

Una riforma da cancellare al più presto. Gli incendi continuano a portarsi via porzioni di territorio vergine anche a causa dello spacchettamento delle competenze, che prima erano gestite da un unico apparato. Prima della riforma il Corpo Forestale era dotato di un centro operativo aereo con personale altamente specializzato nella lotta al fuoco e 35 mezzi aerei schierati in alcune basi nelle zone ad alto rischio incendio. Mentre ora la metà di quella flotta giace inutilizzata negli hangar dei Carabinieri che non possono utilizzarli per le attività antiincendio. 

Gli incendi in Sardegna visti dal satellite: 20 mila ettari bruciati in 48 ore

Insomma, i Vigili del fuoco non bastano, non hanno le competenze giuste, neanche la formazione adatta. «Perchè le fiamme non sono tutte uguali — racconta un ex Forestale che non può comparire, per evitare ritorsioni sul posto di lavoro — e ha innumerevoli varianti. I Vigili arrivano e devono mettere in salvo cose, persone, animali ma gli incendi boschivi non si frenano così: occorre l’intervento di terra, occorrono le pale e i badili per deviare il corso delle fiamme. Va bene raffreddare la temperatura con i Canadair ma poi occorre muoversi nella vegetazione, tra gli alberi, in mezzo ai boschi e, aspetto importantissimo, bisogna conoscere il vento e capire dove arriveranno le fiamme».

Una situazione gravissima, che esige interventi immediati e non i soliti palliativi, ribadiscono alla Ferfa. Dice Paolo Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale: «La responsabilità di questo immane disastro risale al governo Renzi del 2017 e alla sua ministra Madia, che hanno soppresso il Corpo forestale dello Stato trasferendo soltanto ai vigili del fuoco l’onere dello spegnimento degli incendi, peraltro senza nulla prevedere per la loro prevenzione».

Nel frattempo, appalti a gogo. «La gestione della flotta di canadair appartenente allo Stato italiano è stata data, con bandi di appalto di dubbio svolgimento, a società private — continua Maddalena —. A ciò è da aggiungere che è assolutamente illecito affidare una tanto delicata funzione pubblica a dei privati, che potrebbero anche essere in conflitto d’interesse con gli autori degli incendi. Ed è da aggiungere, per somma disgrazia, che i disastri ambientali, ad opera della riforma della giustizia Cartabia, diventeranno praticamente non più perseguibili, in quanto non rientrano tra i reati il cui regime è sottratto a quello della improcedibilità dell’azione dopo il decorso di un breve lasso di tempo».

In quattro anni siamo tornati indietro di mezzo secolo e gli effetti sono una catastrofe annunciata. Eppure, il governo dei migliori non torna indietro. E continua a sperperare milioni di euro nel tentativo, inutile, di metterci una pezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.